Napoli, Renzi non fa breccia (per ora): ecco chi sono i suoi fedelissimi

Mercoledì 18 Settembre 2019 di Adolfo Pappalardo

Per ora non c'è la valanga. Anzi. Solo una piccola e sparuta pattuglia abbandona il Pd per abbracciare il progetto renziano. Ma, attenzione, perché siamo solo all'inizio e anche tra i democrat di stretta fede zingarettiana serpeggia il timore che molti possano mollare dopo. Nei prossimi mesi. Magari dopo essersi fatti candidare nelle liste democrat per Comunali e Regionali per passare, un minuto dopo l'elezione, sotto le bandiere renziane. E sì, in questo caso, sarebbe un effetto valanga difficile poi da contenere.
 
Anzitutto ecco chi ha deciso di seguire l'ex premier nella nuova avventura. Il parlamentare Gennaro Migliore, da sempre legato all'ex premier e all'ex ministro Maria Elena Boschi sin dal suo approdo nel Pd, e l'ex senatrice Graziella Pagano. «Per costruire una nuova strada ci vogliono coraggio e visione. Oggi possiamo provarci ancora. Forti delle nostre idee e aperti al mondo. Come sempre», scrive il primo su Twitter; «Sto valutando cosa fare. È una scelta difficile, per certi versi drammatica», dice invece la seconda ma è chiaro come abbia già deciso di fare rotta verso i lidi della Leopolda. Così come Tommaso Ederoclite, ex presidente del Pd di Napoli, e Tommaso Pellegrino, sindaco di Sassano nel Salernitano e presidente del Parco Nazionale del Cilento. «Lasciare il Pd è comunque motivo di sofferenza dopo aver dato l'anima, ma non bisogna aver paura di guardare avanti», dice l'ex verde votatosi poi al verbo renziano.

Ma con numeri così risicati si fa prima a dire chi manca al nuovo progetto renziano. Anzitutto il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto, che a maggio prossimo si gioca la rielezione. I rumors lo indicavano già nella squadra dell'ex premier ma il primo cittadino rimane dove è. Ma sino a quando?, si chiedono in molti nel partito. Per ora, infatti, Buonajuto rimane nel partito altrimenti si giocherebbe la ricandidatura o dovrebbe correre senza il Pd. Il sindaco di Ercolano, per questo timore, viene attenzionato in queste ore dal partito per evitare che lo usi per la sua rielezione per poi magari passare subito dopo con Renzi.

E, ancora, rimane il nodo dei De Luca. Il governatore rimane nel partito, specie nel momento delicato della sua ricandidatura alla Regione. E così il figlio Piero, deputato di fede renziana. «In cuor mio, ho sperato fino all'ultimo che questa scissione non avvenisse. Ma purtroppo si è consumata. A Matteo e a tutti gli amici che hanno scelto un'altra strada, invio un abbraccio, sperando di poterci ritrovare in futuro. Io, lo dico con chiarezza e convinzione, resto nel Pd», dice ieri il deputato dopo che per giorni in molti lo davano in uscita dal Pd. Così come il parlamentare Lello Topo, fedelissimo del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che rimane fermo in casa democrat. Non cambiano gli equilibri in consiglio regionale. Tutti restano nel partito di Zingaretti a cominciare dal capogruppo Mario Casillo che non ha mollato gli ormeggi così come il suo capocorrente Luca Lotti.

Ultimo aggiornamento: 09:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA