Elezioni suppletive a Napoli, si spacca l'asse M5S-Pd e Di Maio rilancia: «Votate per noi»

Sabato 18 Gennaio 2020 di Adolfo Pappalardo

Una girandola di incontri. Dal vivo e al telefono per cercare di chiudere una quadra su un nome unitario per il collegio del Senato. Compreso un ultimo pressing, a margine del Consiglio dei ministri di ieri mattina, in cui un paio di esponenti Pd alla buvette sollecita Luigi Di Maio a chiudere un'alleanza last minute sul giornalista Sandro Ruotolo: «Non è un nome del Pd, potete convergere tranquillamente». Ma il ministro degli Esteri non ne vuole sapere e anzi risponde con la richiesta di convergere invece sul nome grillino. Impossibile. Discorso chiuso. E se, pazienza, salta l'accordo con l'M5s alla fine il Pd, stavolta si tira fuori dalle secche e riesce ad agguantare quello con de Magistris che in serata ritira il suo assessore già in corsa. E parte la corsa anche se i democrat decidono di rinunciare al simbolo. Ma tant'è: in un momento in cui lo stesso Nazareno ha voglia di trasformarsi per aprirsi all'esterno, Napoli può essere un laboratorio nazionale.

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Per dieci giorni il pressing del Pd è stato enorme. Disposto a chiudere anche su un nome scelto dai grillini. Con l'unico patto che fosse qualcuno non organico al movimento. D'altronde sin dall'inizio Pd, Articolo 1 e renziani sono stati d'accordo su una cosa: il candidato da scegliere sarebbe stato un esponente della società civile e quindi esterno ai partiti. Tutti. E, quindi, chi per giorni ha messo in mezzo autocandidature o fatto nomi di ex parlamentari, ha solo rischiato di far saltare tutto. Perché gli ex parlamentari sono stati esclusi sin dall'inizio dalla rosa di nomi. Che fossero in accordo con i grillini o meno. Anche se ieri Italia Viva finisce in testa coda e rimane indecisa se appoggiare Ruotolo o andare per conto proprio. Vedremo.

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Quindi saltata l'alleanza a parlamentarie già in corso, è toccato cambiare schema di gioco e cucire un accordo con il sindaco di Napoli. A chiuderlo, due sere fa a Napoli, il vicesegretario nazionale Andrea Orlando che con l'ex pm ha da sempre un canale aperto. Senza contare il neo eletto segretario napoletano del Pd che ha dimostrato, alla sua prima trattativa ad un mese dalla sua elezione, di riuscire a stilare un patto con un politico umorale come il sindaco de Magistris. «Ci diamo tempo sino a venerdì sera: non possono non accettare il nome di Ruotolo. Altrimenti rimane comunque il nostro nome», confida Marco Sarracino ai suoi due sere fa, durante un vertice notturno in Federazione. Poi ieri mattina un'altra girandola di telefonate e un ultimo pressing di Sarracino su de Magistris. Con al centro il nodo che i grillini hanno ignorato: «Questo seggio, con i numeri che ha la maggioranza in Senato, è nevralgico per le sorti del governo Conte». Un tema che de Magistris non può ignorare: ne parla con il suo vice Enrico Panini e il fidatissimo capo di gabinetto Attilio Auricchio e si decide di ritirare l'assessore Annamaria Palmieri. Ma era impossibile non accettare: Sandro Ruotolo non solo è da sempre vicino al sindaco sin dalla sua prima elezione ma è anche lo zio dell'assessore Alessandra Clemente. Chiuso così il cerchio, si apre ora un nuovo risiko per le Regionali. Anzitutto il voto di fine febbraio rischia di mettere in ginocchio l'M5s che in questo collegio aveva agguantato la percentuale più alta d'Italia. E da primi, i grillini corrono seriamente il rischio ora di finire dietro il centrosinistra e il centrodestra che candida l'azzurro Salvatore Guangi. E ora tira un sospiro di sollievo anche il governatore De Luca che brinda al sicuro ridimensionamento dell'M5s. Altro che patto per farlo fuori, quindi. Con la possibile batosta in arrivo, sarà più difficile teorizzare un accordo con loro per farlo fuori nella corsa a Palazzo santa Lucia. E, anzi, ieri ne approfitta per smentire accordi e offerte di incarichi: «In questi giorni c'era chi mi dava per ministro, chi per presidente di società pubblica, chi per presidente delle Nazioni unite...Sono chiacchiere al vento», è la risposta secca del governatore.

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Anche se con il nuovo patto si rafforza l'odiato de Magistris e se lo ritrova ora pure a braccetto con il Pd. E, infatti, l'ex pm rilancia: «C'è tempo, con esponenti del Pd e soprattutto con il presidente Roberto Fico, per le regionali, per trovare una candidatura che non sia di apparato e per mettere insieme un fronte per battere le destre alle regionali». 

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