Costi alti e troppi furbetti: ecco perché a Napoli la raccolta differenziata è a rilento

Mercoledì 21 Agosto 2019 di Valerio Iuliano
Più che una pattumiera gradita un oggetto sconosciuto per tanti napoletani, che lo collocano molto spesso nel posto sbagliato. La poubelle agréée, che Italo Calvino evocava in un suo racconto come il recipiente grazie al quale si svolgeva «l'unica faccenda domestica che io disimpegni con qualche competenza e soddisfazione», a Napoli resta un oggetto gradito solo ad una minoranza della popolazione. La società partecipata dei rifiuti ha intrapreso una dura lotta contro i conferimenti sbagliati per inciviltà o per insipienza.
 
Le sanzioni comminate negli ultimi giorni ad alcuni esercizi commerciali confermano la volontà di Asìa e del Comune di modificare a tutti i costi quella che in città è ancora un'abitudine. Ma la strada resta in salita.

Per circa il 60% dei napoletani, però, la raccolta differenziata - perno di qualunque ciclo virtuoso dei rifiuti - corrisponde ad una norma del tutto ignorata. Gli sforzi dei vertici di Asìa soprattutto negli ultimi mesi sono evidenti. Il corretto conferimento dell'umido - che rappresenta circa il 40% del totale dei rifiuti separati - è uno dei primi obiettivi. La lotta agli incivili dell'umido è lo slogan utilizzato dall'azienda sul suo portale web. «Si informa l'utenza - si legge sul sito di Asìa Napoli - che, al fine di evitare che i conferimenti di umido in gran parte corretti, vengano inficiati da alcuni incivili con i loro rifiuti misti, rendendo di fatto la totalità dell'umido non conferibile agli impianti, con effetto immediato Asìa non preleverà i bidoncini marroni contenenti umido misto a plastiche, vetro, pannolini, stracci e ogni altro materiale estraneo e non compostabile e l'operazione di prelievo non avverrà fin quando il contenuto non sia stato pulito e differenziato a cura dell'utente. In definitiva si ricorda a tutti i cittadini che nel contenitore marrone dell'umido si conferiscono solo e soltanto gli scarti alimentari». Il divieto di vendita dei tradizionali sacchi neri e le multe ai locali che non effettuano correttamente la differenziata sono le altre misure principali della strategia dell'azienda. I risultati ottenuti finora sul fronte della raccolta differenziata devono essere letti con attenzione.

«Nel mese di luglio - fa sapere ancora Asìa - abbiamo raccolto 18 milioni di chili di materiali differenziati, pari al 40% del totale dei rifiuti conferiti». La percentuale è in crescita se paragonata con quella di qualche anno fa. Il dato del mese scorso supera di cinque punti percentuali quello di luglio 2018. E il 39,7% che Asìa segnala come media della raccolta annuale del 2019 è un segnale incoraggiante se confrontato con il 23% del 2014. Tuttavia c'è ancora tanto da fare: i costi del servizio, ad esempio, restano troppo alti e sono numerose le zone dove non è attivo il porta a porta. Il miglioramento delle percentuali deriva dall'incremento delle utenze servite dal porta a porta, 483mila nel 2018, circa il triplo, rispetto a quattro anni prima. Anche se resta lontanissima quella soglia del 65% che una norma del 2012 indica come un risultato da ottenere necessariamente. E allora l'unica strada da percorrere è quella del coinvolgimento della cittadinanza.

Al di là delle normative, il problema principale è la probabile emergenza rifiuti che potrebbe delinearsi con il prossimo stop del termovalorizzatore di Acerra. Nei primi cinque mesi dell'anno in corso sono state in tutto 128mila le tonnellate di rifiuti non correttamente separati. Un numero molto elevato - oltre 25mila al mese - che rischia di mettere nei guai nei prossimi mesi il sistema di smaltimento nel capoluogo. L'azienda dei rifiuti ha deciso perciò di correre ai ripari intensificando gli sforzi per indurre le famiglie e le utenze commerciali a separare correttamente la spazzatura.

Tra gli addetti ai lavori, però, non mancano le critiche. «Le multe - sostiene Michele Buonomo di Legambiente - dovrebbero essere applicate tutto l'anno e non solo d'estate, a fronte di uno sforzo per un ciclo virtuoso che è ben lontano dall'essere raggiunto, nonostante le energie profuse dai vertici e da molti lavoratori». Ma quella che emerge è poi l'eterna questione della mancanza di impianti, dovuta a una classe politica spesso incerta e poco determinata. «L'amministrazione - prosegue Buonomo - dovrebbe adoperarsi per la costruzione di un numero congruo di impianti di compostaggio nell'ambito della città metropolitana, incentivare le buone pratiche e disincentivare le cattive. Per buone pratiche mi riferisco alla riduzione della produzione dei rifiuti, evitando l'usa e getta indiscriminato. Fare una campagna per pubblicizzare i centri di raccolta e invitare i cittadini a recarvisi regolarmente, attivando premialità, sotto forma di sconti sulla tassa sui rifiuti in cambio di imballaggi conferiti correttamente». Un modello già sperimentato in altri Comuni all'avanguardia nella raccolta differenziata. Ultimo aggiornamento: 12:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA