Catacombe, prove di dialogo tra volontari e Vaticano: la soluzione è possibile

Sabato 17 Novembre 2018 di Giuliana Covella
Distensione. Potrebbe essere questa la parola giusta per definire il clima che si respirava ieri, dopo l'accordo raggiunto sulle Catacombe di San Gennaro tra l'arcivescovo Crescenzio Sepe e il presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra Gianfranco Ravasi. Dopo la mobilitazione collettiva per salvare i giovani della cooperativa sociale «La Paranza», che gestiscono il sito dal 2009, i due cardinali si sono incontrati a Roma in occasione dell'Assemblea della Conferenza episcopale italiana e hanno discusso del caso Catacombe per trovare una soluzione ottimale per ambo le parti in causa: da un lato la Santa Sede che, attraverso la Pontificia Commissione, aveva richiesto un credito relativo agli ultimi dieci anni di attività pari alla metà degli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti; dall'altro i giovani del Rione Sanità, che hanno ridato vitalità a un sito e a un territorio non adeguatamente valorizzati per decenni.
 
L'incontro Ravasi-Sepe, avvenuto ieri nella capitale, ha dato i suoi risultati per una comune idea verso una soluzione. Il referente del Vaticano, che nelle scorse settimane era giunto a Napoli, è stato chiaro sulla posizione della Chiesa: i 50 giovani impegnati a vario titolo nella gestione, nella manutenzione e nella valorizzazione delle antiche cavità di tufo di epoca paleocristiana, non perderanno il lavoro. Ma, beninteso, nel rispetto di precise condizioni: legalità, trasparenza e regole chiare. A Roma per l'Assemblea Cei, Ravasi e Sepe hanno affrontano la delicata questione esprimendo un «comune convincimento che esistono concrete condizioni per una soluzione che tenga conto delle esigenze istituzionali, a garanzia dei diritti e dei doveri delle parti in causa». Secondo una convenzione firmata tra Curia partenopea e Commissione pontificia nel 2009 e in scadenza a luglio, il 50% degli introiti provenienti dalla vendita dei ticket sarebbe dovuto andare nelle casse del Vaticano. Ciò che, di fatto, fino ad oggi non è mai avvenuto, «né era stato richiesto», a detta della «Paranza».

Se davvero la Pontificia commissione dovesse formalizzare la riscossione di parte degli introiti, sarebbe a rischio il lavoro dei ragazzi della cooperativa, di cui fanno parte tanti giovani nati e cresciuti nel quartiere. A rischio sarebbe soprattutto quello che in molti hanno definito il «modello Sanità», che rappresenta il riscatto di un rione difficile attraverso il tessuto sociale, i cittadini e una chiesa che, con il parroco don Antonio Loffredo, ha creato una rete sinergica in grado di attrarre nel rione turismo, economia e quindi sviluppo. Ma in questi giorni in cui i ragazzi hanno vissuto con l'ansia di non conoscere il loro destino, l'arcivescovo di Napoli «ha lavorato nel silenzio - come si legge in una nota della Curia partenopea - in stretta collaborazione con la Santa Sede, perché si individuasse un percorso positivo ed efficace finalizzato al rinnovo della convenzione per una migliore gestione e fruizione delle Catacombe sia di San Gennaro che di San Gaudioso».

Nei giorni successivi alla visita di Ravasi a Napoli, a sostegno dell'esperienza dei ragazzi che lavorano alle Catacombe, l'attenzione è cresciuta intorno a loro con una mobilitazione che ha coinvolto tutti: società civile, quartiere, istituzioni, artisti e intellettuali. In particolare la onlus «L'Altra Napoli» si è fatta promotrice di una lettera-appello a Papa Francesco, affinché intervenisse. Un'iniziativa che, fino ad oggi, ha raccolto oltre 87mila adesioni. Tra i tanti firmatari Antonio Bassolino, che ha rinnovato il suo sostegno alla coop: «Dopo l'incontro tra Sepe e Ravasi si profila un accordo per le Catacombe: bene, era ed è la strada giusta». Ultimo aggiornamento: 13:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA