Napoli, Franceschini contestato sul trasloco della Biblioteca Nazionale

Napoli, Franceschini contestato sul trasloco della Biblioteca Nazionale
di Emiliano Caliendo
Lunedì 12 Settembre 2022, 21:44 - Ultimo agg. 13 Settembre, 18:16
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«Napoli, priorità cultura», è il titolo dell’incontro elettorale a cui ha partecipato il ministro della cultura Dario Franceschini, nonché candidato capolista al Senato per il Partito Democratico nel plurinominale Campania P01. E nelle dichiarazioni rilasciate a margine, un po’ per le cose fatte, un po’ perché si è pur sempre in campagna elettorale, il capocorrente dem evidenzia la sinergia costruita con l’ex collega di governo ai tempi del Conte bis, il sindaco Gaetano Manfredi. «Abbiamo lavorato in questo periodo molto intensamente insieme al sindaco Manfredi, è importante che ci sia una condivisione di obiettivi tra il governo centrale e il governo locale: in questo caso l'idea d'investire sulla cultura è un'idea centrale, non solo per quello che Napoli può diventare ma per quello che è già, una capitale del Mediterraneo» ha detto Franceschini entrando a Palazzo Zapata, in piazza Trieste e Trento, location dell’incontro.

«Quando abbiamo fatto qui l'incontro dei ministri della cultura del Mediterraneo – ha aggiunto - tutti hanno pensato che Napoli fosse il luogo naturale per fare una cosa del genere: qui c'è tutto quello che serve per dimostrare che investire in cultura è un modo di creare posti di lavoro, di attrarre turismo e portare crescita economica. Napoli sulla cultura è una Capitale e lo sarà sempre di più». La guida del MiC ha attaccato poi il centrodestra, lasciando intendere che se la coalizione di Giorgia Meloni vincesse le elezioni, tornerebbero i tagli alla cultura. «Penso che sia una consapevolezza molto più radicata di qualche anno fa che gli investimenti in cultura sono importanti; ma se guardo i loro programmi non c'è praticamente nulla, è una cosa marginale, c'è il rischio che si torni indietro. Tagliare in cultura, oltre a far male alle anime e alle menti, fa male all'economia».

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Prima dell’incontro con Manfredi, il ministro ha incontrato un gruppetto di manifestanti del Comitato contro il trasferimento della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III da Palazzo Reale, in piazza del Plebiscito, a Palazzo Fuga, in piazza Carlo III. I manifestanti hanno esposto uno striscione recante la scritta «Napoli non si vende: no privatizzazioni, no fondazioni ed eventi privati nei luoghi della cultura». Alle rimostranze degli attivisti – tra cui un dipendente della Biblioteca – Franceschini ha così replicato: «Ci sono opinioni molto diverse in città su questo tema. Abbiamo stanziato 100 milioni per Palazzo Fuga. L’idea è di far affiancare alla biblioteca storica, una moderna, con sale di consultazioni. Servono gli spazi che a Palazzo Reale non ci sono». Quando gli si chiede di spacchettare il progetto in due biblioteche, preservando quella storica a Palazzo Reale e costituendone invece una nuova, moderna, presso l’Albergo dei Poveri, Franceschini non chiude all’ipotesi ma afferma: «Può anche essere questa una strada». Uno dei contestatori, Giovanni Sannino, evidenzia così i rischi del cambio di sito: «Un trasloco di queste dimensioni – motiva il giovane - significherebbe chiudere la fruizione pubblica della biblioteca per un numero incalcolabile di anni. In più si metterebbero a rischio i papiri ercolanensi, le carte storiche, le carte di Leopardi e gli altri fondi librari e manoscritti storici. Per cui non si può ragionare come se stessimo trasferendo una biblioteca con raccolte di libri che hanno pochi anni. Parliamo di raccolte con manufatti che hanno anche diverse migliaia di anni. Per farne che cosa? Non si sa, in quanto è stato creato questo istituto autonomo di Palazzo Reale che, anziché valorizzarne le collezioni, sta andando verso un modello da centro commerciale dove si trova quello che si vuole». Sul tema, interpellato dai cronisti, è intervenuto lo stesso sindaco Manfredi. «Se si fa un grande investimento sulla biblioteca e c’è la possibilità di svilupparla, dandole un ruolo anche autonomo, perché la biblioteca di Napoli non è autonoma come quella di Firenze e di Roma, a quel punto si può valutare questo trasferimento. Che significa poi ampliarla enormemente», è l’opinione del primo cittadino. «Oggi – ha aggiunto -, purtroppo, la biblioteca nazionale nel luogo dove è non può avere nessuna possibilità di ampliamento. E io credo che una grande biblioteca debba essere soprattutto un luogo di lettura, di consultazione, frequentato da tantissimi giovani come lo sono tutte le public libraries a livello internazionale. Attualmente per una questione di spazio non si può fare ciò».

L’ex ministro dell’Università ammette che da parte dell’amministrazione comunale c’è la piena disponibilità ad assecondare il progetto di competenza del ministero della Cultura: «Sicuramente Palazzo Fuga è un’opportunità, ci sono risorse importanti che possono anche aumentare. Se si fa questa scelta significa che si vuole potenziare la biblioteca nazionale, se la si vuole lasciare così com’è questa è una scelta diversa che non compete a me. L’amministrazione – conclude - mette a disposizione un grande contenitore, delle risorse importanti che abbiamo ricevuto per creare un’opportunità».

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