Napoli, immigrati assenti: via alle espulsioni ma solo dai centri

Sabato 25 Agosto 2018 di Nico Falco
Le memorie sono state già preparate, il sostegno legale è messo a disposizione dalle associazioni: se l'iter andrà in porto, e si trasformerà in procedimento di espulsione, i migranti sorpresi all'esterno delle strutture di accoglienza durante un controllo di Polizia faranno ricorso al Tar portando in tribunale le proprie motivazioni. Lo annuncia l'associazione 3 febbraio, che sta seguendo la vicenda, anche dal punto di vista legale, col supporto delle altre associazioni, del centro sociale Ex Opg e delle comunità di stranieri che vivono a Napoli. Intanto, è stato organizzato un sit in di solidarietà: si terrà davanti alla Prefettura di Napoli per chiedere che il provvedimento venga bloccato prima che diventi irrevocabile.

L'appuntamento è per martedì 28 agosto, alle 10, in piazza del Plebiscito. Davanti al Palazzo di Governo si riuniranno i rappresentanti delle comunità di extracomunitari e gli attivisti delle associazioni; sarà presente anche Fernando Viraj Prasanna, il consigliere aggiunto eletto al Comune di Napoli proprio per rappresentare le istanze degli stranieri che vivono in città. Insieme a loro ci saranno anche i migranti raggiunti dal provvedimento che potrebbe sancire l'allontanamento dalle strutture che finora li hanno ospitati. «Crediamo sia giusto e doveroso scendere in piazza dice Gianluca Petruzzo, responsabile nazionale dell'associazione 3 febbraio quello a cui stiamo assistendo è un provvedimento contro la vita umana, in particolare di profughi e immigrati. Oggi decine di persone, richiedenti asilo, che sono fuggite da fame e guerre, già preda di burocrazia e malaffare, si trovano a dover affrontare un'altra emergenza. Rischiano di essere messe per strada senza nessuno sbocco o possibilità di condurre una vita degna. Martedì ci mobiliteremo contro il razzismo e la violenza di questo Governo, per dire basta alle disumanità e alla propaganda dell'odio».
 
Il 13 agosto scorso gli agenti del commissariato Vicaria avevano effettuato controlli specifici nei centri di accoglienza situati nell'area del Vasto. Durante le verifiche era emerso che circa 100 stranieri, che secondo regolamento avrebbero dovuto fare ritorno nella struttura entro le 21, erano altrove. Le ispezioni si erano concentrate tra vico Duchesca, il corso Arnaldo Lucci, via Taddeo da Sessa e a Gianturco, in quattro strutture che ospitano un totale di 527 stranieri; nel dettaglio, erano state diffidate dalla Polizia, perché non trovate all'interno dei centri, 59 persone ospitate dall'hotel San Giorgio, gestito dalla Croce Rossa, 49 dalla cooperativa Samira, 29 dalla Virtus Italia e 9 da Fisiomedical Consulting. Successivamente, per loro la Prefettura aveva disposto un preavviso di revoca della misura di accoglienza, con 5 giorni di tempo per far pervenire le proprie ragioni prima del prosieguo dell'iter che li avrebbe portati a perdere il diritto a restare nel centro e, successivamente, all'obbligo di lasciare entro 15 giorni anche il suolo italiano.

«Siamo in contatto con le 49 persone ospitate nel centro di via Taddeo da Sessa dice Petruzzo, è gente che viene dal Gambia, dal Pakistan, dal Bangladesh. Hanno ricevuto le notifiche per il procedimento di espulsione dal centro perché al momento del controllo non c'erano. Qualcuno, però, era già in stanza e non si è presentato perché non ha sentito l'appello; altri invece, effettivamente, non erano presenti anche se sono arrivati pochi minuti o un'ora dopo: erano fuori a lavorare, nei campi o nei cantieri, e non erano riusciti a rientrare in tempo. Secondo noi si tratta di provvedimenti su basi pretestuose, un lieve ritardo non rappresenta una pericolosità sociale. Temiamo che siano le conseguenze della stretta del Governo che, partendo da Napoli e poi passando al resto d'Italia, intende fare numeri per poi dire di aver ridotto la presenza nei centri di accoglienza. Ma in questo modo il problema non si risolve: se queste persone vengono espulse dalla struttura finiscono in strada e così la situazione può soltanto peggiorare».

Se dopo i cinque giorni non arrivassero le spiegazioni dei migranti, o se le loro versioni non fossero ritenute accettabili, al preavviso di revoca seguirebbe l'avvio dell'iter per l'espulsione dal centro di accoglienza. «Abbiamo già raccolto le memorie integrative continua Petruzzo nel caso il procedimento vada avanti ci opporremo facendo ricorso al Tar, che potrà essere presentato entro 60 giorni. La questione degli orari imposti ai migranti nei centri, introdotta da Minniti, è ancora molto dibattuta; queste persone non sono detenute, dare un termine entro cui possono uscire è una forzatura, la questione era già stata portata all'attenzione della Corte Costituzionale». Ultimo aggiornamento: 08:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA