Napoli, de Magistris prepara il maxi rimpasto dopo la congiura: fuori tre assessori

Martedì 5 Novembre 2019 di Luigi Roano

Domani le opposizioni dovrebbero presentare in Aula la mozione di sfiducia contro il sindaco Luigi de Magistris e si capirà davvero se ci sono le 16 firme necessarie per portarla in discussione in Consiglio comunale e quindi al voto. La procedura prevede che la mozione vada discussa entro 30 giorni dalla presentazione, vale a dire entro il 6 dicembre. Una giornata importante quella di domani, non solo per la battaglia politica sulla sfiducia, perché se si esclude la seduta monotematica sulla crisi della Whirlpool della settimana scorsa, quello di mercoledì sarà il primo Consiglio comunale sulle problematiche della città dal 7 agosto: un'eternità. Un primo test per la maggioranza rosso-arancione dopo il fattaccio dell'audio della congiura dei 5 consiglieri contro il sindaco che - per avere una poltrona in giunta - erano pronti a sciogliere il Comune. Congiura - a parole - rientrata, ma come sempre poi è in Aula dove si capirà se davvero la ferita è stata sanata: li, bisognerà avere i numeri, vale a dire almeno 21 membri della maggioranza sempre presenti che mantengano il numero legale. Esattamente quelli che servirebbero per sfiduciarlo. Sulla carta l'ex pm può contare almeno su 23 voti, insomma il margine c'è anche se non rientrassero tutti e 5 i congiurati. E infatti ieri nella tarda serata sono circolate indiscrezioni su un incontro tra il sindaco e quattro di loro: Ciro Langella di Agorà, i due Verdi Stefano Buono e Marco Gaudini e Gabriele Mundo dei Riformisti democratici. Manca all'appello Carmine Sgambati che tuttavia è reduce da un intervento chirurgico. De Magistris sarebbe intenzionato a prendere le distanze da Buono e Mundo, e disposto a tenersi gli altri 3. In questo contesto de Magistris torna a parlare di quella che è una vicenda molto opaca, dove l'unica luce è stata accesa dal Presidente della Camera Roberto Fico. «Chi è eletto deve governare 5 anni poi saranno i cittadini a giudicare» il pensiero di Fico. «Le parole del presidente della Camera Fico mi sembrano di buon senso» il commento del sindaco. Che conferma che il rimpastone di giunta si farà: «Non sono preoccupato, affronteremo - dice de Magistris - questo passaggio e saremo più forti e anche le scelte che farò nelle prossime ore dimostreranno come sto guardando lontano, alla fine del mandato, al 2021».
 


Il sindaco sembra davvero vicino ai cambi in giunta, subito tre, poi se qualche assessore si candiderà alle regionali proseguirà il restyling della squadra di governo. In pole position per uscire ci sono l'ultima entrata Laura Marmorale con la delega alla Coesione sociale, Roberta Gaeta che ha il Welfare e uno tra Mario Calabrese (Infrastrutture) e Nino Daniele (Cultura). A entrare tre consiglieri comunali molto giovani, due del gruppo demA. Eleonora De Majo, la pasionaria dei centri sociali cuore di Insurgencia che sostituirebbe la Marmorale anche lei di Insurgencia dove c'è una spaccatura interna. La Marmorale è molto vicina a Pietro Rinaldi ex consigliere comunale dimessosi per far entrare Rosaria Galiero nelle fila di Sinistra in Comune. Ora Rinaldi è Capo di gabinetto alla Città metropolitana ed era - particolare non trascurabile - il sesto uomo dell'audio incriminato. Alla De Majo se uscisse Daniele andrebbe la delega alla Cultura. Il secondo esponente di demA a entrare è Luigi Felaco al quale potrebbe andare il Welfare. La terza sarebbe proprio la Galiero. Il sindaco avrebbe già allertato i primi due non eletti di demA, vale a dire Elena De Gregorio arancionissima e nipote di Umberto De Gregorio numero uno dell'Eav molto all'opposizione del sindaco e Sergio Colella.

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