Emergenza rifiuti, ecco il piano anti-crisi: spazzatura trasferita anche al Nord

Giovedì 22 Agosto 2019 di Daniela De Crescenzo
Anche A2A scende in campo per tentare di evitare che i rifiuti restino in strada. La società gestisce il termovalorizzatore di Acerra che resterà fermo dal primo settembre al 12 ottobre (nella prima settimana il blocco non sarà totale) ha appena assegnato una gara per portare fuori regione 17mila tonnellate di rifiuti. La spazzatura, però, non andrà al termovalorizzatore di Brescia gestito dalla stessa società, ma sarà portata in altri impianti italiani (al Nord) e all'estero. L'inceneritore di Brescia, infatti, è saturo e al momento non ha capienze disponibili.
 
La società, poi, spera di poter utilizzare gli spazi liberi presso lo stir di Caivano per poter stoccare altre 5mila tonnellate.

L'intervento di A2A porta un'altra boccata di ossigeno alla Campania, ma arriva dopo una serie di polemiche. L'azienda ha sempre sostenuto di non essere tenuta a smaltire in proprio la frazione secca nei periodi di stop dell'impianto, ma il mondo politico si è diviso e l'ex assessore regionale all'Ambiente Giovanni Romano ricorda: «La mia amministrazione aveva impugnato il contratto con A2A sostenendo che la Regione non doveva farsi carico dei costi derivanti dallo smaltimento delle ceneri e dalle manutenzioni ordinarie, ma l'amministrazione De Luca ha preferito calare la pietra tombale sul contenzioso. E adesso i costi e le difficoltà ricadono sui cittadini campani».

In ogni caso le gare di A2A, insieme a quelle della Regione e della Sapna (la società della Città Metropolitana) non potranno evitare l'apertura di nuovi siti di stoccaggio, che restano ancora da definire. Respinte le ipotesi di utilizzare gli spazi già attrezzati a Giugliano ed Acerra, la Sapna sta cercando nuovi siti e dopo l'area di Boscofangone a Marigliano, è finita nel mirino l'ex Igica di Caivano (ma anche l'area di Casalduni, nel Sannio, per 20mila tonnellate). Nella relazione del direttore tecnico di Sapna, Gianfranco Iodice, è spuntata l'ipotesi di utilizzare l'area attualmente gestita dalla Di Gennaro Spa: questa si trova proprio accanto al capannone della piattaforma andata alle fiamme lo scorso anno e appartenente allo stesso proprietario. Fino a qualche mese fa lo spazio scelto da Sapna era ingombro di balle, poi è stata liberato, ma si resta ancora in attesa dei carotaggi della Asl: del resto non sembra che ci siano trattative in corso per il possibile utilizzo dell'area dettagliatamente descritta nella relazione inviata alla Regione.

Lo stabilimento è formato da un piazzale di 2.400 metri quadrati, dove potrebbero essere stoccate 6mila tonnellate di frazione secca, da un altro spazio aperto di 1.800 metri dove potrebbero andare altre 4.500 tonnellate di spazzatura e da una terza area di ben 8.400 metri sulla quale potrebbero essere stoccate 21mila tonnellate. C'è anche un capannone che potrebbe ospitare 6 mila tonnellate di immondizia.

Secondo Iodice, dunque, sarebbe possibile sistemare alla Ex Igica complessivamente 42mila tonnellate di rifiuti, ma il piano ne prevede 10mila. Altre 20mila andrebbero presso lo stir di Casalduni e 5mila a Marigliano nel sito di Boscofangone, appena liberato dalle balle. Un progetto avversato dalle comunità locali e da diversi esponenti politici. Il consigliere delegato alla città Metropolitana di Napoli, Giuseppe Jossa, ha inviato a tutti gli amministratori coinvolti una nota con la quale si esprime contrarietà all'ipotesi e si ricorda che «il Comune di Marigliano ha predisposto da tempo, a spese dei propri cittadini, un'area di stoccaggio provvisorio dei propri rifiuti in previsione dell'emergenza annunciata», ma soprattutto si dice che «nel Comune di Marigliano insistono attualmente 23 siti inquinati di interesse regionale già censiti e per i quali nulla è stato fatto».

Dunque una situazione ad alta tensione che va ad aggravare le difficoltà quotidiane di un ciclo dei rifiuti fragile per la mancanza complessiva degli impianti. Oggi riaprirà la piattaforma di trasferenza dell'umido gestita da Gesco nel Salernitano, una delle poche presenti in Campania, rimasta chiusa per due giorni a causa di un guasto a una pompa e dell'eccessiva giacenza sui piazzali. L'impianto è attualmente utilizzato anche da diversi comuni della Città Metropolitana di Napoli e spiega il direttore Gerardo Sabato: «Lavoriamo in una situazione di complessiva precarietà: siamo l'unica piattaforma pubblica che lavora l'umido e quindi siamo sempre ai limiti del collasso». Cosa accadrà nelle prossime settimane, sarà comunque più chiaro lunedì quando i rappresentanti di tutti gli enti interessati si incontreranno in Regione.TA Ultimo aggiornamento: 15:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA