Esame per cancellieri, le mire di Luigi Cesaro

Lunedì 29 Giugno 2020 di Leandro Del Gaudio

Un po' si lamenta del fratello Antimuccio, che lo ha costretto ad andare «casa per casa» a chiedere voti, poi pensa al figlio Armando, che dovrebbe farsi un giro a Sant'Antimo per capire come funziona la politica, infine mostra una certa attenzione per un concorso del Ministero di Giustizia: una selezione che potrebbe riguardare migliaia di persone, che spinge un volpone come Luigi Cesaro a ragionare sulla possibilità di contattare qualcuno. Un concorso che vale oro - sembra di capire -, visto il consenso elettorale che ne deriva, perché - scandisce a chiare lettere il senatore azzurro - «là prendiamo i voti che non abbiamo mai preso». Eccole le 31 intercettazioni telefoniche che riguardano Luigi Cesaro, quelle - per intenderci - finite al centro di una doppia partita, sotto il profilo giuridico e politico. Inchiesta sulle presunte infiltrazioni della camorra del clan Puca a Sant'Antimo, tzunami contro la famiglia del senatore: ai domiciliari Aniello e Raffaele, in cella Antimo (difeso dai penalisti Claudio Botti e Fabio Fulgeri, oggi ha il Riesame); richiesta di arresto per Luigi Cesaro, cosa raccontano i brogliacci della Dda? Materiale inedito, il nove luglio udienza camerale per stabilire se le intercettazioni della voce di Luigi Cesaro (che è difeso dai penalisti Alfonso Furgiuele e Michele Sanseverino) devono essere distrutte (in quanto ricavate dal telefonino del suo principale collaboratore Luigi Vergara) o possono essere utilizzate nel corso dell'inchiesta a suo carico.

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Partiamo dalle attenzioni sul concorso bandito all'ombra del ministero di giustizia. È il 30 aprile del 2018, Cesaro e Vergara sono in auto. Dice quest'ultimo al senatore: «Gigi se ti trovi a Roma vedi se hanno... vedi di sapere se hanno affidato a dei cancellieri a quella società la... Ho detto a Di Ronza ieri, gli ho detto vedi di acchiappare Pellino...»; e Cesaro non se lo fa dire due volte: «Quello scemo ci doveva far sapere là? Fammi chiamare Gianluigi (Di Ronza, ndr), dico mandami il numero di questo tanto questo sta a Roma, lo vado a trovare».

Per un po' i due tornano a parlare di politica, anche se poi il discorso torna sulla storia del concorso. Verifiche dei carabinieri del Ros, agli ordini del comandante Gianluca Piansentin, in un'inchiesta condotta dai pm Giuseppina Loreto e Antonella Serio. Dunque Luigi Cesaro insiste: «No, perché là prendiamo i voti che non abbiamo mai preso»; e Vergara: «Se gli dobbiamo regalare qualcosa...»; Cesaro: «Va bene, non ti preoccupare...»; Vergara: «Sai perché è buono questo? Perché è vero che ci stanno due o trecentomila persone, quante ne sono... ma il bando parla che devono portare agli scritti solo tremila e duecento; capito? Tremila e duecento ammessi agli scritti, un bando standard, poi dopo sono uscite anche le commissioni, quelle che devono fare il concorso dagli scritti...». E Vergara chiarisce a Cesaro: «Allora là vi stanno magistrati, un sacco di funzionari del ministro di grazia e giustizia che stanno a Roma...»; Cesaro: «Ah ci stanno?»; poi una domanda sibillina: «Ce l'hai tu?». E di fronte alla risposta affermativa di Vergara, Cesaro chiarisce: «Ce le dobbiamo guardare un poco insieme». A questo punto il socio di Cesaro, si racconta: «Stanno parecchi funzionari che lavorano al ministero di Grazia e giustizia perché quelli hanno fatto la commissione principale e quattro sotto commissioni... i presidenti sono sempre tutti magistrati però poi all'interno ci sono parecchi funzionari... però la botta buona è la selezione... Hai capito o no? E allora tu, alla fine dell'opera sempre con quel concorso là se li prendono».
 


Ma torniamo a discorsi più strettamente politici. Luigi Cesaro parte da un presupposto: «Dobbiamo sciarmare tutt cos...», sfoderando poi un turpiloquio delle peggiori occasioni. È una continua ricerca di compromesso per cercare il candidato sindaco e riempire le liste, tanto che il senatore sbotta: «Mi devi credere... a me prima la politica piaceva... ma mi è venuto un dolore di testa... ti giuro sui miei figli...»; a questo punto Vergara lo interrompe e ridendo gli chiede del figlio Armando, fino a fargli una specie di provocazione: «Veniva un poco qui, gli facevi fare un poco le ossa, lo facevi sedere un poco con Ferriero», quello che al ristorante «ha mandato indietro i fragoloni, perché aveva chiesto le fragoline di bosco». Parole che Luigi Cesaro potrà chiarire in ogni momento, come la conversazione che intrattiene con Francesco Di Spirito, a proposito di un foglietto. Dice Di Spirito a Cesaro: «Conservati questo foglio, sono quelle notizie che mi hai cercato, questi sono quei signori, hai capito? Sono quella gente che hanno fatto quell'accertamento». E di fronte all'incertezza di Cesaro («ma non sono quelli della finanza?»), Di Spirito gli dice perentorio: «Mettitelo in tasca e brucialo... a te non manca...». 

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