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Napoli, Calenda presenta il suo libro: «Renzi e il Pd? Disponibile a discutere»

Mercoledì 6 Luglio 2022 di Emiliano Caliendo
Napoli, Calenda presenta il suo libro: «Renzi e il Pd? Disponibile a discutere»

Alla presentazione napoletana del suo ultimo libro «La libertà che non libera – Riscoprire il valore del limite», Carlo Calenda ne ha per tutti. La destra? «È passata dal difendere i valori e l’ordine a chiedere l’assenza di regole come Trump in America sulle armi o i no-vax».

La sinistra? «Fa moralismo. Enrico Letta fa un tweet bellissimo: gas russo, si chiude. Io chiedo come? Nessuna risposta. Se tu fai moralismo devi solo dire green è bello». E poi alla platea di circa 300 persone - tra simpatizzanti, militanti e gli alti gradi di Azione in Campania (presente fra gli altri il consigliere comunale Antonio Bassolino) - riunitesi per l’occasione sulla terrazza vista golfo del Circolo Canottieri Napoli, l’ex ministro dello sviluppo economico espone la sua Weltanschauung.

Da Giuseppe Mazzini a Étienne De La Boétie, per spiegare che «la servitù volontaria» di abdicare al proprio ruolo di cittadino attivo, affidandosi al politico di turno, «pone le basi per la dittatura». E poi i soliti strali a Grillo, Salvini, Meloni, fenomeni passeggeri del momento che «non hanno mai gestito nulla in vita loro, neanche un condominio». Calenda attacca poi la cancel culture, radicata soprattutto nel mondo anglosassone, citando l’esempio del Globe Theatre di Londra costretto a organizzare corsi sull’antirazzismo perché alcuni passaggi delle opere di Shakespeare sono stati considerati razzisti dal politicamente corretto di oggi. Il Calenda scrittore pone poi la sua attenzione sul ruolo dei social media nella (dis)educazione dei più giovani: «Nel Mezzogiorno d’Italia sette ragazzi su dieci non hanno mai aperto un libro. L'età media di un bambino sui social è di 11 anni. Non ci potrebbe stare perché la legge dice che è consentito dai 14 anni. Ciò accade perché i social non sono verificati. Instagram – tuona - è il campione dell'idiozia. Oggi la capacità di conversazione è ridotta a zero dall'asilo. I genitori lo consentono perché tanto lo fanno tutti».

Parole durissime destinate a uno dei Big Tech. Eppure, in passato il ceo di Meta, Mark Zuckerberg, andò a trovare a Palazzo Chigi prima Renzi (quando era premier) e recentemente Mario Draghi. Allora cosa direbbe Calenda a Zucky se dovesse diventare presidente del Consiglio?

«Prima d’incontrare Mark Zuckerberg, che è una cosa di cui non mi frega tassativamente nulla, direi che serve una norma a livello europeo di cui si sta discutendo per cui sui social ci stai con il tuo nome, cognome e identità verificata. Per cui se insulti uno oppure sei un bot russo, uno lo viene a sapere. A Zuckerberg direi che è meglio se il Metaverso lo fa vedere alla sua famiglia e ai suoi amici, e che in Italia non ci deve arrivare».

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C’è tempo pure per parlare di politica. Quando gli si chiede se è possibile riaprire un canale di comunicazione con il Partito Democratico nell’ottica di un’alleanza nel 2023 nel caso il M5S fuoriuscisse dal governo, Calenda risponde così: «Noi facciamo la nostra strada e siamo sempre rimasti lì. Ho sempre detto che ci vorrebbe un fronte ben più ampio del Pd. Dovremmo fare un grande fronte repubblicano tra i partiti che governano insieme in Europa, quindi anche Forza Italia, e perché no l’area governista della Lega. Non lo faranno – precisa - perché sono legati a questo bipolarismo finto: s’insultano prima delle elezioni e stanno insieme dopo le elezioni. Noi, invece, andremo diritti e indipendenti. Chi vuole venire con noi è ben accetto».

E su Renzi e Italia Viva? «Bisogna capire cosa vuole fare Renzi. Nella vita le chiacchiere sono una cosa, i fatti un altra. Nelle ultime elezioni, in tutti i capoluoghi di provincia dove noi siamo andati indipendenti con un Terzo Polo con più Europa, Renzi, avendo tra l’altro ottimi risultati, o stava con la destra o con la sinistra insieme ai 5 Stelle. Non so cosa voglia fare, bisognerebbe chiederlo a lui». Ma si sa, le amministrative sono una storia, le elezioni politiche tutt’altra. Ma Calenda pare tirare dritto comunque.

«Se hai l’opzione – dice - di presentarti alle politiche con un Terzo Polo che è costruito ed è forte, e non ci vai, fai una scelta politica. Detto questo, io son sempre disponibile a discutere. Il problema è che si capisca che io la politica del “sto con i 5 Stelle”, “poi non sto con i 5 stelle” e poi mi ci rimetto con loro, quella roba non è per noi. La capisco e capisco Renzi che è un bravissimo tattico della politica, ma noi qui stiamo cercando di fare un altro lavoro. Vale a dire di rifondare la rappresentanza su un modo di fare politica molto netto, molto serio e molto trasparente. Che non sia la mossa del cavallo (come dal titolo di uno dei libri di Renzi) ma più una torre». E quando dai cronisti presenti viene tirata fuori l’ipotesi di una convergenza centrista con il ministro degli esteri Luigi Di Maio, neo-scissionista del M5S, fondatore di quella che è allo stato attuale una «cosa» chiama Ipf (Insieme per il Futuro), il leader di Azione taglia corto bruscamente, quasi irato.

«Non cosa sia la corrente centrista di Draghi, che loro facessero le loro cose, noi facciamo le nostre. Perché dovrei allearmi con Di Maio che è un disastro umano?». Sul giudizio dell’operato del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, Calenda non si sbottona pur affermando di stimarlo: «Troppo presto per dirlo. Reputo Manfredi una persona perbene di cui ho stima. Credo che la situazione sia piuttosto pericolante ancora, forse non come a Roma che ha una situazione veramente infernale. Diamogli tempo».

E sul Pnrr al Sud lancia l’allarme: «Vedo – avverte - che nel Mezzogiorno non ci saranno risultati perché i Comuni non hanno le competenze tecniche per fare i bandi, né per fare i Rup, né per portare avanti tutto il processo. Abbiamo fatto una proposta molto dettagliata sia nella possibilità di avvalersi di società esterne sia in quella di pagarle con 2 miliardi di euro che vanno stanziati. Se lo faranno, allora si spenderanno questi soldi, altrimenti saranno l’ennesima occasione persa per il Mezzogiorno». Date le recenti fibrillazioni del Governo, un appello alla serietà in perfetto stile calendiano, pragmatico, non può mancare: «A giorni alterni Conte e Salvini danno un ultimatum a Draghi. Sono in realtà penultimatum perché cadono sempre. E tuttavia creano una gran confusione in un momento che più drammatico di questo non potrebbe essere. È il momento di smetterla e di dedicarsi a fare le persone serie». 

Ultimo aggiornamento: 13:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA