Europee, dalla diocesi di Nola l'appello al voto per una «Europa democratica, solidale, custode della pace, capace di sognare»

Il vescovo di Nola Francesco Marino
Vincere la tentazione dell’astensione e recarsi alle urne per votare un’Europa che abbia a cuore l’uomo, tutto l’uomo, «in quanto persona dotata di una dignità trascendente», come ricordò papa Francesco in occasione della sua visita al Parlamento europeo del 25 novembre 2014.

Questo l’invito che il Settore pastorale Carità e Giustizia della Diocesi di Nola e la Consulta diocesana delle aggregazioni laicali (Cdal) hanno voluto rivolgere ai cittadini del territorio chiamati alle urne il prossimo 26 maggio, per il rinnovo del Parlamento europeo.

«Il testo - ha sottolineato il vicario per la Carità e la Giustizia, don Aniello Tortora - mira a ridestare l’attenzione su un voto importante al pari di quello, coincidente, per le amministrative comunali. Non possiamo, oggi, non dirci cittadini europei. Non possiamo non impegnarci per un’Europa democratica, solidale, custode della pace, capace di sognare in grande per tutti i suoi stati membri. È un voto per l’Europa del futuro e della speranza, un voto soprattutto per i giovani, di oggi e di domani».

Si raccomanda nel messaggio di verificare le intenzioni di movimenti politici, liste e candidati approfondendo i programmi in merito a sviluppo della democrazia e della partecipazione in Europa, tutela della vita umana, fenomeni migratori, diritto d’asilo, solidarietà e accoglienza, governo dell’economia e della finanza, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile, modelli sociali per lavoro, welfare, educazione, formazione e ricerca, diritti umani e libertà religiosa, governo dell’innovazione tecnologica.

«Ritengo necessario - ha scritto il vescovo Marino nell’introduzione al messaggio - che la comunità cristiana della diocesi di Nola si prepari con consapevolezza e responsabilità al voto europeo del 26 maggio. Per questo motivo ho chiesto al settore pastorale ‘Carità e giustizia’ e alla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali di elaborare un documento che aiuti la riflessione. Come dice il testo, occorre interpretare questo imminente voto con ‘senso della Storia’, ovvero comprendendone tutte le implicazioni e conseguenze. Da parte mia, sottolineo la centralità dell'Europa in ogni sogno e progetto di pace e libertà per il mondo intero».

Di seguito il testo completo del messaggio

L’imminente voto per il Parlamento europeo, previsto domenica 26 maggio, rappresenta, agli occhi di molti osservatori, un bivio importante che interroga il futuro delle democrazie occidentali. Alla forte attenzione degli addetti ai lavori, tuttavia, non corrisponde – questa è la sensazione – un’analoga attenzione da parte dei cittadini, delle comunità e dei territori. Dove il voto europeo coincide con le amministrative comunali, queste ultime coprono ogni spazio e raccolgono tutte le attenzioni. Ma anche dove elezioni europee e comunali non coincidono, sembra esserci scarsa consapevolezza del significato del voto del 26 maggio che coinvolgerà circa 400 milioni di cittadini di 28 Paesi.

Si vota per il Parlamento europeo. Si vota per l’Europa che è e che sarà. La campagna elettorale che si sta svolgendo in Italia è, come al solito, tutta rivolta a questioni interne, alle battaglie tra partiti e leader che non riescono a lanciare uno sguardo che vada oltre lo Stivale e oltre l’attimo presente. Il primo appello che ci sentiamo di rivolgere è quindi quello di vincere la ‘guerra interiore’ contro tutte quelle motivazioni – comprensibili ma non legittime – che potrebbero spingere verso l’astensione. Occorre andare al voto, occorre esprimersi, occorre scegliere. Forse mai come questa volta lo ‘starsene a casa’ è un rifugio troppo comodo.

Nella sua visita al Parlamento europeo del 25 novembre 2014, Papa Francesco sintetizzò in poche parole il senso profondissimo della storia dell’Europa dal dopoguerra a oggi: il Papa rivolge un «incoraggiamento a tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del Continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente».

Un’Europa che abbia l’uomo al centro è possibile. L’uomo, ogni uomo, ossia ogni uomo e donna, adulto, giovane e bambino, che in questo Continente ha le sue radici o che in questo Continente cerca un futuro diverso e migliore. Un’Europa che, mettendo al centro la dignità dell’uomo e la fiducia nell’uomo, rifiuta l’idea che il nostro diventi il Continente delle grandi paure anziché delle grandi speranze. «State attenti - ha detto pochi giorni fa il Papa a un Convegno della diocesi di Roma - ­, perché il fenomeno culturale mondiale, diciamo almeno europeo, dei populismi cresce seminando paura. Ma nella città c’è anche tanto bene, perché ci sono luoghi positivi, luoghi fecondi: lì dove i cittadini si incontrano e dialogano in maniera solidale e costruttiva, ecco che si crea un tessuto connettivo dove persone e gruppi condividono diverse modalità di sognare la vita, immaginari simili, e si costituiscono nuovi settori umani, territori culturali invisibili». Il Papa, nel 2014, agli europarlamentari raccomandò in particolare la cura di un bene delicato, prezioso e irrinunciabile, la democrazia: «Mantenere viva la realtà delle democrazie è una sfida di questo momento storico, evitando che la loro forza reale – forza politica espressiva dei popoli – sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti. Questa è una sfida che oggi la storia vi pone».

Di recente, anche i nove vescovi europei delle nove diocesi frontaliere di Germania, Francia, Belgio e Lussemburgo (Augusta, Treviri, Liegi, Nancy, Metz Namur, Troyes, Verdun e Lussemburgo) hanno ritenuto doveroso lanciare un loro appello declinato su due assi portanti, futuro e dialogo, e su sei sfide: solidarietà, diplomazia al servizio della pace, tutela della vita, ambiente, questione migratoria, lavoro. «Per risolvere questi problemi - sottolinea il documento dei nove vescovi frontalieri - i Paesi dell'Unione europea devono restare aperti al dialogo con le loro rispettive diversità». Un’apertura che non significa perdere la propria identità: «Al contrario, ciascun popolo con la propria ricchezza culturale permette all'altro di scoprire una parte dell'identità europea». «Siamo convinti - scrivono in conclusione i nove vescovi - che la solidarietà e la collaborazione tra le Nazioni sia la risposta più fruttuosa che possiamo dare alle attuali questioni europee. Pieni di fiducia e speranza in questa comunità di destini, crediamo che i giorni bui lasceranno il posto a una nuova alba, purché ognuno sia consapevole della propria responsabilità e non si sottragga al proprio dovere».

Raccogliendo inoltre istanze avanzate da reti italiane ed europee, diverse a forte impronta ecumenica, è possibile anche indicare alcuni criteri per il voto sia sul fronte dei partiti e dei candidati (la verifica dei movimenti politici che si presentano nella propria circoscrizione, la lettura dei programmi, il controllo dei curricula, il gruppo a cui i partiti nazionali si iscriveranno nel Parlamento europeo) sia sul fronte dei contenuti. Da questo punto di vista, si può declinare un invito a verificare le intenzioni di movimenti politici, liste e candidati sui seguenti punti:

sviluppo della democrazia e della partecipazione in Europa

tutela della vita umana

fenomeni migratori, diritto d’asilo, solidarietà e accoglienza

governo dell’economia e della finanza

cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile

modelli sociali per lavoro, welfare, educazione, formazione e ricerca

diritti umani e libertà religiosa

governo dell’innovazione tecnologica

I credenti non si sottraggano al dovere di votare, votare con coscienza e consapevolezza e, se così possiamo dire, con ‘senso della Storia’, assumendo pienamente l’importanza di queste elezioni e rifuggendo da quei sentimenti di leggerezza e scetticismo che accompagnano i momenti di espressione democratica.
 
Lunedì 20 Maggio 2019, 18:04
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