Europe For Peace, sit-in a Napoli per chiedere la fine del conflitto in Ucraina

Europe For Peace, sit-in a Napoli per chiedere la fine del conflitto in Ucraina
di Alessio Liberini
Venerdì 21 Ottobre 2022, 20:21
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Napoli risponde presente alla chiamata di "Europe For Peace" per chiedere la fine del triste conflitto in Ucraina e, contestualmente, l’apertura di una conferenza internazionale di pace per evitare altre carneficine nel cuore del vecchio continente.

Questo pomeriggio in centinaia hanno gremito Largo Berlinguer, nella centralissima via Toledo, aderendo alla mobilitazione diffusa promossa da Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo in tutta Italia che culminerà in una grande manifestazione pacifista in programma a Roma il prossimo 5 novembre.

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Circa un centinaio, tra scout, associazioni, sindacati e semplici cittadini sono scesi così in piazza per chiedere, ancora una volta, una soluzione immediata che porti al cessate il fuoco. Numerose le bandiere della pace, portate da uomini e donne di tutte le età, sventolate nel corso del sit-in tra l’attenzione di tanti passanti e turisti. Un unico e solo grido comune per tutti: «Napoli città di pace». Questo il testo che si legge su uno striscione esposto nel corso della mobilitazione dai manifestanti.

«Questa di oggi è una manifestazione che non ha simboli ma un solo significato: Napoli è per la pace – ha spiegato il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci – come sindacato abbiamo aderito a questo grande cartello fatto di associazioni, di donne e uomini, per dire stop alla guerra e per l'apertura di un tavolo internazionale per la pace. Oggi ci ritroviamo qui, con le lavoratrici e i lavoratori, con i giovani e i pensionati, insieme a tante associazioni per sollecitare le coscienze, ponendoci come obiettivo il grande appuntamento del 5 novembre a Roma».

Sono state difatti svariate le personalità, della città partenopea, che hanno aderito all’iniziativa. A partire dall’associazione partigiani italiani. «Questo conflitto – commenta il presidente dell’Anpi di Napoli, Ciro Raia – bisogna ad ogni modo chiuderlo in pace per tutti. Noi siamo per un unico conflitto: quello delle coscienze contro le mafie e i fascismi ancora presenti nel nostro Paese».

Ma continuare ad inviare armi a Kiev, come fa l’Europa dall’inizio della guerra, resta per i manifestanti una soluzione decisamente poco lungimirante per arrivare alla pace. «Se continuiamo a spendere soldi per le armi è inutile che parliamo di pace» ha tuonato padre Alex Zanotelli, anche lui presente al flash mob, prima di elencare i numeri esorbitanti delle spese militari che vengono effettuate in giro per il mondo: «Solo lo scorso anno – ricorda padre Zanotelli – a livello mondiale abbiamo speso 2mila e duecento miliardi di dollari in armi. Solo l’Italia ha speso 32 miliardi di euro per la corsa agli armamenti e il nostro parlamento dice che dobbiamo arrivare addirittura a spendere il 2% del Pil. Nei prossimi anni arriveremo a spendere circa 38 miliardi di euro in armi: questo non vuol dire fare la pace».

Tra i manifestanti anche alcuni docenti del collettivo Teachers for Future Italia. Presenti in piazza con una rivisitazione, in cartone, della storica prima pagina del Mattino pubblicata subito dopo il terremoto irpino del 1980. Stavolta il «Fate presto» è un appello per salvare il pianeta. «Stiamo assistendo - racconta Monica Capo, referente del collettivo ambientalista – ad una guerra per le risorse. Fin quando non si esce dalle energie fossili, che sono tutto tranne che democratiche dal momento che si concentrano in poche mani, e si passa alle rinnovabili non ci sarà pace. L’unica salvezza, per tutti, è quella di passare alle rinnovabili».  

A prendere parte al sit-in anche tanti giovani dem napoletani (in piazza senza bandiere del partito) che il prossimo 28 ottobre ribadiranno lo stesso messaggio anche nel corso della grande manifestazione pacifista di piazza Plebiscito. Fortemente voluta e promossa dal governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. «Chiediamo che si avvii un processo di pace quanto prima – chiarisce il segretario del Pd cittadino, Marco Sarracino – però le condizioni, del processo di pace, vanno stabilite insieme al governo ucraino perché qui c’è un aggressore ed un aggredito: non si può fare la pace sulle spalle di chi è aggredito».

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