Rimpasto al Comune di Napoli, bufera sul vicesindaco: «Non è imparziale»

Sabato 9 Novembre 2019 di Luigi Roano

Sta facendo le ultime riflessioni il sindaco Luigi de Magistris, ma sul rimpasto ha deciso già tutte le sue mosse e la prossima settimana svelerà la nuova giunta. In queste ore convulse, tuttavia, per l'ex pm ci sono sempre nodi da sciogliere. Il caso del vicesindaco Enrico Panini è l'ultimo in ordine di tempo e sta scuotendo dall'interno la giunta, sia gli assessori che stanno per uscire sia quelli che resteranno. In buona sostanza, a Panini viene contestato di essere parte attiva nel rimpasto. Va ricordato che Panini è vicesindaco e assessore al Bilancio e tanto altro, ma soprattutto anche segretario di demA. Sotto accusa è finito per il suo ruolo politico.

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Sembra un particolare ma è di quelli incendiari. L'umore in giunta è lo stesso che ha fatto ammutinare i giocatori del Napoli che hanno eluso il ritiro. Il ragionamento che si fa nella squadra di governo del sindaco è più o meno questo: il rimpasto è una sua prerogativa, va bene che a coadiuvarlo nelle riflessioni ci sia anche il capo di gabinetto Attilio Auricchio, ma non va bene - secondo quello che trapela dalla giunta - che Panini incida sulle scelte di chi deve uscire e chi no dall'alto del suo ruolo politico. Sbagliato? Giusto? Difficile dirlo ma il caso esiste e la vicenda non è di quelle da trascurare. Perché - seguendo sempre il ragionamento che fanno alcuni assessori - il tema di fondo non è una forma di avversione contro il vicesindaco, piuttosto si richiama al fatto che il lavoro di un assessore deve essere giudicato dal sindaco, dai consiglieri comunali ma non da «un collega».

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Una situazione non serenissima in giunta anche perché de Magistris, preso com'è dal rimpasto e dalla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni che gli pende sulla testa, in questi giorni - raccontano a Palazzo San Giacomo - è sembrato abbastanza severo e distaccato con gli assessori. Un classico dell'ex pm quando deve cambiare la giunta, e lui di cambi ne ha fatti davvero tanti. Quando si avvicina il momento l'unico interlocutore è Auricchio. A uscire dovrebbero essere Roberta Gaeta (Welfare), Laura Marmorale (Diritti civili), Mario Calabrese (Infrastrutture) e Nino Daniele (Cultura). Al loro posto due consiglieri comunali del gruppo demA, Eleonora De Majo e Luigi Felaco, la sinistrorsa Rosaria Galiero e Francesca Menna, ex consigliera comunale del M5S. Un rimpasto politico che non accontenta però tutti quelli della composita maggioranza arancione, di qui le ultime riflessioni del sindaco. Non si esclude un quinto ingresso che potrebbe andare incontro alle richieste di qualche gruppo della maggioranza - come gli Sfasteriati - che vorrebbero avere un riconoscimento. Annamaria Palmieri (Scuola) sarebbe tra le principali indiziate a lasciare la giunta se de Magistris optasse per un quinto cambio subito. Un rimpasto, però, che potrebbe avere un secondo tempo entro Natale quando il sindaco presenterà la lista per le Regionali e ha annunciato che nella lista «avrebbe piacere se ci fossero degli assessori».

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Come camera di compensazione di questo momento politico assai delicato degli arancioni e dello stesso sindaco ci saranno le aziende partecipate. E questa volta in ballo ci sono poltrone molto importanti. Lunedì il Comune dovrebbe darà le sue indicazioni politiche ad Asìa: via l'attuale management, vale a dire l'amministratore unico Francesco Iacotucci, dirottamento del direttore generale Francesco Mascolo in Sapna e reclutamento di un Cda con due membri e il presidente. Il 12 dicembre la Mostra d'Oltremare dovrebbe approvare il bilancio e Alessandro Nardi, il presidente, formalizzerà le sue dimissioni di cui ha già parlato con lo stesso sindaco. Infine, ma non ultimo, sullo sfondo c'è Abc acqua pubblica dove entro la primavera finirà la gestione commissariale di Sergio D'Angelo. Tante le nomine da fare per de Magistris, che sono anche la sua àncora di salvezza.

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