Elezioni suppletive a Napoli, Ruotolo divide M5S ma Di Maio tira dritto: «Andiamo da soli»

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Valentino Di Giacomo

Sono spaccati, ma alla fine a spuntarla - salvo sorprese dell'ultima ora - sarà la linea pervicacemente voluta da Luigi Di Maio: nessun accordo con il centrosinistra e corsa in solitaria anche alle elezioni suppletive per il Senato. La base non ci sta e altrettanto la maggioranza dei parlamentari campani che avrebbero voluto convergere su un nome benvoluto come quello di Sandro Ruotolo. Il leader grillino per ora ha deciso e poi è volato a Berlino per la conferenza sulla Libia. Anche in Germania il leader grillino ha ricevuto telefonate e messaggi di chi ha provato a persuaderlo, ma è complesso ipotizzare un passo indietro entro questa sera alle 20, quando scadrà l'ultimatum per la presentazione delle candidature.

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«Le parlamentarie che le abbiamo fatte a fare? - spiegano i collaboratori del ministro degli Esteri - L'accordo andava fatto prima». Ma sono proprio quelle parlamentarie organizzate in fretta e furia, sulle quali si sono accese furenti polemiche anche sui social network, l'appiglio che stanno utilizzando i parlamentari campani per chiedere a Di Maio di tornare sui propri passi. Gli strascichi dell'elezione di Luigi Napolitano sono ancora forti. L'ingegnere campano ha vinto sì il round sulla piattaforma Rousseau, ma in una votazione che ha avuto più di un problema procedurale. Prima erano stati annunciati cinque candidati - tra questi non c'era Napolitano - quindi la sera prima del voto ne sono stati aggiunti altri sei, tra i quali persino un trentottenne che per legge non avrebbe neppure potuto candidarsi per il Senato visto che di anni ne occorrono quaranta. E poi, tra le altre accuse, è che ormai sulla piattaforma Rousseau è semplice organizzarsi per farsi votare riuscendo a far iscrivere persone vicine.

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E ieri - nel dibattito sui profili degli attivisti M5s su Facebook - è spuntata anche una foto di qualche anno fa che ritrae il candidato al Senato, Napolitano, con lo storico collaboratore e amico di Di Maio, Dario De Falco e lo stesso leader M5s. Una foto che probabilmente risale ai tempi dell'università quando Di Maio, prima di iscriversi senza concludere il percorso di studi a giurisprudenza, aveva frequentato la facoltà di ingegneria. Tra l'altro l'allora studente Di Maio aderì all'associazione universitaria fondata dallo stesso Napolitano. Amicizie datate per cui non solo adesso alcuni attivisti ritengono che Napolitano sia stato favorito per superare la sfida su Rousseau, ma che ora Di Maio non farà alcun passo indietro per un'alleanza con il centrosinistra perché dovrebbe chiedere all'ex collega universitario di rinunciare alla sua candidatura. Ipotesi improbabile dal momento che già alle scorse elezioni europee lo stesso Napolitano riuscì a farsi candidare solo grazie ad una decisione-lampo che, a poche ore dalla presentazione delle liste, escluse il casertano Aniello Nazaria nonostante avesse ottenuto 300 voti in più di Napolitano su Rousseau.
 


Ieri proprio De Falco ha scritto un lungo post su Facebook per richiamare all'ordine coloro - come Mariano Peluso e il rapper Luca Caiazzo, in arte Lucariello - che in questi giorni hanno rilasciato interviste al Mattino per denunciare il modo con cui è gestita la piattaforma Rousseau. «Chi nel Movimento 5 Stelle - ha scritto De Falco, ora impiegato alla Presidenza del Consiglio dopo aver collaborato con Di Maio - presta il fianco a questa stampa che lavora tutti i giorni per denigrarci, è complice di un sistema che ha interesse a far passare il messaggio che il Movimento sia uguale ai vecchi partiti». Ma alcuni attivisti hanno replicato duramente, come il militante della prima ora Marco Manna. «Così - ha scritto lo storico attivista - è nascondere la polvere sotto il tappeto». Chi tace è invece Luigi Napolitano che non risponde né alle telefonate né ai messaggi dei giornalisti per offrire la sua visione delle cose dopo i tanti attacchi interni. La base grillina si sente abbandonata e completamente snobbata dai vertici. In molti confermano che se Di Maio non convergerà su Ruotolo allora gli stessi militanti voteranno per il giornalista e non per Napolitano che considerano una persona estranea al Movimento.

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Una delle ragioni per cui il leader M5s non tornerà sui suoi passi è che dando il via adesso ad una convergenza con il Pd e gli arancioni di de Magistris aprirebbe il varco anche in vista delle regionali. I parlamentari campani anche nelle prossime ore proveranno ad insistere, ma non alzeranno la voce più di tanto nonostante quella di Napolitano sia ritenuta dai più una candidatura «molto debole». Prima degli annunciati Stati Generali di marzo in cui saranno ridiscusse le regole interne al Movimento, non c'è intenzione di alimentare altri strappi con il leader e anche per non mettere in ulteriore difficoltà la stabilità dell'esecutivo a Roma. 

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