Napoli, Salvini striglia i suoi: «No ai transfughi nella Lega»

Domenica 2 Giugno 2019 di Valentino Di Giacomo
«Alla Regione deve andarci un nostro candidato». Tra una portata di pesce e un bicchiere di Falanghina, il piatto forte lo ha messo a tavola Matteo Salvini che durante una cena a Napoli, venerdì notte, ha preparato le strategie per radicare sempre di più la sua Lega in Campania. Dopo i due comizi dell'altro ieri, ad Aversa e Casoria, organizzati per sostenere i suoi candidati ai ballottaggi, il titolare del Viminale ha riunito i leghisti campani al ristorante fino a tarda notte. Un segnale per ribadire la sua presenza, ma anche per sedare qualche malumore interno scoppiato subito dopo l'ottimo risultato delle elezioni europee che ha consegnato al Carroccio campano un impensabile, fino a poco tempo fa, 19 per cento di consensi.
 
Qualche attacco al sindaco de Magistris, la promessa di ritornare al Vasto per ribadire la sua vicinanza al quartiere, poi il bilancio del voto. A tavola, sulla Terrazza Calabritto, c'era Gianluca Cantalamessa di fianco al vicepremier che ha consegnato al leader un breve report sugli amministratori locali che la Lega è riuscita a raddoppiare in Campania. Ma, durante il pasto, come recita l'antico adagio, l'appetito vien mangiando, così il boccone più grosso è diventato la conquista di Palazzo Santa Lucia da strappare al Pd di Vincenzo De Luca. Il messaggio, più che altro, è diretto agli ormai ex amici di Forza Italia determinati a presentare un proprio candidato per la Regione. «Fi ha sette punti sotto di noi ha detto il leader del Carroccio ai fedelissimi quindi il prossimo anno dobbiamo lavorare per esprimere uno dei nostri». Un impegno ribadito anche per compattare le fila del partito dopo qualche mal di pancia per le candidature alle europee.

Nessun accenno durante la serata a quello che dentro il partito campano è stato ribattezzato «l'Afragola-gate». È nel comune del Napoletano che si è infatti consumato un caso definito «spiacevole», lì dove la candidata Lucia Vuolo ha ottenuto, episodio più unico che raro nel panorama dei comuni d'Italia, più preferenze di Matteo Salvini. Un segnale che è stato interpretato come un messaggio di desistenza. Una sorta di ripicca è stata letta - che sarebbe partita dall'ex senatore di An, ora in orbita Lega, Vincenzo Nespoli, l'uomo che aveva chiesto al Carroccio di candidare suo nipote Camillo Giacco, e non accontentato da Salvini in persona. Non ne ha parlato il leader leghista, ma ha fatto capire che le partite da giocarsi non mancheranno, a partire proprio dalle regionali, quando ci sarà bisogno di compattezza per raggiungere gli obiettivi fissati. Senza far rifermento al caso, per ora la strategia di Salvini è tenere un basso profilo per non esacerbare ulteriormente gli animi e far rientrare in maniera naturale i dissidi. Il capo del Carroccio è conscio che regionali ed europee sono elezioni totalmente differenti e si giocheranno non solo sul proprio consenso mediatico, ma pure sulle varie candidature che dovranno prevedere un team di «porta-voti» che il partito, essendo meno radicato di altri al Sud, non è riuscito ancora a mettere completamente a punto.

È da tempo che Pina Castiello, big leghista e sottosegretario al Mezzogiorno, sta chiedendo al partito campano di darsi una mossa per fissare le strategie. C'è la fila fuori la sede del Carroccio in Campania, ma Salvini non ha alcuna intenzione di accogliere a bordo tutti, tanto più transfughi illustri di altri partiti. «Dobbiamo essere inclusivi ha spiegato il leader però con cautela». Una linea ribadita al coordinatore Cantalamessa e sviscerata nel post-cena durante la passeggiata che dal ristorante di piazza Vittoria ha portato il titolare del Viminale in un hotel sul lungomare. Ieri poi Salvini è stato al consueto ricevimento al Quirinale che precede la Festa della Repubblica proprio con Pina Castiello. Ultimo aggiornamento: 12:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA