Napoli, i delusi M5S verso Lega o non voto: pochissimi hanno scelto Pd

Mercoledì 29 Maggio 2019 di Francesco Pacifico
Da un lato c'è l'astensione che - come avvenne nel 2014 per Matteo Renzi quando raggiunse il 40% - ha gonfiato a dismisura il successo del Carroccio alle Europee. Dall'altro, soprattutto, ha pagato una transumanza di elettori grillini, delusi da Di Maio & Co, che domenica hanno scelto Matteo Salvini. Ci sono queste due tendenze dietro il 23,4% raccolto dalla Lega nel Mezzogiorno, Napoli e Campania in primis. A queste conclusioni sono arrivati i politologi dell'istituto Cattaneo di Bologna, studiando i flussi elettorali partendo dai risultanti in alcune grandi città campione come Napoli e Palermo nel Meridione.

Al riguardo, spiega il presidente del Cattaneo Pier Giorgio Ardeni: «Per capire quello che è successo il 26 maggio in tutto il Sud e soprattutto a Napoli, dobbiamo partire dal fatto che la minore partecipazione è legata principalmente ai grillini. I quali o non sono andati a votare, oppure, quando si sono presentati al seggio, hanno puntato su Salvini». Solo pochissimi, 1,2 ogni cento, sono andati al Pd. Non a caso nel monitoraggio sui flussi dell'istituto bolognese si legge che «i fedeli, coloro i quali confermano la loro fiducia al M5s, sono una minoranza, che in genere si aggira intorno a un terzo, o poco più, del bacino elettorale accumulato nel 2018».
 
Guardando ai singoli numeri, si scopre che nei quattro collegi della città di Napoli, un terzo dei nuovi voti raccolti dalla Lega, su 36mila totali, proviene dal mondo dei Cinquestelle. Invece un altro terzo è di provenienza Forza Italia, mentre soltanto le briciole sono recuperate dal Pd o da Fratelli d'Italia. Interessante anche la performance del Partito democratico, seconda forza nel capoluogo campano con quasi 70mila consensi. Il Nazareno riesce a mantenere il 70% di chi l'aveva scelto alle scorse politiche, mentre il resto viene conquistato dal bacino di Leu e, meno, dai Cinquestelle. I grillini vedono andare in fumo metà dei voti del 2018 che hanno finito per gonfiare il fronte dell'astensione. Stesso trend sotto il Vesuvio anche per gli azzurri, fermi al 9,1 per cento e sotto la media di tre punti rispetto alla media che i berluscones hanno tenuto in tutto il Sud.

Questi i numeri nudi e crudi. Ma per capire meglio i flussi - secondo Ardeni - bisogna «andare a vedere il profilo degli elettori. Il passaggio di consensi dai Cinquestelle alla Lega è per lo più legato a un ceto medio basso, che sperava che i grillini potessero garantirgli prestazioni welferistiche in grado di migliorare la loro esistenza. Invece, vista l'entità del reddito di cittadinanza e le difficoltà a ottenerlo, hanno deciso di puntare su Salvini. Così al Movimento sono soprattutto rimasti quei militanti, che credono ancora nel progetto di Di Maio e, per quanto delusi, sono pronti a dargli un'altra chance. Detto questo, il Carroccio, soprattutto a Napoli, non sfonda, rendendo il quadro politico ancora più frastagliato». Socialmente diversa la base elettorale del Partito democratico e di Forza Italia. «Il Pd - continua il presidente del Cattaneo - ha finito per riprendersi i consensi persi nelle ultime tornate di loro storici elettori che hanno scelto i Cinquestelle come Leu. Sono comunque professionisti, gente affermata, ed è anche per questo che il Nazareno non recupera un voto in più del dovuto. Forse paga anche le divisioni nella sua leadership locale. Emblematico, in quest'ottica, il fatto che il partito di Zingaretti recuperi nel quartiere Chiaia oltre 20 punti percentuali dal bacino un tempo di Forza Italia, mentre nelle aree più periferiche questo passaggio non c'è».

Pur con gradazioni diverse le stesse tendenze si registrano in tutto il Meridione, dove c'è uno scarto importante però tra i risultati delle Europee e delle amministrative. «Anche su questo fronte i Cinquestelle - nota Ardeni - pagano lo scotto di non avere una struttura e una presenza capillare sul territorio, che invece il Carroccio si sta dando». E tanto basta per gonfiare le performance del Partito democratico e di Forza Italia. Andando nello specifico delle Regioni del Sud, la Puglia punisce con la stessa intensità i grillini come gli azzurri e premia il Capitano quanto Zingaretti. In Calabria e in Sicilia sempre Salvini «fa il pieno di voti, anche perché visto come l'unico politico in grado di garantire politiche welferistiche. Ma più complessivamente questo scenario non sarà cristallizzato, perché nel Mezzogiorno i pentastellati rischiano ancora di indietreggiare se continueranno a sembrare ondivaghi sull'autonomia e se i partiti tradizionali, partito democratico in testa, torneranno a occuparsi di sociale». © RIPRODUZIONE RISERVATA