Il Patto per Napoli prende forma in consiglio comunale: «Aumento Irpef solo a partire dal 2023»

Venerdì 21 Gennaio 2022 di Emiliano Caliendo
Il Patto per Napoli prende forma in consiglio comunale: «Aumento Irpef solo a partire dal 2023»

A margine della seduta monotematica del Consiglio Comunale sul cosiddetto “Patto per Napoli”, ovvero i commi che vanno dal numero 567 al 580 della legge di bilancio nazionale 2022, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e l’assessore al bilancio Pier Paolo Baretta rassicurano tutti: «È escluso per il 2022 un aumento delle tasse».

L’aumento partirà però dall’anno successivo e sarà contenuto, annuncia il primo cittadino: «Stiamo valutando la possibilità d’intervenire sulle tasse aeroportuali e con un aumento dell’aliquota Irpef che è nell’ordine dello 0,1-0,2% solo per le fasce alte. Un esborso di poche decine di migliaia di euro all’anno per coloro che hanno redditi alti».

Il sostegno dello Stato a Palazzo San Giacomo si tradurrà nell’erogazione di un contributo statale a fondo perduto di 2,670  miliardi, che verrà ripartito tra i comuni capoluogo di città metropolitane che abbiano, al 31 dicembre del 2021, maturato un disavanzo pro capite superiore ai 700 euro (si tratta di 4 città: Napoli in testa, con un disavanzo pro-capite di 2.303 euro; poi Palermo, Reggio Calabria e Torino). Il contributo sarà elargito nell’arco di 21 anni (dal 2022 al 2042), così distribuito: 150 milioni nel 2022; 290 mln per ciascun anno ’23 e ’24; 240 nel 2025 e 100 in ciascun anno dal 2026 al 2042. Siccome la ripartizione avverrà in maniera proporzionale al debito complessivo, a Napoli spetteranno tra gli 1,2 e gli 1,3 miliardi di euro.

«Oggi l’ente è praticamente in dissesto considerando che il piano di rientro della precedente amministrazione non è stato approvato. L’intervento governativo è un intervento straordinario che richiede uno sforzo su più aspetti: in primo luogo la riscossione. È tra le più basse d’Italia, solo il 27% delle tasse riscosse» ha aggiunto il sindaco Manfredi che, entro il 15 febbraio, per rendere operative le misure di sostegno dello Stato centrale, dovrà suggellare il Patto con una firma insieme al presidente del Consiglio - per ora - Mario Draghi. L’ente dovrà poi assicurare risorse proprie pari ad almeno un quarto del contributo che arriverà poi di anno in anno da destinare al ripiano del disavanzo e al rimborso dei debiti finanziari. 

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Sulla riscossione l’assessore Baretta sciorina alla stampa e in Aula numeri preoccupanti: «Dobbiamo migliorare le riscossioni: abbiamo 500 milioni di euro di multe non pagate. Se prendiamo la Tari: abbiamo 250 milioni di euro di cartelle non pagate. Prima di parlare di tasse dobbiamo affrontare queste questioni». L’ex sottosegretario del Mef durante il governo Conte II in Sala dei Baroni poi legge la relazione già anticipata in Commissione bilancio, soffermandosi proprio sul nodo delle tasse: «Dobbiamo conseguire l’allargamento della base imponibile; ovvero della platea dei contribuenti e il recupero della evasione».

Proprio sulla tassa sui rifiuti l’assessore originario di Venezia traccia un quadro migliorato rispetto a qualche anno ma comunque desolante: «Negli ultimi anni si registra un miglioramento della riscossione ordinaria che passa dal 41,4% del 2017 al 61,27% del 2020, ma il quasi 40% che non incassiamo corrisponde a circa 80 milioni l’anno che si accumulano nei residui e che formano quei 512 milioni di arretrati, sui quali il recupero è irrisorio: 5,25% del 2020, il 7,85 nel ‘19, 5,99% nel 2018». E la differenza territoriale tra quartiere e quartiere sull’evasione è solo «relativa»: se la quota riscossa a Poggioreale è al 38%, a Posillipo siamo al 45%; se a Scampia è appena al 29% nel salotto di buono di Chiaia è solo al 41%. 

Sul tema il sindaco ha confermato il pieno supporto del Ministero dell’Economia e della Guardia di Finanza per l’emersione piena dell’elusione fiscale. «Ci sarà un lavoro informatico attraverso l’incrocio delle banche dati» precisa Manfredi. «Ci sono persone nemmeno registrate e poi c’è il problema di chi è registrato e non paga. Gli avvisi di pagamento vengono mandati con enorme ritardo. In alcuni casi siamo fermi al 2015: se non si mandano gli avvisi di riscossione tutte le tasse vanno in prescrizione. In una città normale, se ci si avvale dei servizi, chi deve pagare paga». Per i crediti commerciali l’amministrazione comunale ricorrerà ad un «saldo e stralcio»: un piano di transazioni tombali a cui riconoscere un valore tra il 40 e l’80%, in ragione della anzianità del credito. Le modalità del piano sono spiegate all’interno della relazione vergata dalla firma dell’assessore Baretta: «Nei prossimi giorni il Comune emetterà un avviso che annuncia l’avvio della procedura. I creditori debbono costituirsi tali entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso. La non costituzione da parte del creditore costituisce rinuncia al credito. Successivamente il comune, esaminate le richieste e suddividendole per anzianità del credito, avvia, in quest’ordine, le proposte transattive che dovranno essere formalizzate, tutte, entro il 15 giugno 2022. Il creditore ha un mese di tempo, dalla data della proposta, per accettare o meno. Se accetta verrà liquidato in 20 giorni, se rifiuta ha a disposizione le vie ordinarie che la legge prevede». 

La relazione infine esclude categoricamente ogni possibilità di privatizzazione delle partecipate comunali ma l’amministrazione promette la loro «riorganizzazione». «Le reti non si privatizzano – si legge nella relazione - semmai si affidano in gestione e niente impedisce che si possano associare alla gestione società pubbliche nazionali o locali, che stanno dando prova di una gestione di qualità nei loro campi di intervento». Discorso simile quello sul patrimonio: «Serve un censimento completo e definitivo – sottolinea Baretta – Ci sono 65mila immobili comunali, molti in condizioni critiche. Abbiamo immobili pubblici non accatastati: serve maggiore semplificazione tra gli uffici e Napoli Servizi (la partecipata comunale che ha in gestione il patrimonio immobiliare del Comune ndr)».

Sull’aumento delle tasse a partire dal 2023 è bagarre in aula con il consigliere di minoranza Catello Maresca che attacca: «Auspico che da quest’aula non esca l’impegno di un aumento delle tasse entro il 2023 o 2024. L’eventuale impegno deve essere procrastinato in maniera più lontana nel tempo possibile. Credo che si possa ragionare su programmi che diventino almeno triennali. Quello sarà il momento in cui potremo valutare come stanno andando gli interventi di risanamento del debito». L’altro tema, su cui le opposizioni hanno strigliato la maggioranza, è l’ipotetico aumento dei canoni di locazione delle case popolari. Sul punto è stato presentato un ordine del giorno da parte del consigliere comunale di Cambiamo, Rosario Palumbo, che così recita: «Si impegna l’amministrazione a non avvalersi della facoltà di incrementare aliquote e tariffe socialmente sensibili come l’addizionale Irpef e i canoni di locazione degli alloggi Erp, in considerazione della perdurante crisi economica e sociale che la città di Napoli sta ancora attraversando, aggravatasi con gli effetti della pandemia». L’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità, all’insegna della collaborazione istituzionale.

Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 08:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA