Reddito di cittadinanza, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: «Dobbiamo aiutare le famiglie»

Sos del sindaco di Napoli per non lasciare solo il Mezzogiorno

Il sindaco Gaetano Manfredi con Marisa Laurito all'inaugurazione della Fiera Natalizia a San Gregorio Armeno
Il sindaco Gaetano Manfredi con Marisa Laurito all'inaugurazione della Fiera Natalizia a San Gregorio Armeno
Giovedì 24 Novembre 2022, 10:35 - Ultimo agg. 25 Novembre, 00:05
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«Sul reddito di cittadinanza ci vuole grande attenzione. Dimenticare i poveri non è degno di un grande Paese e in un momento di difficoltà economica così grande non possiamo lasciare le famiglie senza reddito». Lo ha detto il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, intervenuto a Skytg24, interpellato sulla manovra del Governo Meloni.

Manfredi ha sottolineato come «le aree più marginali e le fasce sociali più marginali del Paese» non siano «solo al Mezzogiorno: il reddito di cittadinanza è in Lombardia, in Veneto, in Emilia, ci sono più percettori al Sud ma ci sono anche al Nord». 

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Per Manfredi «lasciare le famiglie senza reddito significa persone che non hanno risorse per poter fare la spesa, per poter mangiare e poter avere quel minimo di dignità all'interno delle nostre comunità. Quindi combattiamo ovviamente gli sprechi e gli abusi, potenziamo le politiche di sostegno al lavoro, però non lasciamo indietro le persone che sono in difficoltà. Non possiamo negare che la povertà sta crescendo, far finta che non succede niente e che i poveri li possiamo dimenticare non è un'azione degna di un grande Paese democratico, soprattutto in un momento di difficoltà come questo». 

Quanto alle scadenze Pnrr«sappiamo che il 2026 è un tempo estremamente ridotto, ma dobbiamo evitare di entrare nel racconto italiano per cui si rinvia sempre e le opere si fanno in 30 o 50 anni e si completano quando non servono più». Così Manfredi interpellato sull'esigenza evidenziata dal ministro della Protezione civile Nello Musumeci di spostare i termini delle opere realizzate nell'ambito del Pnrr al 2028. Una ipotesi, al momento; mentre l'incremento del 10% dei fondi assegnati agli enti locali per le gare del Pnrr «è sicuramente poco, perché se vediamo i tariffari regionali l'incremento è molto maggiore. Ma mi rendo conto che lo sforzo del Governo sia straordinario, perché aumentare del 20 o del 30% gli importi delle gare significa mettere in campo risorse molto importanti».

Manfredi spiega: «Immaginare non solo un contributo assoluto ma anche un fondo di rotazione che possa consentire ai Comuni di accedere a queste risorse in fase di indizione della gara, in cui si deve coprire il costo completo, ed eventualmente riassorbire una parte di queste somme con i ribassi potrebbe essere uno strumento tecnico che consenta ai Comuni di operare rapidamente, al Governo di non dover mettere risorse eccessive rispetto alle possibilità. Noi abbiamo bisogno subito di queste risorse, altrimenti i tempi di partenza delle gare del Pnrr non ci consentiranno di rispettare gli obblighi che noi abbiamo con la Commissione europea».

Intanto, prosegue il dibattito sulla autonomia: «Non sono contrario come principio generale perché l'autonomia è un valore, ma il tema è per cosa, e come si fa. Ci sono temi su cui non è possibile che ogni Regione possa agire in modo indipendente perché anche la dimensione nazionale è troppo piccola, oggi che parliamo di un'Europa che deve confrontarsi con grandi giganti globali come la Cina, gli Usa e l'India. Non si può pensare che ognuno faccia la sua politica dell'energia o dell'istruzione, è antistorico e irrealistico».

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