Emanuele Filiberto e la politica: «Ho detto tanti no, ora ci penso. E iscrivo le mie figlie alla Nunziatella»

di Maria Chiara Aulisio

  • 1287
Fine settimana napoletano per Emanuele Filiberto di Savoia, nipote dell'ultimo re d'Italia, innamorato di questa città al punto da ragionare sull'ipotesi di prendere casa. A Posillipo, manco a dirlo, a due passi dal mare, per addormentarsi, e svegliarsi, «ascoltandone il rumore». Televisione e affari, per il principe, da Ballando sotto le stelle - «soprattutto per farmi conoscere dagli italiani dopo 32 anni di esilio» - al Food Truck Gourmet, un ristorante stellato itinerante a un terzo del prezzo - «ero a Los Angeles e volevo cibo italiano ma c'erano solo burgers o tacos o spaghetti cinesi, e allora mi son detto: preparo un po' di pasta fresca e la mangiamo subito». Detto, fatto. Con un furgone attrezzato a cucina, Emanuele Filiberto comincia a vendere fettuccine e tagliatelle nelle strade della California fino a farle diventare un vero e proprio brand che ormai viaggia da solo.

Da San Diego a Napoli. A che cosa dobbiamo la sua visita?
«Più di una ragione».

La prima.
«Visitare la Nunziatella, sto pensando di portarci le mie figlie. Mi piacerebbe se finissero lì il percorso scolastico. La più grande ha quasi sedici anni, la seconda tredici. Studiano a Parigi ma vorrei che frequentassero la scuola militare napoletana».

Alta formazione. Una delle più antiche istituzioni d'Italia.
«Certo, lo so bene: preparava la classe dirigente del Regno delle due Sicilie, compreso Carlo Pisacane, che ai Borboni si ribellò fino alla morte nella spedizione di Sapri. E poi Vittorio Emanuele III e Amedeo d'Aosta, entrambi hanno studiato lì».
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Domenica 5 Maggio 2019, 08:30
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP