Napoli, de Magistris e il grande risiko della corsa alla Regione

Giovedì 30 Maggio 2019 di Adolfo Pappalardo

Il convitato di pietra è a palazzo San Giacomo. Specie in queste ore in cui aspiranti candidati e partiti studiano flussi e percentuali per calare le carte da gioco sul tavolo delle Regionali. Altro che M5s e Lega, il politico e il movimento di cui, volente o nolente, occorre tener comunque conto in Campania rimane il sindaco Luigi de Magistris. Che, a sua volta, archiviate le Europee dove pure aveva immaginato di mettere una sua fiche presentando una sua lista, può ripiegare solo sulle Regionali dell'anno prossimo. Altrimenti, con la fine del suo secondo mandato nel 2021, potrebbe vedere poi interrompere la sua carriera politica. E per un periodo lungo. Per ora, de Magistris, come è nel suo stile, ammicca, minaccia e dissimula pur di non scoprire le sue carte. Solo ieri, per l'appuntamento politico dell'anno prossimo, il sindaco di Napoli riesce, contemporaneamente in una sola dichiarazione, ad aprire al Pd ma chiudendo a De Luca, allargarsi ai grillini e auspicando pure un laboratorio che attiri anche gli elettori di centrodestra che non si riconoscono in Salvini. Un risiko impossibile. Con l'unica certezza che, almeno a parole, l'M5S gli ha chiuso malamente le porte in faccia e i democrat pure. Ma se le vie della politica possono essere molte, quelle di de Magistris sono solo quattro.
 
IPOTESI 1 (PD)
I democrat (ma non il governatore De Luca che non lo calcola come avversario) continuano a rimanere interessati non tanto al sindaco ma al mondo napoletano che gli ruota attorno. Un mondo che, al momento, è composto da elettori senza patria che non si riconoscono né nel partito di Zingaretti, né nei grillini. L'aveva capito già Matteo Renzi prima ancora di salire al vertice del Nazareno. Tanto che nel febbraio 2013 Renzi e l'ex pm si incontrano a Firenze e pranzano al Cibrèo di Fabio Picchi per discutere di politiche. Poi nei mesi a venire Renzi da segretario immagina un piano per tenere dalla sua de Magistris: un posto per lui nella lista Pd per le Europee. Non se ne farà nulla come sappiamo ma può essere una strada che potrebbe percorrere Zingaretti in futuro. Chiedere un patto di desistenza per le Regionali e garantire per l'ex pm ed un paio di suoi fedelissimi un posto blindato nelle liste democrat non appena si va al voto per le Politiche. Che siano elezioni anticipate o no. Ma serve che il sindaco faccia suo il teorema di Lenin secondo cui «serve a volte un passo indietro per farne due in avanti». O altrimenti non se ne fa nulla.

IPOTESI 2 (M5S)
«Con il movimento 5 Stelle si può costruire una coalizione regionale», apre ieri, in maniera decisa, l'ex pm immaginando un progetto politico da mettere in piedi per l'anno prossimo contro De Luca e il candidato di centrodestra. Idea non affatto campata in aria perché i grillini hanno in Campania ancora un pacchetto di voti che pesa, al momento, circa 739mila preferenze (il 33,85). Il sindaco non spiega chi potrebbe essere il candidato ma immagina uno scenario in cui in un'ipotesi di scissione grillina lui potrebbe dialogare con l'ala di Roberto Fico, con cui ha sempre tenuto un canale aperto. Ma il gruppo legato a Di Maio ha già chiuso le porte. «Per il sindaco di Napoli è giunta l'ora di smetterla, una buona volta, di implorare una mano tesa da parte del Movimento per tirare la sua volata alle Regionali», stoppa, sempre ieri, la consigliera regionale Maria Muscarà.

IPOTESI 3 (LA SINISTRA)
È forse la strada più accidentata perché il voto di domenica ha sancito la sconfitta sonora del gruppo messo assieme da Nicola Fratoianni (La Sinistra, Rifondazione Comunista e L'Altra Europa con Tsipras) che non è riuscita a superare la soglia di sbarramento fermandosi ad un misero 1,8 per cento. Senza contare come questo mondo abbia iniziato a prendere le distanze dal sindaco di Napoli che per il voto di domenica non ha mosso un dito. Basta guardare alle preferenze raccolte dal consigliere di maggioranza Sandro Fucito: appena 2800 voti a Napoli, appena 500 in più di quelli che l'hanno portato a sedere in consiglio comunale. Il segnale che de Magistris non ha mosso un dito per portare qualche voto, come pure poteva, al suo stesso consigliere. Impensabile, quindi, che un progetto del genere, con le condizioni attuali, si metta in moto solo per garantire agibilità politica al sindaco.

IPOTESI 4 (IL MOVIMENTO)
È la strada più affascinante e quella più consona all'ex pm: una corsa solitaria, sul modello della sua ascesa a palazzo San Giacomo, rispolverando il movimento arancione e la macchina di Dema. Ma la Regione non è il Comune, lo scenario è su tre poli molto più radicati e servono alleati di peso. Non bastano i movimenti e i centri sociali. E qualcuno nel frattempo si è allontanato. A cominciare da Potere al Popolo, che non ha mai digerito l'improvvisa decisione di de Magistris di non scendere in campo per le Europee nonostante da mesi ci stessero lavorando seriamente. Sarebbe quindi una corsa velleitaria con il solo scopo di garantirsi un posto da consigliere. Sempre che de Magistris possa contare su un alleato come Sergio D'Angelo, il fondatore del consorzio di cooperative sociali Gesco e tra i propulsori della sua prima vittoria nel 2011, che con i suoi voti ha sempre contribuito ad eleggere un consigliere regionale sin dagli anni di Bassolino. Altrimenti per de Magistris anche un semplice posto nell'Aula del Centro direzionale può essere un obiettivo difficile da raggiungere se non si supera il 5 per cento. Come accadde a Salvatore Vozza nel 2015, stritolato dai tre poli.

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