Napoli, galoppini a caccia di voti nei negozi e nelle scuole: «Dacci nome e indirizzo»

Giovedì 23 Settembre 2021 di Valentino Di Giacomo
Napoli, galoppini a caccia di voti nei negozi e nelle scuole: «Dacci nome e indirizzo»

«Questo è il candidato da votare. Mi dà anche il suo nome, cognome e indirizzo di casa?». È la strategia dei galoppini 2.0 per le prossime elezioni comunali: avvicinano il potenziale elettore, consegnano il “santino” con il candidato segnalato da votare, ma poi richiedono al proprio interlocutore anche i dati anagrafici e il luogo di residenza. Cosa ci faranno con quegli indirizzi diventerà molto probabilmente materiale per un’indagine dal momento che le forze dell’ordine stanno attentamente monitorando da qualche settimana il fenomeno per capire cosa si celi dietro questa anomala pratica. Negozi e bar sono il terreno di caccia all’elettore da accalappiare, ma a scatenare un vespaio di polemiche è che i nuovi galoppini sono riusciti ad entrare pure in alcuni istituti scolastici del Napoletano andando a fare campagna elettorale direttamente nelle scuole e chiedendo persino ad alcuni docenti il voto per il proprio candidato e poi l’indirizzo di casa. «Già è anomalo che persone esterne al personale scolastico – hanno fatto notare alcuni insegnanti - entrino negli istituti, ma è ancor più incredibile che questo avvenga durante una pandemia con regole ancor più rigide e stringenti sugli accessi». Proprio da questi anomali ingressi in alcuni plessi scolastici sono giunte segnalazioni, alcune molto dettagliate, alla polizia che ora – anche con l’ausilio di agenti in borghese – si è messa sulle tracce di questi strani personaggi per comprendere quale sia la strategia sottesa dietro queste richieste sui generis. 


I nuovi galoppini battono ogni punto della città, vestiti di tutto punto, anche le donne si presentano in eleganti tailleur. Alcuni sono stati avvistati nel quartiere Vicaria. Nelle tasche i “santini” dei candidati al Consiglio comunale e di quelli delle Municipalità, tra le mani un blocchetto e una penna per registrare i dati raccolti durante la caccia. Ogni singolo galoppino, sono diversi quelli individuati, batte una determinata zona senza sovrapporsi con gli altri. Un metodo scientifico utilizzato probabilmente per poi dimostrare in un secondo momento se il lavoro svolto ha portato dei frutti.

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Ognuno batte una zona, ognuno batte un seggio. Individuano “la preda”, poi la avvicinano con modi gentili. L’interlocutore può pensare si tratti soltanto di un normale passaparola elettorale, poi però l’anomala richiesta di profilazione. Perché in effetti altro non è che una vera e propria tecnica di profilazione del potenziale elettore che, probabilmente, sarà utile ai galoppini 2.0 in fase di scrutinio delle schede il giorno delle elezioni. Con questa prassi i “cerca-voti” non pubblicizzano infatti i candidati a sindaco – che probabilmente sono completamente all’oscuro di questo nuovo fenomeno – ma quel sottobosco di nomi che forma la pletora delle migliaia di persone in corsa per i parlamentini delle Municipalità e per il Consiglio comunale. 

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Cosa devono farci i galoppini con i nomi e gli indirizzi raccolti sul loro blocchetto degli appunti? L’ipotesi è che poi quei dati saranno utili dopo gli scrutini confrontando i registri delle persone che hanno effettivamente votato in un determinato seggio e le preferenze raccolte dagli aspiranti consiglieri pubblicizzati dai galoppini 2.0. Incrociando le informazioni è infatti possibile comprendere, con un margine minimo di approssimazione, se le persone avvicinate nei bar e nei negozi hanno effettivamente seguito le indicazioni impartitegli. Non è un’operazione impossibile soprattutto per quanto concerne i candidati delle Municipalità o del Consiglio comunale in cui sono una minoranza gli elettori che esprimono effettivamente una preferenza scrivendo nome e cognome dell’aspirante consigliere. Calcoli che consentirebbero di risalire in sostanza a sommare quanti voti hanno portato al candidato ognuno dei galoppini che poi, è possibile ipotizzare, saranno ricompensati dalla persona eventualmente eletta. Al momento non sono stati individuati giri di danaro, ma solo queste anomale richieste di nome e indirizzo che la maggior parte delle persone monitorate rifiuta di fornire. Quasi un sondaggio - forse - per capire se ci si può spostare più oltre nel discorso, magari offrendo o promettendo qualcosa. Forse per poi arrivare all’ormai consolidata usanza della foto alla scheda al momento del voto. Chiaramente però, chi ha denunciato questo fenomeno, a questo punto della storia non ci è mai arrivato fermandosi un attimo prima, stranito, alla richiesta di nome e indirizzo.
 

Ultimo aggiornamento: 24 Settembre, 17:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA