Da Ingroia a Fico e Zingaretti, tutte le piroette del sindaco de Magistris

Venerdì 20 Settembre 2019 di Carlo Porcaro
In sei anni de Magistris ha ipotizzato ogni possibile alleanza. Tranne quella con il centrodestra, dalle elezioni politiche del 2013 alle Regionali 2020, agli organi di informazione è stata consegnata un'idea diversa per ciascuna stagione politica. Dal lancio di Rivoluzione Civile schierata all'estrema sinistra al dialogo con il Movimento Cinquestelle passando per l'endorsement a Potere al Popolo fino all'ultimo scenario di accordo con Pd e grillini condizionato alla defenestrazione di Vincenzo De Luca.
 
«Serve un candidato potabile, impegnato sulle tematiche ambientali e la legalità», l'identikit tracciato in un'intervista a Il Fatto Quotidiano sul possibile governatore. Coperti, insomma, tre quarti di arco costituzionale: dalla sinistra di Antonio Ingroia candidato premier al feeling con il presidente della Camera Roberto Fico per terminare con uno scenario di centrosinistra. Quasi sempre, il sindaco di Napoli ha messo se stesso al centro di un'operazione politica rimasta però sospesa tra l'annuncio mediatico senza presentazione di una lista ed il fallimento nelle urne. Questa volta, l'ex pm non si è autocandidato: vuole favorire le condizioni per una coalizione che faccia fuori l'attuale governatore e poi provi a sconfiggere il centrodestra a trazione salviniana.

Il tentativo di creare un partito nazionale lo fece alle Politiche del 2013: fece dimettere due suoi assessori, Sergio D'Angelo e Alberto Lucarelli, immolandoli sull'altare di una Rivoluzione civile bocciata miseramente dagli elettori. Un esperimento che avrebbe dovuto consentirgli di fare il sindaco, ma anche di pensare ad un futuro romano. Com'è finita, lo sanno tutti. Con una rottura con lo stesso ex collega magistrato. «Ha detto che Rivoluzione Civile è morta e che c'erano troppe facce vecchie? Lealtà e amicizia non sempre reggono. Io mi comporto diversamente. Certo, de Magistris ha molti problemi come sindaco: è criticato dai cittadini napoletani e mi rendo conto che voglia proteggersi dall'effetto della sconfitta, anche se ne è corresponsabile», commentò Ingroia. Fallita un'impresa, de Magistris si è concentrato a vestire i panni del sindaco di strada, quando fu sospeso per la legge Severino. Rieletto nel 2016 con una coalizione variegata composta da esponenti dei centri sociali, moderati cattolici e riformisti, il primo cittadino si è guardato di nuovo intorno. Ha contrastato il governo Renzi arrivando ad insultarlo in campagna elettorale per le Comunali e dichiarando «derenzizzata» Napoli, si è accomodato invece rispetto al premier Paolo Gentiloni. Qualcuno, anche a nome suo, si adoperò infatti per un dialogo con i nemici di sempre, il Pd appunto. Alle Politiche del 2018 de Magistris avrebbe dovuto avere una voce in capitolo ed invece si limitò a sposare i ragazzi di Potere al Popolo guidati da Viola Carofalo. «È molto bello: credo che da Napoli - spiegò il sindaco - parta un fresco profumo di libertà trainato da un'energia giovanile. Magari sono operazioni che non troveranno oceani di voti. Però il segnale che noi volevamo lanciare da Napoli è questo: e cioè che è possibile liberare energie politiche, che è possibile, per i giovani, mettersi in gioco e candidarsi». Pap poi si è fermata perché osteggiata dagli stessi sostenitori del sindaco, appartenenti al mondo dei centri sociali. Da qui l'opzione, più pragmatica, di scegliersi l'interlocutore all'interno dei Cinquestelle che nel frattempo si erano accordati con Salvini. È nato infatti un feeling con Fico per un possibile do ut des: l'esponente grillino - capo dell'ala sinistra dei pentastellati - suo successore a Palazzo San Giacomo e lui presidente della Regione. Ma il resto dei Cinquestelle, i dimaiani per intenderci, hanno rispedito l'invito al mittente. Da qui il dialogo aperto, e ancora in corso, con il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

Salvini, è storia di agosto, ha fatto poi cadere il governo Conte. Renzi e Grillo ne hanno promosso il bis con Pd e M5S clamorosamente alleati. Come atteggiarsi di fronte a tale novità? De Magistris ha attaccato frontalmente Di Maio definendolo specializzato nel «resuscitare i morti» e poi si è aggregato al campo largo in costruzione sui territori tra mille difficoltà e ritrosìe. «Questo nuovo quadro - ha detto - può rafforzare l'idea di convergenze anche a livello locale. Noi lavoreremo per costruire un campo largo per le Regionali, una coalizione civica in cui non si abbiano pregiudiziali su nessuna candidatura, purché sia alternativa al salvinismo imperante e all'esperienza di De Luca». Per le Regionali c'è tempo, le idee si possono ancora cambiare. To be continued. © RIPRODUZIONE RISERVATA