Napoli, la rivolta delle mamme navigator: «Non deludete i nostri figli o saremo costrette ad andare via»

di Paola Marano

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Prima tagliate fuori dal mondo del lavoro durante la maternità. Poi la speranza di ri-immettersi nel circuito professionale grazie alla selezione pubblica bandita per il reclutamento dei navigator in Campania. E infine la beffa del blocco delle assunzioni per la mancata firma della convenzione da parte della regione Campania con l’Anpal, che darebbe il via all’assunzione di 471 persone in regione. Tra queste ci sono anche Sara, Filomena e Daniela, tre giovani mamme  a tempo pieno, che con fatica e sacrificio si erano decise a rimettere la testa sui libri. E lo avevano fatto anche con successo, vincendo la selezione che avrebbe consentito loro di conciliare più facilmente la vita di mamma con le ambizioni lavorative.

«Dopo la laurea e altri corsi che mi hanno permesso di lavorare in studi di commercialisti e come assistente interprete Lis, la lingua dei segni, con il matrimonio e la maternità è stato difficile per me continuare a lavorare - spiega Filomena Orsini, 38enne laureata in economia aziendale e madre di due bimbi di 2 e 9 anni - noi mamme abbiamo delle responsabilità e dei doveri. Gli stessi che ha il governatore nei confronti dei nostri bambini, che sono il futuro in generale della società. Non deluda anche loro, io ai miei figli cerco di trasmettere fiducia nelle istituzioni, ma adesso risulta un po' difficile spiegargli che con il valore dei sacrifici per lo studio e dopo però ritrovarsi con un pugno di mosche».
 

Destino comune con Daniela de Caprariis: 36 anni, psicoterapeuta, madre di due bambine di 1 e 4 anni. Diversi anni a Roma per lavoro, poi la decisione di ritornare nella sua terra per mettere su famiglia, «“di lavorare nella mia città e per la mia città»”, sottolinea con rammarico.

«Tutte le mamme che lavorano sanno bene quanto è difficile conciliare i tempi della vita privata con quelli lavorativi. Non per questo noi donne ci fermiamo. Anzi questa era una opportunità per rientrare nel mondo del lavoro e aiutare e sostenere anche altre mamme che si sono ritrovate nella nostra stessa situazione e percepiscono il reddito di cittadinanza - evidenzia Daniela - Devono riconoscere il diritto che ci siamo conquistate con la fatica e lo studio, così come tutti gli altri navigator».

È laureata in economia aziendale con 110 dieci e lode anche Sara Di Genua, 35enne vincitrice della selezione pubblica per navigator e madre di un bambino di 7 anni. Professionalmente impegnata fino ai 29 anni, poi la gravidanza e la crescita del piccolo per il primi momenti di vita. Dopo mi sono scontrata con i famosi colloqui durante i quali davanti alla fatidica domanda: hai un bambino? venivo liquidata con: le faremo sapere». Altre esperienze nel settore privato «ma anche qui ho dovuto lottare con un full time, che poi in effetti con gli straordinari mi teneva occupata fino alle 8 di sera. Mio figlio quanto ha sofferto per questa situazione. I nostri bambini ci chiedono perché non andiamo a lavoro e non possiamo dare loro una risposta». Poi lancia l’ennesimo appello alle istituzioni: «Ci state costringendo ad andarcene. State facendo in modo che noi campani per vivere e avere dignità ce ne dobbiamo andare dalla nostra regione. Bisogna mettersi la mano sulla coscienza e rendersi conto che non si può per una bega politica vedere i nostri diritti lesi. Siamo trattati in maniera indegna per avere una sola colpa: essere campani. Non esistono concorsi di serie a e serie B». 
Martedì 10 Settembre 2019, 15:30 - Ultimo aggiornamento: 11 Settembre, 07:11
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