Napoli, i bilanci dell'era de Magistris: incassi flop, più debiti e spese

di Sergio Beraldo

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Luigi De Magistris è sindaco di Napoli dal giugno del 2011. Come ebbe modo di sottolineare egli stesso non appena fu noto l'esito delle elezioni che ne sancirono l'ascesa, ha potuto in questi anni avvantaggiarsi di «un mandato popolare fortissimo», travalicante il sostegno delle forze che l'appoggiarono. Tale circostanza potrebbe peraltro non aver giovato alla sua causa, generando l'equivoco che una vittoria così larga potesse consentirgli il governo in solitaria.

In questi anni De Magistris ha catalizzato - a volte anche ingiustamente - le istanze, le frustrazioni, i rancori di una città che non riesce a riemergere dagli abissi nei quali la storia l'ha scaraventata; il suo carisma, la sua attitudine ad occupare da solo il palcoscenico, non hanno consentito, d'altro canto, il delinearsi di una classe dirigente capace, che potesse sostenerlo con continuità. Tra esoneri e allontanamenti, pretese immaginifiche e aspirazioni velleitarie, la carica propulsiva s'è pian piano esaurita senza che i nodi principali venissero sciolti. In particolare, senza che venisse sciolto il nodo della precarietà del bilancio comunale, divenuto ancor più traballante negli anni recenti a causa dell'espansione della massa debitoria; alla cui gestione necessariamente l'amministrazione è vincolata, e il cui onere impedisce che i volumi di spesa pur elevati si traducano in servizi a favore dei cittadini.
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Martedì 18 Giugno 2019, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 08:33
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