Napoli: salta il Consiglio sulle assunzioni delle maestre di sostegno, scuola negata a 130 bimbi disabili

Mercoledì 16 Settembre 2020 di Luigi Roano

Nemmeno di fronte all’assunzione - a tempo determinato - di 130 maestre di sostegno e 18 educatori per gli asili nido, il Consiglio comunale si dà una mossa, si veste di dignità e va oltre la campagna elettorale e gli interessi di bottega, si imbarca invece in un altro flop. Così tutti a casa e niente assunzioni. Una brutta pagina quella scritta nella Sala dei Baroni dove è venuto meno il numero legale proprio quando si dovevano votare gli atti che servono alla città come le assunzioni di maestre e educatori. Che il sindaco Luigi de Magistris sia senza maggioranza è cosa nota, così come le sue responsabilità di fronte a una città dove anche i servizi minimi sono sempre sul filo e dove i napoletani pagano le tasse più salate d’Italia, ma il tema non è questo. Il tema è che in piena emergenza Covid si nega a 130 bambini disabili - perché questo ha prodotto il flop al netto dei posti di lavoro persi - la possibilità di andare a scuola. Una vergogna, una macchia indelebile, un timbro che resterà per sempre sulla pelle di chi ieri non c’era o ha lasciato l’aula deliberatamente all’atto del voto. 
 

 

Il fattaccio va spiegato bene. All’ordine del giorno, molto stringato, ci sono tre delibere: la prima riguarda un debito fuori bilancio, cioè una spesa improvvisa che il Comune ha dovuto affrontare, la seconda l’assunzione delle maestre e la terza un cambio di regolamento per la toponomastica. Il numero legale manca sulla prima delibera. Chi conosce i giochini dell’Aula sa bene che l’ordine del giorno viene stabilito nella conferenza dei capigruppo e non si capisce perché - vista l’importanza della questione delle maestre di sostegno - non sia stata messa come prima delibera da discutere quella delle assunzioni delle maestre di sostegno. Interrogativo la cui risposta è una sola. Al Comune interessava molto approvare il debito fuori bilancio perché è vicinissima la manovra finanziaria per il prossimo triennio e c’è necessità di chiuderla. Così qualcuno avrà pensato: mettiamo il debito in cima alla lista, non mancherà il numero legale in quanto tutti vorranno dare via libera alle assunzioni. Progetto strampalato ed eticamente discutibile che ha portato in Consiglio due interessi particolari senza tenere presente quale fosse quello generale. Così nasce e si consuma il flop. Atteggiamento vergognoso se si pensa che la seduta è stata aperta e il numero legale c’era, ma qui tutti erano d’accordo per fare delle vere tribune elettorali nella seduta andata in streaming. Non bisogna sottovalutare che domenica e lunedì si vota. 
 

Chi c’era e chi ha disertato l’Aula? Presenti in 19, 16 della maggioranza e tre delle opposizioni vale a dire Salvatore Guangi (Fi), Anna Ulleto (gruppo misto) e Mimmo Palmieri (Napoli popolare). Dato ai presenti - che hanno fatto solo il loro dovere - quello che è giusto riconoscere, ora vale la pena soffermarsi su chi non c’era. Fatto salvo Nino Simeone che come è noto è ricoverato al Monaldi dove è stato sottoposto a una delicata operazione chirurgica. Assente tutto il gruppo Pd, di Fi, Lega, Italia Viva, Fdi e il M5S, i Verdi e sostanzialmente quasi tutto il gruppo misto. Con l’assurdità che il M5S così come altri pur presenti al Maschio Angioino hanno lasciato l’Aula all’atto della votazione facendo mancare il numero legale per dimostrare quello che tutti sanno: che de Magistris non ha una maggioranza. Giusto fare nome e cognome degli assenti in rigoroso ordine alfabetico: Federico Arienzo (Pd), Matteo Brambilla (M5S), Stefano Buono (Verdi), Maria Caniglia (Misto), Mara Carfagna (Fi) che ha mandato la giustifica ed è in attesa di un bambino, Elena Coccia (Sinistra) Aniello Esposito (Pd), Marco Gaudini (Verdi), Roberta Giova (La Città), Stanislao Lanzotti (Fi), Enzo Moretto (Lega con Salvini), Salvatore Madonna (Pd), Marta Matano (M5S), Manuela Mirra (Italia Viva), Gabriele Mundo (Italia Viva), Marco Nonno (Fdi), Alessia Quaglietta (La Città), Andrea Santoro (Fdi), Carmine Sgambati (Italia Viva), Gaetano Troncone (Misto), Diego Venanzoni (La Città). 

La Cisl con Agostino Anselmi attacca: «Non c’è stato senso di responsabilità, le assenze figlie di chi ha pensato a fare la campagna elettorale, a questo punto non ci sono le condizioni per far partire i servizi educativi». Sulla stessa lunghezza d’onda Danilo Criscuolo della Cgil: «Giusto rinviare, non bisogna mandare allo sbaraglio i lavoratori». Fa mea culpa ma attacca a testa bassa Rosario Andreozzi, capogruppo di demA, il gruppo di diretta emanazione del sindaco: «Al momento del voto - racconta - alcuni consiglieri hanno deliberatamente e platealmente lasciato l’Aula, impedendo di fatto l’approvazione dell’atto. Un atteggiamento irresponsabile e opportunistico che finisce per far male non al sindaco e alla maggioranza, ma alle fasce sociali più deboli della nostra città». 
 

Ultimo aggiornamento: 12:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA