Elezioni suppletive a Napoli, cosa cambia a sinistra dopo la vittoria di Ruotolo: «Insieme si può battere la destra»

Lunedì 24 Febbraio 2020 di Adolfo Pappalardo

Anziché chiarirsi, la situazione si sembra rimanere per certi versi uguale. Si attendevano le suppletive del seggio al Senato ovviamente per il risultato ma anche per capire non solo future alleanze ma anche i flussi elettorali. Ma al di là del vincitore Sandro Ruotolo, ad urne appena chiuse, non esce un quadro nitido. Anzi. Perché con quell'affluenza inchiodata al 9,52 per cento, addirittura più bassa delle suppletive di Cagliari dell'anno scorso che si ritenevano il punto più basso (15 per cento), non si sciolgono tutti i nodi. Alle 19 è molto basso il dato che coinvolge quasi metà della città di Napoli. Appena 26.057 i votanti, su un totale di 357.299 elettori con oltre 25 anni di età, pari al 7,29 per cento. Un trend in calo rispetto alle precedenti elezioni era apparso già chiaro alle 12, quando si era recato alle urne il 2,77 degli aventi diritto (9.905 persone), mentre alla stessa ora, per le Politiche del 2018, il dato dei votanti nel capoluogo campano era stato del 15,86. Certo mettere sullo stesso piano il voto del 2018 con quello di ieri è cosa ardua ma nessuno si aspettava un dato così basso: la previsione infatti era di un 28-30 per cento di votanti. Niente. Da qui il nervosismo, sino alle 23, nei due schieramenti che si contendevano il seggio. Dai dati in possesso, infatti, non si riusciva a capire come sarebbe andata a finire. Poi alla fine ecco stagliarsi la vittoria di Rutolo con quasi il 50 per cento, che stacca l'M5s al 23 e il centrodestra al 21.
 


Per il Pd questo voto doveva essere ed è un test importante. Lo sottolinea anche Ruotolo non appena è chiara la sua vittoria: «È un risultato straordinario: la sinistra qui partiva dal 20 per cento ma insieme abbiamo vinto e quindi sarà difficile per il futuro non tener conto di questo risultato politico enorme», dice al suo comitato.

Il segnale che se la sinistra, magari con i grillini, si tiene assieme si può battere il centrodestra anche per la corsa di palazzo santa Lucia. Il candidato dell'M5s, certo, è stato battuto ma non abbastanza da dare i grillini per morti nel collegio dove nelle politiche 2018 presero la percentuale più alta d'Italia. Se ne discuterà anche nella prossima direzione nazionale del Pd spostata prudentemente da domani alla settimana prossima. Solo quindi quando sarà messo tutto bene a fuoco.
 

 

Da giorni infatti è ormai chiaro come in attesa del test la politica si sia fermata. Anzitutto a guardarla dall'angolazione del Pd, il maggior partito del centrosinistra. Con i democrat convinti che per salire agevolmente a palazzo Santa Lucia debbono per forza stringere un'alleanza larga che comprenda tutto il centrosinistra. Dai renziani al gruppo di Calenda ad Articolo passando per il sindaco de Magistris sino ai grillini senza farsi prendere dall'idea di essere autosufficienti, o quasi, con la ricandidatura naturale del governatore uscente De Luca. Perso tutto il Mezzogiorno e già in bilico la Puglia (per la corsa solitaria di Italia Viva) si pensa ad un piano B che battezzi un terzo nome, alternativo all'ex sindaco di Salerno e al ministro dell'Ambiente Sergio Costa messo in campo dai grillini. Un terzo nome che possa fungere da catalizzatore, o almeno è quello che ipotizza il segretario nazionale per convincere i grillini che non digeriranno mai la candidatura di De Luca. Nemmeno con accordicchi da prima repubblica che passano per incarichi in giunta.

Ma, già in campagna elettorale da mesi, c'è il governatore De Luca che difficilmente si farà mai da parte. Specie se ancora oggi non c'è alcun ipotesi di accordo. Senza contare come il voto di ieri sia trasformato per lui in una inaspettata freccia nel suo arco. Non tanto l'esito del voto quanto il crollo enorme dell'affluenza. Come se l'elettore medio di centrosinistra non abbia affatto gradito un nome «neutro» per saldare l'alleanza. E da stamani questo sarà un altro scenario con cui fare i conti. 

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