Pioggia di finanziamenti per Napoli, ma mancano i progetti per i fondi Ue

Mercoledì 16 Maggio 2018 di Fulvio Scarlata

«Se Napoli non sprofonda è grazie ai soldi della Regione»: Vincenzo De Luca rivendica il ruolo di Palazzo Santa Lucia nel tenere a galla la città oberata dai debiti. E sono tanti i programmi di investimento della Regione per la città partenopea, fino a tre miliardi con i vari Patti per la Campania e per Napoli. A cui si aggiungono le risorse nella sanità, che tra riapertura del pronto soccorso del Cto e il lancio dell'Ospedale del Mare riguardano soprattutto Napoli. È però vero che la programmazione per il capoluogo campano è di lungo periodo e già dalla gestione Caldoro erano previsti due miliardi di investimenti. Mentre, eccetto che per il teatro Verdi e la manifestazione Luci d'artista e l'annunciato intervento da 450 milioni per l'ospedale Ruggi d'Aragona (invero ancora senza copertura finanziaria) non c'è stato uno spostamento di fondi verso Salerno. «La cosa assurda - spiegano da Palazzo Santa Lucia - è che il Comune di Napoli, come soggetto attuatore per i fondi europei, non riesce a spendere né le risorse programmate né quelle liquidate. A oggi la spesa certificata è solo di due milioni che testimonia l'incapacità di Palazzo San Giacomo a spendere i fondi a disposizione».
 
«La questione principale è che la Regione è un ente di programmazione. Per questo è sbagliato istituzionalmente dire: io faccio vivere Napoli. I soldi non sono di De Luca e nemmeno di Palazzo Santa Lucia»: Stefano Caldoro pone un tema di fondo, lui che è all'opposizione dell'attuale governatore ma certo non guarda con simpatia la gestione di Luigi de Magistris. Per l'ex presidente della Campania l'attuale amministrazione regionale non ha messo soldi in più per Napoli rispetto al passato, «invece ha tolto qualcosa quando ha preso tutti i 600 milioni del Fondo di sviluppo e coesione destinati ai trasporti per risanare l'Eav mentre almeno la metà erano destinati all'Anm». Gli attuali amministratori regionali, però, sottolineano come quei fondi c'erano dal 2013 bloccati al ministero e dimenticati ed è stato solo grazie a loro che i 600 milioni sono arrivati in Campania senza essere persi.

Il principale investimento della Regione per Napoli riguarda le metropolitane. Con De Luca 685 milioni per completare l'anello della Linea 1 con le stazioni del Centro direzionale, aeroporto, Secondigliano, Miano. In passato, con la Giunta Caldoro, l'investimento era di 671 milioni di cui 555 già impegnati per la tratta Dante-Municipio-Garibaldi-Centro direzionale. Su questo punto l'investimento si mantiene inalterato nel tempo e, seppure lentamente, i lavori avanzano.

Sulla Linea 6, da Chiaia a Fuorigrotta passando per il San Paolo per arrivare alla Mostra d'Oltremare e, in futuro, alla nuova Bagnoli, sono 275 i milioni impegnati nella nuova programmazione contro i 173 alla fine dell'amministrazione del centrodestra di cui 88 impegnati. Su questa linea c'è stata sicuramente un'accelerazione dei lavori anche se prima di vedere un treno vero funzionare bisognerà attendere ancora a lungo.

Per la valorizzazione dei siti Unesco della parte più antica della città sono 100 i milioni della Giunta De Luca, gli stessi dell'era Caldoro con appena 5 già impegnati. Di questa cifra 12 milioni sono già stati dati al Comune ma la spesa certificata dal Comune, cioè le fatture di quanto è stato fatto, è zero.

Per il sistema integrato del porto di Napoli, per esempio con i lavori di dragaggio dei fondali, l'impegno attuale è di 150 milioni, più o meno gli stessi già decisi anche se non utilizzati in passato. Con Caldoro per Napoli Est erano previsti 206 milioni di cui 43 impegnati. Con la nuova programmazione i fondi sono 78. In questo ambito, per fare un esempio, c'è un intervento sul sistema fognario di San Giovanni da 21 milioni, soldi programmati e già impegnati dalla Regione e per 9,5 milioni già liquidati al Comune. La spesa certificata, però, è zero. Solo nel piano della raccolta differenziata Palazzo San Giacomo ha certificato due milioni di spesa su i 3,2 già liquidati dalla Regione che ne ha programmati 16 impegnandone come spesa quasi 12.

Un aspetto su cui Vincenzo De Luca spesso insiste è quello culturale. In tre anni sono 15 i milioni per il San Carlo mentre con Caldoro erano 11, a cui si aggiungono 5,4 per il Mercadante e 900mila per il Trianon. Rispetto al passato ci sono 3 milioni in più per il teatro Verdi di Salerno. Il dualismo tra Napoli e Salerno è spesso sollevato ad arte come arma contro il governatore, la programmazione dei fondi europei, tuttavia, è in linea con il passato: per esempio i 70 milioni (solo 1 impegnato) di Caldoro per il ripascimento del litorale sono rimasti nella nuova programmazione. Un investimento maggiore, da 40 milioni, è per l'aeroporto di Pontecagnano, il resto sono programmi futuri come i 450 milioni per l'ospedale Ruggi d'Aragona ancora senza copertura finanziaria.

«In realtà nella programmazione degli investimenti negli ultimi tre anni non è cambiato nulla rispetto al passato - insiste Caldoro - Anche il pareggio di bilancio lo avevamo raggiunto già nel 2015, come certificato dal ministero dell'Economia».
«C'è una incapacità del Comune di Napoli a utilizzare i fondi europei e strutturali - si sottolinea invece dalla Regione - Su Napoli gli investimenti sono di tre miliardi. Solo per i fondi Fesr, tra il programma 2007/2013 e il 2014/2020, sui Grandi progetti sono stati stanziati 817 milioni. Di questi fondi, 580 milioni sono già stati contabilizzati. Siccome il Comune, in qualità di soggetto attuatore, non è riuscito a realizzare tutti gli interventi, la Regione, per non far perdere i fondi, ha stanziato altri 237 milioni. Di questi sono già stati impegnati 217 che il Comune potrebbe incassare subito se presentasse gli Stati di Avanzamento della spesa, ma finora il Municipio ha certificato solo due milioni di lavori».

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