M5S già litiga sul candidato: cresce la fronda anti-Costa

Martedì 22 Ottobre 2019 di Carlo Porcaro
Un candidato civico alla presidenza della Regione Campania? Se il modello Umbria, imperniato sull'accordo con il Pd, dovesse risultare vincente allora anche in Campania tra un anno si prospetterebbe tale ipotesi per il Movimento Cinquestelle. Si cercherebbe un Giuseppe Conte campano. Intanto, però, dal territorio viene mandato un chiaro messaggio al capo politico Luigi Di Maio: c'è prima il candidato interno, per piazzare la bandierina e poi lavorare ad eventuali future trattative con i dem. E sarà il capogruppo uscente Valeria Ciarambino.
 
Il gruppo dei consiglieri sarebbe compatto nel sostenerla: dopo le festività natalizie, si candiderà alle consultazioni sulla piattaforma Rousseau e non dovrebbero emergere competitor locali. Una mossa tattica, di posizionamento. Per non cedere subito alle pretese che arriveranno da Roma.

«Mancano pochi mesi al termine di questa mia prima esperienza da portavoce del M5S nel Consiglio regionale della Campania. Anni, mesi, giorni passati a lottare senza sosta per la mia terra e per la mia gente. Ora è tempo di bilanci», ha scritto infatti Ciarambino sul suo profilo facebook. Un modo per tastare il terreno, saggiare la reazioni dei militanti, oltre che per frenare le ambizioni del ministro dell'Ambiente Sergio Costa, altro papabile candidato alla presidenza della Regione. Circondato da ex Verdi conosciuti all'epoca in cui era comandante della polizia provinciale di Napoli fino a diventare consulente di Alfonso Pecoraro Scanio, con un profilo più tecnico che politico avendo una lunga carriera come guida dei Forestali, Costa non disdegnerebbe l'idea di tentare l'impresa. Avrebbe posto però una condizione imprescindibile: che non vi sia De Luca come avversario. Ma, come detto, le perplessità maggiori sono interne al Movimento. Per alcuni è poco carismatico, per altri poco radicato sul territorio.

Non è un caso che ieri il senatore M5S Vincenzo Presutto, primo firmatario insieme a Franco Ortolani, di una interpellanza a lui diretta sulla zona est di Napoli ormai bomba ecologica abbia sbottato contro Costa. «Ho scritto ad agosto, non ho avuto risposta: ora basta, non c'è più tempo. Il lavoro dei parlamentari che hanno rapporti con i cittadini va considerato». I grillini fecero presente invano degli insediamenti industriali (aree ex Safco, ex Icm ed ex Breglia) «che da decenni costituiscono un gravissimo fattore di inquinamento che si ripercuote sulla salute e sulla vita stessa dei cittadini: vengono sistematicamente utilizzate come siti di stoccaggio di rifiuti di ogni genere e tipo, spesso fortemente dannosi per la salute, compromettendo irrimediabilmente la salute» ma soprattutto rimarcarono che «non è assicurato un costante monitoraggio dei livelli di contaminazione dell'aria, del suolo e del sottosuolo delle zone menzionate». Dal Ministro dell'Ambiente, al momento, nessuna presa di posizione. Un segnale non positivo per la base che fa opposizione a de Magistris e De Luca.

Un altro tassello si è aggiunto alla guerra intestina. Gli attivisti storici dei meet-up nelle ultime ore hanno aderito alla Carta di Firenze, il documento dei grillini della prima ora che chiedono soprattutto «revisione dello Statuto e superamento della figura del capo politico mediante l'introduzione di organi elettivi e collegiali a livello nazionale, regionale e provinciale, che abbiano l'autorità di intervenire nella gestione dei conflitti interni nelle aree di competenza; attribuzione della piena proprietà e della gestione del sistema operativo Rousseau al Movimento 5 Stelle assicurando la massima trasparenza della piattaforma». © RIPRODUZIONE RISERVATA