Fondi Ue, rischio beffa per il Sud. De Luca: scandalo indecoroso

Lunedì 29 Giugno 2020 di Ettore Mautone

«Per dieci anni la Campania è stata penalizzata al di là di ogni decenza istituzionale e di ogni ragionevolezza. Sarebbe uno scandalo non tollerabile, perseverare con criteri da rapina verso il Sud e la Campania perfino per l’assegnazione di risorse aggiuntive e straordinarie. Misureremo, nell’ambito governativo e parlamentare, il livello di coerenza e di dignità anche dei singoli rappresentanti in Parlamento. Come Campania siamo pronti ad accettare la sfida dell’efficienza nei confronti di chiunque. Ma ci tuteleremo in ogni caso in tutte le sedi. Segnaleremo anche al Capo dello Stato un’ipotesi come quella ventilata negli ultimi giorni. È a lui che ci rivolgeremo, oltre che alla Corte Costituzionale, nel caso in cui dovesse essere formalizzata tale ipotesi». Parole di fuoco quelle utilizzate dal Governatore della Campania Vincenzo De Luca per commentare la pubblicazione, sul Corriere della Sera di ieri, della mappa delle assegnazioni, alle Regioni italiane, dei fondi del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) a cui il governo italiano potrebbe ricorrere. Una linea di credito, quella messa nel piatto dall’Europa, a condizioni molto vantaggiose (praticamente senza condizioni), con l’unico vincolo che le somme stanziate siano destinate alla sanità per investimenti e spese dirette e indirette legate alla pandemia da Covid e da spendere nel 2020 e nel 2021. Un tesoretto che, se attivato, farebbe giungere ad ogni Paese dell’Unione fino ad un massimo del 2% del Pil (per l’Italia quindi circa 36-37 mld). 

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Una torta mai vista per investimenti strutturali in Sanità se si pensa che l’intera fetta di risorse per l’edilizia ospedaliera della Campania ammonta a circa 1 miliardo. A mandare su tutte le furie il Governatore De Luca è il fatto che quella mappa - una bozza che gira di mano in mano da giorni tra le commissioni parlamentari - ricalca, e anzi peggiora, l’iniquo criterio di riparto tra le Regioni della torta del fondo sanitario nazionale che va avanti appunto da almeno dieci anni, quando fu deciso che la fetta di quella torta attribuita a ogni regione, non dovesse essere proporzionale alla popolazione residente (la Campania è la terza del paese dopo Lombardia e Lazio) ma essere rimaneggiata al Sud in ragione di una maggiore quota di giovani e minore incidenza di anziani nella popolazione. Tutto ciò a dispetto della storica arretratezza delle reti sanitarie del Sud, delle reiterate penalizzazioni del Mezzogiorno in termini di investimenti strutturali, strumentali e di personale. A dispetto del fatto che al Sud, in particolare in Campania, vi è una minore aspettativa di vita alla nascita dei cittadini che pagano pegno per almeno 4 anni rispetto alle regioni del Nord. Basti ricordare che nelle nelle tre Regioni del Sud (nell’ordine Campania, Sicilia e Calabria) in cui si registra la maggiore mortalità per tutte le cause (tassi standardizzati, ossia omogenei per sesso e per età) la quota di torta assegnata storicamente dai finanziamenti nazionali è rispettivamente e proporzionalmente la più bassa del paese. 
 


Qui ogni cittadino, ogni testa, ogni donna o uomo non vale, in termini di spesa sanitaria, quanto un cittadino del Nord ma posa nel piatto qualcosa che vale, per la Campania ogni anno circa 250-300 milioni di euro che spalmati per ogni testa fanno circa 45 euro in meno per cure procapite. Rispetto a questo quadro già penalizzante la mappa pubblicata del Corriere prevede, e solo per la Campania, un’ulteriore penalizzazione di quasi due ulteriori punti percentuali. Uno scandalo insomma, che grida vendetta. Eppure l’occasione del Mes è quella giusta per riportare in pari storici squilibri che rimandano ad altri parametri di cui tenere conto. Come la deprivazione sociale, la povertà relativa media legata alla minore capacità di spesa per assistenza sanitaria privata. Determinanti che incidono eccome sulla salute come dicono i parametri di monitoraggio internazionale. A maggiore fragilità socioeconomica corrisponde sempre maggiore fabbisogno di cure sanitarie e sociosanitarie. E invece, proprio quando l’emergenza da Coronavirus consente di recuperare questo gap di arretratezza strutturale di una sanità di un paese storicamente diviso in due, quando vi è l’opportunità per investire ingenti risorse, mai viste nel piatto, per capovolgere il presupposto della migrazione sanitaria, proprio ora viene rispolverata una griglia anacronistica e irricevibile per attribuire risorse seguendo il criterio della anzianità della popolazione, unico parametro per misurare il fabbisogno di cure. Un criterio che fa parti disuguali tra uguali.

Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA