Elezioni Europee, a rischio flop i capilista di Pd e Forza Italia

Mercoledì 8 Maggio 2019 di Adolfo Pappalardo
È allarme rosso nel Pd e in Fi per le Europee. Non tanto il risultato generale in sé quanto le previsioni di una scarsa performance dei due capilista: l'ex magistrato Franco Roberti per i democrat, addirittura Silvio Berlusconi per gli azzurri. E in queste ore i vertici nazionali dei due partiti sono in pressing sulle truppe locali per evitare pericolose figuracce. Perché in Campania, nei due partiti, l'incubo è la cosiddetta mazzasecca: ogni candidato (e i relativi supporter) lavora per sé senza trainare né il capolista, né il nome femminile. Naturale. Con previsioni così risicate nessuno aiuta la quota rosa per il timore che quest'ultima possa farcela a proprio discapito per un pugno di voti e tutti preferiscono stilare patti singoli con i portatori di voti. Con l'obiettivo di vedersi ricambiato il favore per le Regionali.
 
Due incontri in pochi giorni in casa democrat per sollecitare deputati e dirigenti a lavorare per l'ex procuratore Roberti. In entrambi i casi è l'ex ministro Andrea Orlando, attuale numero due del Pd, il regista dell'operazione. «Dobbiamo concentrarci sul voto per il capolista. Ne va della faccia del partito nazionale», è il leitmotiv dell'ex ministro in due riunioni. Una venerdì presso la fondazione Chiaromonte dove ha riunito la mozione Zingaretti; l'altra ieri mattina nella sede del Pd di via Santa Brigida, dove erano stati convocati i membri della direzione nazionale, i parlamentari, i consiglieri regionali e i segretari provinciali. Ma erano in pochi. Appena 4 consiglieri regionali (senza il capogruppo), un deputato (il renziano Lello Topo), il segretario salernitano Enzo Luciano, l'ex segretaria campana Susy Tartaglione e Fulvio Bonavitacola in rappresentanza di De Luca. All'incontro tutti hanno assicurato il loro impegno per Roberti ma è chiaro come si vada in ordine sparso. La previsione è 2-3 eletti e gli uscenti (i campani Picierno, Cozzolino, Caputo, Ferrandino) sanno che sarà una selezione durissima. Senza contare Massimo Paolucci, che pescherà non solo nel mondo di Mdp ma anche nella galassia ex bassoliniana.

In casa azzurra si respira la stessa aria. Se non peggiore perché qui il capolista è il fondatore del partito Silvio Berlusconi. E rischia seriamente il flop questa volta al Mezzogiorno. E, a cascata, Forza Italia. «Utilizzeremo il risultato delle Europee per rivendicare l'anno prossimo il candidato alla Regione», incalzava due giorni fa il coordinatore regionale azzurro Mimmo De Siano. Ma nel frattempo ognuno va in ordine sparso. Gli uscenti sono 4 (Aldo Patriciello, Fulvio Martusciello, Barbara Matera e Raffaele Fitto, nel frattempo passato a Fdi). Qui l'ipotesi è un paio di eletti e uno sicuro sembra essere il molisano Patriciello ma con interessi imprenditoriali anche in questa regione. E gli azzurri campani non hanno digerito affatto che Patriciello sconfini troppo in Campania, per di più con santini e facsimile in cui c'è solo il suo nome. Quindi la risposta è la stessa: ognuno si starebbe facendo campagna solo per sé. Senza supportare né la Matera, né tantomeno Berlusconi che rischia di essere surclassato nelle preferenze da Salvini ma anche dalla leader Giorgia Meloni. Anche perché nelle province ogni ras porta il suo nome per contarsi poi all'interno del partito. © RIPRODUZIONE RISERVATA