Comune di Napoli senza riscossione, l’assessore Baretta: «Grave danno, la Cassazione si esprima»

Il Comune invoca un rapido chiarimenton «Poi dovremo recuperare i ritardi accumulati»

CRO 29 marzo 2022 Il premier Mario Draghi in città, dopo la firma del "Patto per Napoli" al Maschio Angioino il tour al Rione Sanità. Newfotosud Sergio Siano
CRO 29 marzo 2022 Il premier Mario Draghi in città, dopo la firma del "Patto per Napoli" al Maschio Angioino il tour al Rione Sanità. Newfotosud Sergio Siano
di Luigi Roano
Domenica 26 Maggio 2024, 10:00
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«Ora la Cassazione decida presto - racconta l’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta - a questo punto ben venga un chiarimento definitivo sulla società “Napoli obiettivo valore”. Per noi il progetto riscossione è un progetto fondamentale del “Patto per Napoli” e per il rilancio della città». Lancia l’allarme Baretta e non ha torto. Del resto il Comune in questo pasticcio è di fatto parte lesa e si è costituito innanzi alla giustizia tributaria chiedendo «l’estromissione dal processo per difetto di legittimazione passiva, essendo Napoli Obiettivo Valore l’unica legittimata passiva, quale soggetto concessionario dell’attività di accertamento e riscossione delle imposte locali». Vuole chiarezza il Comune perché se la Cassazione dovesse decidere che “Napoli obiettivo valore” non ha i requisiti per essere l’agente riscossore delle tasse bisognerebbe rifare - questa una delle più concrete opzioni - una nuova gara e cercare un’altra società o affidarsi direttamente a Municipia proprietaria della Napoli obiettivo valore guidata da Luca Bianchi. Si perderebbero mesi a essere ottimisti. Una beffa nell’anno in cui cala il debito complessivo di Palazzo San Giacomo di 750 milioni vale a dire che da 5,2 miliardi scende a 4 miliardi e 450 milioni. Di cui 2 miliardi di non riscosso di Tari, Imu, multe e Cosap affidate appunto alla Napoli obiettivo valore. Risultato ottenuto grazie al quasi mezzo miliardo proveniente dal “Patto per Napoli”, firmato dal sindaco Gaetano Manfredi con l’allora premier Mario Draghi - siamo ad aprile del 2022 - che riverserà nel giro dei prossimi vent’anni nelle casse del Municipio altri 700 milioni. Gli altri 250 milioni di recupero del debito sono arrivati certamente per una rinnovata pratica di buona amministrazione, ma anche dai grossi sacrifici sopportati dai napoletani che hanno pagato il doppio aumento dell’Irpef, della Tari, dei costi dei servizi a domanda individuale quali le mense scolastiche, gli asili, l’affitto di tutti i siti del Comune per fare qualche esempio. Cosa significa? Che la riscossione, perno del “Patto” ha inciso pochissimo in questi due anni. E proprio ora che stava funzionando, in tre mesi sono stati incassati 35 milioni, utile ad alleggerire il peso fiscale che grava sui napoletani si blocca. 

Un tema che ha ben presente Baretta: «La società - spiega l’assessore - recupera mediamente 4-5 milioni al mese qui di se c’è un problema dobbiamo affrontarlo subito». Il meccanismo varato da Draghi serve per rimettere in piedi i Comuni in «procedura di riequilibrio dei conti». Nel provvedimento le leve per riequilibrare le finanze sono la messa a reddito del patrimonio immobiliare, la leva fiscale e la riscossione. L’innovazione vera sta proprio nella riscossione. Napoli è ferma a poco più del 40%, pagano le tasse solo 4 cittadini su 10, con il Patto tutto quello che viene recuperato in più va nelle casse del Comune e non dello Stato.

Soldi utili a ristorare i napoletani dalle tasse che sono aumentate e migliorare i servizi dai trasporti, al verde passando per i rifiuti. Baretta nella relazione sul bilancio 2024-2026 scrive: «Bisogna ragionare su alcuni dati: il nostro bilancio è sotto controllo, nella consapevolezza però che ogni anno dobbiamo pagare la quota del debito finanziario da 130 milioni, la stessa cifra per il disavanzo e 311 milioni da mettere nel Fondo crediti di dubbia esigibilità». Nella sostanza Baretta non può mettere nel piatto della crescita ben 570 milioni, soldi che il Comune ha in cassa, ma non può scaricare sulla spesa corrente perché deve ripianare il super debito dovuto al flop della riscossione. «E dall’anno prossimo la rata del Patto sarà ancora consistente 151 milioni - conclude Baretta - ma poi calerà e si standardizzerà sui 40 milioni l’anno fino al 2042. L’anno in cui finiamo il mandato, il 2026, sarà il più difficile e ci stiamo attrezzando». 

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