«Pagherai», bufera sul consigliere eletto nella Municipalità del Vomero

Venerdì 15 Febbraio 2019 di Giuseppe Crimaldi
Dalla carta d'identità alle carte da bollo e alle denunce. Rischia di finire in Procura, dopo essere già al centro di un'indagine amministrativa interna, il caso sollevato da un dirigente della quinta Municipalità di Napoli (Vomero e Arenella), che ha denunciato un consigliere del parlamentino del quartiere collinare. Tutta colpa di una (anzi due) carte d'identità elettroniche. Ma cominciamo dall'inizio.
 
L'episodio risale a due giorni fa. Sono le 13,20 di mercoledì quando il consigliere di Municipalità Alessandro Capone (Pd) entra nella sede degli uffici di via Giacinto Gigante per accompagnare un amico allo sportello «Documenti» per ottenere il rilascio di due carte d'identità elettroniche di due minorenni.

Ricostruiamo quanto accaduto così come emerge dalla lettera inviata al presidente della quinta Municipalità dal direttore. «Nella tarda mattinata di mercoledì - si legge nella nota firmata dalla direttrice Giuseppina Silvi e indirizzata al presidente Paolo De Luca - a 15 minuti dalla chiusura del terminale si presentava il consigliere Alessandro Capone per ottenere due carte d'identità intestate a minori. Il dipendente allo sportello ha avviato l'inserimento. L'attività, tuttavia, non è stata portata a completamento per l'interruzione della linea al terminale». A quel punto, stando a questa versione, Capone avrebbe iniziato a protestare vivacemente: con «una rabbia incontenibile - sostiene sempre la denunciante - e una protervia sfociata in minacce rivolte all'impiegato». Ed ecco la frase incriminata: «Questa te la faccio pagare, te lo prometto!».

L'impiegato ha fatto una relazione denunciando i fatti e chiedendo di essere trasferito ad altro ufficio interno. Riservandosi (come pure sottolinea la dirigente al presidente De Luca nella missiva) di presentare in Procura una querela contro il consigliere.

Ma c'è di più. Nella stessa lettera la direttore Silvi parla di «modi e toni inaccettabili che danneggiano l'immagine dell'ente», e parla del comportamento del consigliere del Pd come di atto che avrebbe portato a ottenere un «beneficio» attraverso una «scorciatoia». La lettera si conclude con un appello: «In caso di assenza o ferie dell'addetto allo sportello (che, va precisato, quel giorno sostituiva il titolare del servizio).

Fin qui la versione fornita dalla dirigente. «Tanto rumore per nulla - replica Capone - È vero, sapendo che era già la seconda volta in due mesi, avevo accompagnato un amico che doveva ritirare per le figlie minori due carte d'identità elettroniche. Appena entrati l'impiegato ha fatto del sarcasmo: Eh, i documenti a quest'ora però..., facendo la prima battuta fuori luogo. Ha comunque inserito i dati nel terminale avviando la pratica ma, dopo circa mezz'ora, ci ha detto che il sistema si era bloccato. A quel punto ho commesso una sola sciocchezza definendo l'impiegato un pover'uomo. E ammetto di aver sbagliato, ma eravamo in quel momento tutti irritati e ci sentivamo quasi presi in giro dall'inefficienza delle procedure e degli impianti informatici».

«Non ho mai rivolto minacce - conclude Capone - e tantomeno ho pronunciato quella frase rivolta al dipendente comunale: Te la faccio pagare».

Fin qui la storia. Ieri mattina, intanto, all'ingresso della palazzina di via Gigante che ospita gli uffici amministrativi della quinta Municipalità, qualcuno ha affisso dei manifesti sotto un avviso che indicava gli orari di accesso al pubblico per i certificati di stato civile. «Stop al voto di scambio», era scritto su una foto che indicava, con due frecce, la direzione di «onestà» e «corruzione».
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