Governo Conte bis, De Luca jr bocciato e Oddati accusa: «Non è con Zingaretti»

Domenica 15 Settembre 2019 di Carlo Porcaro
Tutti contro tutti nel Pd campano dopo le nomine dei sottosegretari. Nulla di nuovo, se non fosse che questa volta sul banco degli imputati finisce anche il governatore Vincenzo De Luca, reo di aver provato a promuovere il figlio Piero facendo, secondo alcuni dem, da tappo alle varie ambizioni dei dirigenti locali. «È stata posta la questione di Piero sottosegretario, ma lui non fa parte della mozione di Zingaretti», spiega Nicola Oddati, responsabile Mezzogiorno del Pd nazionale nonché componente della società regionale Scabec, anch'egli escluso dalle nomine degli ultimi giorni al Governo.
 
«La decisione su di me è stata presa con Zingaretti già quattro giorni prima: non c'erano molti spazi e diverse candidature in campo - svela lo stesso Oddati - Un po' di delusione per la mancanza di campani c'è, inutile negarlo, ma non sempre si può operare con il bilancino territoriale».

La bocciatura principale per il nome del figlio del presidente della Regione: ha subìto il veto dei grillini, non è stato proposto dalla sua corrente Lotti-Guerini al punto che sul tavolo del premier Giuseppe Conte non sarebbe mai giunto ed infine avrebbe bloccato indirettamente altre opzioni di campani. Tra questi, lo zingarettiano doc Massimiliano Manfredi, che è stato nella lista dei sottosegretari fino all'ultimo momento, superato dal romano Morassut e dal potente lucano Margiotta. «Dobbiamo prendere atto di una robusta sconfitta politica di tutto il gruppo dirigente del Pd campano e del suo sistema istituzionale», commenta lo stesso Manfredi. Nel mirino, appunto, il segretario regionale Leo Annunziata, «totalmente assente» in questa fase in cui andava gestita una trattativa sull'asse Napoli-Roma. Nessun cenno, nessun intervento, dimostrando «appiattimento sulle posizioni di De Luca». «In Campania paghiamo debolezza e litigiosità del partito locale oltre all'assenza di luoghi di direzione condivisi - attacca Valeria Valente, anche lei in corsa seppur con meno chance poiché già ricopre la carica di presidente della commissione d'inchiesta sul Femminicidio - Il punto non erano i nomi: non siamo stati bravi come partito locale a far vivere le priorità di un territorio che invece dovrebbe essere principale punto di riferimento per l'intero Mezzogiorno». Partito dove sei? La domanda comune tra dirigenti e militanti che comunque si avviano al congresso provinciale prima di Natale per superare il commissariamento.

La partita del nuovo Esecutivo si lega poi strettamente con le prossime Regionali. Le ultime dichiarazioni rilasciate in tv da De Luca sono state di rottura. La strada del dialogo in Campania coi Cinquestelle appare piena di ostacoli. «Ci sono diverse Regioni che vanno al voto, se dovesse prevalere il centrodestra con la Lega verrebbe minata la stabilità del Governo - avverte Oddati in merito - Siamo appena all'inizio di quest'esperienza, è tutto da costruire, bisogna tentare di creare le condizioni per vincere». Il bis è in dubbio? «Nessuno mette in discussione le candidature dove non abbiamo problemi però questo non significa non aprire al dialogo - precisa l'esponente della segreteria dem - Non si può andare contro la storia, anche noi all'inizio eravamo contrari a Conte e poi abbiamo fatto il Governo». Sul tavolo nazionale, c'è la questione Regionali con possibili alleanze o desistenze tra Pd e M5S. Al momento si lavora alla creazione di un polo civico comune in Umbria, in Emilia-Romagna si punta sull'accordo sull'uscente Bonaccini mentre in Calabria dove è commissario Pd il casertano Stefano Graziano si ipotizza un candidato M5S con il passo indietro di Oliverio. Al momento, De Luca non ha avversari anzi si sente in piena campagna elettorale. Ma se lo scenario cambiasse, allora per calare la nuova alleanza sul territorio tornerebbero di attualità i nomi terzi di Raffaele Cantone o del rettore della Federico II Gaetano Manfredi. Ultimo aggiornamento: 12:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA