Regionali, avanza l'intesa Pd-M5S anche in Campania e De Luca tuona: «Innaturale»

Martedì 24 Settembre 2019 di Adolfo Pappalardo
Nella prima direzione del Pd post scissione sono le Regionali a diventare il filo conduttore dell'assise. Tra le caute aperture del segretario Zingaretti e del vice Orlando e, in serata, la chiusura nettissima di Luigi Di Maio. Una partita aperta dopo che Pd e M5s hanno chiuso l'accordo sull'Umbria. Ma attenzione perché il ministro degli Esteri ieri sera avverte: «Il patto civico in Umbria è stato possibile perché c'era una situazione unica, non c'è nessun automatismo verso le altre Regioni che andranno a votare da qui alla prossima primavera».
 
Sarà ma ai piani alti del Pd si continua a ragionare in questa direzione. Prima l'Umbria, poi l'Emilia dove il Pd considera nevralgico chiudere un patto sull'uscente Stefano Bonaccini (anche se in quest'ultimo caso è più facile perché con il nome del Pd ci sono gli ex grillini di Pizzarotti e pure gli scissionisti renziani) per fermare l'avanzata leghista e non arretrare sulla linea del Piave e poi si passerà ad altre regioni. A cominciare da Campania e Puglia dove gli uscenti De Luca ed Emiliano sono già in campagna elettorale. Per questo le continue aperture del Pd non fanno che renderli nervosi. «L'alleanza a livello nazionale con il Movimento 5 Stelle fa venire meno l'impercorribilità delle alleanze a livello locale. Questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente per fare le alleanze che vanno verificate realtà per realtà, sulla base delle convergenze programmatiche e dei contenuti», dice l'ex ministro Andrea Orlando che ha il compito di aprire i lavori con la sua relazione. Apre e auspica un accordo con i 5 Stelle ma subito dopo avverte pure come «questo confronto va fatto senza alterigia, ma anche senza subalternità e senza rinunciare a rivendicare le esperienze di buon governo di cui siamo stati protagonisti». Sarà ma il governatore De Luca, che s'iscrive tra i primi a parlare, tiene a focalizzare subito la questione. Attaccando comunque l'alleanza al governo con gli «odiatissimi» 5 Stelle e avvertendo: «Non abbiamo saputo spiegare questo accordo. La gente non ha capito e vede il nuovo esecutivo come il risultato di una mera operazione trasformista». E mette anche in guardia dalla scissione renziana: «Attenzione a non prenderla sottogamba». Il governatore, insomma, se da un lato si sente sicuro e tranquillo sulla sua naturale ricandidatura, dall'altro sa bene come ormai il quadro politico sia diventato assai mutevole e cambi molto velocemente. Certo lui è già pronto e non ci pensa affatto a fare passi indietro o di lato. Ed ha già una decina di liste civiche pronte all'occorrenza per mettersi al riparo da eventuali veleni o sgambetti del suo partito. Perché la Campania è diversa dall'Emilia: lì i rapporti con i grillini sono abbastanza buoni e si farà il tutto per tutto per convergere su Bonaccini mentre in Campania con l'M5s è sempre guerra aperta. E un patto con i grillini non si chiuderà mai se lo chiedi all'M5s campano o all'ex sindaco di Salerno. Innaturale e geneticamente impossibile, rispetto a quello che accadrà nel resto del Paese sul voto delle Regionali.

Ma anche in Campania qualcuno ritiene possibile un'intesa. Lo fa ieri mattina la presidente del Consiglio regionale Rosetta D'Amelio commentando positivamente l'accordo in Umbria: «Sei mesi sono tantissimi in politica. Io auspico che anche qui ci sia un accordo, ma sappiamo che le cose cambiano di giorno in giorno. Se si potesse realizzare questo accordo anche in Campania ritengo che sia utile, altrimenti a livello locale si andrà separati, questo si deciderà più avanti». E anche il segretario nazionale Nicola Zingaretti non mette limiti alla provvidenza. «Si devono verificare - avverte - tutte le possibilità di allargare il nostro campo, a partire dai territori. Ora serve un Pd a vocazione maggioritaria per costruire un progetto forte e credibile». Ma, senza scoprire troppo le carte ad un tavolo in cui i giocatori sembrano alternarsi, sempre il segretario fa capire come saranno i territori a verificare se si possa immaginare un'intesa sul modello Umbria: «C'è l'autonomia dei gruppi dirigenti. Ed occorre verificare caso per caso». Ultimo aggiornamento: 10:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA