Dalla villa a palazzo Penne,
i luoghi simbolo da salvare

Venerdì 22 Maggio 2020 di Marta Herling
Dalla villa a palazzo Penne, i luoghi simbolo da salvare

Nella tradizione storica e intellettuale della Polonia vi è la formula ricostruire dalle fondamenta: introdotta dall'intelligencija negli epocali rivolgimenti che hanno minato la esistenza della nazione.

Dopo le spartizioni nel Settecento fra le potenze confinanti e nella prospettiva della rinascita dello stato polacco con la fine della prima guerra mondiale. Nel secondo dopoguerra sulle macerie della duplice invasione e occupazione, nazista e sovietica, è stato il richiamo per i cittadini sopravvissuti ai bombardamenti e agli stermini di massa. Alla ricostruzione dalle fondamenta, l'intelligencija liberale congiunse a inizio Novecento il lavoro organico: intendendo di agire nei settori della vita civile, economica, sociale e culturale per far rinascere il tessuto fondante della nazione. E l'azione si è protratta al di là degli organismi statali e politici, in forma aperta o clandestina: dall'epoca delle spartizioni al ventennio dell'indipendenza fra le due guerre; sotto l'occupazione nazista e sovietica; nel secondo dopoguerra fino al crollo del regime comunista con Solidarno e la caduta del muro di Berlino. Il concetto e modalità del lavoro organico hanno consentito di far vivere forme e istituzioni della vita civile e culturale, con l'iniziativa attiva dei cittadini e di coloro che ne fanno parte. Ampliandolo nei primi anni del secondo dopoguerra al patrimonio monumentale e paesaggistico, ha contribuito alla partecipazione civica di donne e uomini alla ricostruzione, oltre i diversi orientamenti politici e ideologici, nell'amore per la propria patria e nazione.

Come ispirarsi alle formule che abbiamo richiamate, per il presente della nostra città in emergenza Covid 19 e per il futuro? E nella prospettiva aperta dai contributi di Titti Marrone e Lucio d'Alessandro sul Mattino del 1° e 12 maggio, ricchi di stimoli e indicazioni che abbiamo condiviso, suscitando energie e potenzialità latenti.

Di per sé quelle formule sono un richiamo e esempio, racchiudono le linee della nostra proposta rispetto a questioni che gli articoli hanno sollevato. Per esemplificare nel concreto mi soffermerò su alcuni luoghi simbolici della città che sono a cuore a me e ai tanti cittadini e cittadine, associazioni civiche e ambientaliste che da anni ne fanno una bandiera delle loro battaglie.

Il centro storico di Napoli: ancora attuali il monito e testimonianza di Gustaw Herling in uno scritto del 1995: San Lorenzo. «Il luogo che mi è particolarmente caro a Napoli comincia dal celebre angolo descritto da Benedetto Croce. Secoli e secoli di tanti cambiamenti, di tante trasformazioni non hanno potuto fermare il cuore antico della città. Lo si sente battere nei cortili dei palazzi, nei vicoli, nelle piazze, lo si sente ascoltando il vocio della folla. È così che sopravvivono le vecchie città, salvando miracolosamente il sapore e persino certi tratti della loro giovane età passata. Ci sono in Europa luoghi e il centro storico napoletano è uno di questi che con il loro lento abbandono, con la loro progressiva rovina, potrebbero portare al tramonto il nostro continente». Quel degrado è dinanzi ai nostri occhi e gli interventi annunciati, promessi e in alcuni casi avviati non lo hanno contenuto, anzi come a piazza Mercato ulteriormente aggravato.

Oggi lo vediamo deserto delle folle di turisti e di quella miriade di attività avventizie spuntate come funghi di fast food e case vacanze, senza regole. Da questo deserto si dovrà ricominciare a far vivere il centro storico in modo nuovo e i nodi nel prossimo futuro sono tanti. A cominciare da una visione meditata e idonea al cuore antico della città, del turismo; alla tutela delle storiche attività artigianali e produttive che danno impronta ai decumani, alle vie e vicoli che ne compongono in filigrana la ragnatela; al restauro conservativo di monumenti, chiese, palazzi, strade e piazze, finalizzato alla loro valorizzazione per aprirne le porte di luoghi di educazione all'arte e la storia, che sole ci possono orientare al futuro lungo le vie edificate dagli antenati affinché ne custodissimo memoria.

Simbolo della rinascita nella vertiginosa caduta epidemica in cui ci troviamo, dovrà essere Palazzo Penne, opera unica del Rinascimento napoletano, che da decenni attende giustizia e riscatto dalle innumerevoli inadempienze, inerzie, torti e abusi che gli sono stati inflitti. La sua agonia ci è dinanzi insieme alle promesse annunciate e non mantenute, ai progetti ad esso dedicati, alle risorse finanziarie rimaste sulla carta, alla destinazione d'uso, ultima delle tante a sede della Protezione civile a Napoli. Forse oggi nei tempi che stiamo vivendo questo organismo ha una sua amara attualità. Ma noi restiamo fedeli a coloro che nei passati decenni hanno dedicato il loro impegno a Palazzo Penne per farne, col restauro del monumento e del suo meraviglioso giardino, un luogo di cultura e aperto al quartiere. Da quel giardino il pensiero corre ai parchi cittadini, desertificati dei secolari alberi e della vegetazione che ha sempre testimoniato la loro fertilità dando riparo a donne, uomini e bambini; privati della manutenzione ordinaria non solo in questi mesi di emergenza; martoriati come nel caso della Villa Comunale dai cantieri della metropolitana che ha sconvolto le falde acquifere in cui affondano da secoli le loro radici. E dalla Villa Comunale corre al lungomare che dovrà essere liberato dalla finta libertà che gli è stata data con progetti speculativi che minacciano la fisionomia della costa, per giunta inutile spreco di risorse, con fiere culinarie e alimentari la cui giusta collocazione è in altri luoghi della città metropolitana. Il napoletano che cammina di Gino Doria, dovrà avere la possibilità di camminare e respirare nella sua Città, con un moderno ed efficiente servizio dei trasporti pubblici; nei luoghi che ci appartengono e dei quali non vogliamo essere privati: con la mascherina che ci tutela e in futuro ci auguriamo non averne più bisogno.
 

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