Da Napoli Est all'ex ospedale militare, record di cantieri bloccati: edili ko

Venerdì 15 Marzo 2019 di Nando Santonastaso
Da un elenco all'altro, e il paradosso, già di per se evidente, si allarga ancora di più. Gli elenchi sono quelli che documentano la quantità e gli importi delle opere pubbliche ferme, non più finanziate o progettate ma non avviate (e quello che pubblichiamo in pagina, relativo alla sola città metropolitana di Napoli, e fin troppo eloquente, pur nella inevitabile schematicità seguita dai suoi compilatori, i sindacati del l'edilizia di Cgil, Cisl e Uil di Napoli e della Campania). Il paradosso è che basterebbe riaprire o attivare anche una piccola quota di quei cantieri per restituire una prospettiva di rilancio alle imprese e ai lavoratori delle costruzioni, i più colpiti da una crisi che dura ormai da dieci anni e della quale non si intravede ancora una fine certa.
 
Elenco e paradosso spiegano perché oggi solo da Napoli e provincia saranno migliaia i lavoratori che confluiranno su Roma per la manifestazione nazionale indetta dalle sigle sindacali in occasione dello sciopero nazionale della categoria. Basta dare un'occhiata alle cifre per rendersi conto del profondo rosso dell'edilizia: nell'area metropolitana di Napoli le ore lavorate in un anno sono passate da 26.117.853 del 2008-2009 ai 17.851.188 a tutto settembre 2018 con un decremento, ricordano i sindacati, pari al 31% in meno. La massa salari dieci anni fa era di 247.513.526 di euro, a settembre 2018 è scivolata a 184.198.373 con una riduzione della ricchezza reddituale collettiva (a proposito di domanda e consumi interni) pari al 57%. Gli addetti all'inizio della grande crisi erano 34.234, nel 2018 sono calati a 21.787, 36% in meno. Anche le imprese sono diminuite del 18%: nel 2008 ne erano attive 6.552, nel 2018 sono scese a 5379.

Eppure, le sole opere indicate nel grafico, non esaustive peraltro di tanti altri progetti, da Bagnoli al Patto per Napoli, il Piano Mobilità Urbana Sostenibile (parliamo di oltre 2,6 miliardi di importo), potrebbero generare un moltiplicatore economico-finanziario pari a 3,5 per ogni euro speso, con una occupazione aggiuntiva a regime tra i 16/17 mila addetti, sempre secondo le stime dei sindacati.

«Il settore - scrivono le sigle - corre un ulteriore rischio di impoverimento occupazionale in considerazione della grave crisi che ha colpito due grosse aziende nazionali/internazionali operanti anche a Napoli, la Società Condotte e l'Astaldi. Queste situazioni in combinato disposto con i processi di decantierizzazione di parte della Linea 1 della Metropolitana di Napoli, e i ritardi di nuovi fronti di lavoro sta mettendo a rischio la conservazione di centinaia di posti complessivi sui cantieri ancora aperti».

A conferma di questa previsione, sulla quale le stesse imprese edili concordano, provvede anche un altro elenco, quello relativo alle opportunità che tra Napoli e la sua area metropolitana potrebbero aprirsi senza un enorme sforzo in termini progettuali e finanziari dal momento che ci si riferisce a preesistenze territoriali note, il cui rilancio in termini di riqualificazione non sembra nemmeno tanto complicato. Specie se, come suggeriscono i sindacati, si procedesse con un partenariato pubblico-privato di cui, peraltro, non mancano buoni esempi come a proposito del progetto per il recupero di Napoli Est. Parliamo di Molini Marzoli di Torre del Greco, l'ex Ospedale Militare S.Mo.M. di Pozzuoli, Colonia Geremicca, ex Ospedale Militare Trinità delle Monache, Cinodromo Via Kennedy, Palazzetto dello Sport, Sferisterio, ex Ospedale Militare Leonardo Bianchi, ex Mercato Ittico (Napoli Est), Archivio Storico di Via Ponte Nuovo, ex Ufficio Anagrafe di Piazza Dante, Villa Comunale, ex Collegio Ciano di Bagnoli, Galleria Principe di Napoli, Palazzo Carafa, Rione Traiano, ex Mercato Ortofrutticolo.

«Come Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil Campania spiegano in una nota i segretari generali delle tre categorie, Enzo Maio, Giovanni D'Ambrosio, Andrea Lanzetta chiediamo l'avvio delle opere, lo sbocco degli investimenti, una maggiore qualità del lavoro e del sistema di impresa, incentivi per il lavoro e nel lavoro, un piano di lavoro straordinario per la messa in sicurezza delle strade, dei viadotti, del territorio e un nuovo piano di infrastrutture materiali e immateriali, più efficaci misure per le politiche abitative». © RIPRODUZIONE RISERVATA