Debito, patto per Napoli a rilento:
«In manovra solo pochi spiccioli»

Mercoledì 20 Ottobre 2021 di Valerio Esca, Luigi Roano
Debito, patto per Napoli a rilento: «In manovra solo pochi spiccioli»

La bozza di manovra di Bilancio del Governo - a oggi - non prevede leggi speciali per Napoli e per nessun altra città. Insomma, la dicitura Patto per Napoli non si troverà mai nella Legge di bilancio. La linea Draghi al riguardo è intransigente. Non si fanno leggi ad hoc. Sono - invece - in via di definizione misure generali per gli enti in difficoltà, nella sostanza per quelli in dissesto e in predissesto e in questa seconda fattispecie ci rientra Napoli. Questo il contesto e si capiscono ancora di più le preoccupazioni del sindaco Gaetano Manfredi che letteralmente ogni giorno manda messaggi a Roma e alla coalizione che lo sostiene. A oggi alla voce «Enti locali in difficoltà» ci sono appostati solo 100 milioni in un fondo apposito. Che non sono per Napoli, ma per le diverse centinaia di Comuni sull'orlo del fallimento o che già sono falliti. Napoli avrà una quota parte di questa somma, spiccioli nella sostanza, e pressa perché il fondo venga rimpolpato. Una battaglia che non è ancora iniziata. Di qui anche il nervosismo del sindaco.

 

LE CIFRE
Qual è la fotografia attuale? Manfredi ha chiesto, per risollevare Napoli dal baratro e avere una spesa corrente congrua, 200 milioni l'anno per almeno venti anni. E un commissario che gestisca il debito che è di 3 miliardi e passa. Perché chiede 200 milioni l'ex rettore? Le rate per il debito che il Comune paga ogni anno è esorbitante, 174 milioni, ed è così composta: 38 milioni per il predissesto, 41 per i residui attivi e passivi vale a dire la mancata riscossione delle tasse e ben 95 per le anticipazioni di liquidità. Stangata arrivata dalla Corte dei conti che stabilì come i finanziamenti che arrivano dallo Stato non possono essere utilizzati per sanare i debiti. Una vicenda che risale a tre anni fa. Se si moltiplica 174 per 20 la cifra che viene fuori è di 3,5 miliardi. Ovvero il debito complessivo del Comune, più mezzo miliardo per sostenere la spesa corrente. Il resto, cioè per il rilancio infrastrutturale della città Manfredi lo attingerebbe dai fondi del Pnrr e dai ondi strutturale della Ue.

IL FONDO
Facciamo un passo indietro per arrivare a luglio e capire quanto ha in cassa Palazzo San Giacomo. Dal fondo per i comuni in predissesto Napoli il 31 luglio ebbe la bellezza di 246,5 milioni - a fronte dei 285 chiesti - da spendere nel triennio 2021-2023. Per chiudere il bilancio di previsione de Magistris ha utilizzato una parte di quei fondi che nella sostanza sono già impegnati per le rate del debito. Ci dovrebbero essere disponibili più o meno 160 milioni per i prossimi due anni che non coprono nemmeno la rata del 2022. Non sanano quei fondi nessuna delle criticità di questi anni perchè oltre alla rata restano identici i problemi dalla debolezza nella riscossione e dall'incapacità di fare fronte ai servizi primari in maniera adeguata per non parlare delle aliquote delle tasse al massimo in Italia. La riscossione è il nervo scoperto: l'indice di supera di poco il 20 per cento.

LA CRITICA
Chiara dunque la linea del Governo rispetto al Patto per Napoli, che però preoccupa l'opposizione di Manfredi e i partiti di centrodestra che hanno perso le elezioni. Paolo Russo, deputato di Fi tuona: «Il Patto per Napoli è una legittima ammirevole aspettativa elettorale, ora siamo nella fase del governo della città e il sindaco di Napoli dovrà confrontarsi con i problemi che ci sono e la situazione di bilancio complessa, resa ancora più gravosa dall'eredità di questi ultimi 10 anni di disastri». «Il problema della fragilità finanziaria dei Comuni incalza Russo - non riguarda soltanto Napoli, ma tanti altri enti Italiani e molti del Mezzogiorno. Una fragilità che non può essere pagata dai cittadini con la carenza di servizi e non può diventare l'alibi per le inefficienze e le incapacità di gestione del Comune, così come registrato a Napoli negli ultimi dieci anni». La strada per Manfredi dunque è tutta in salita. Diversi i nodi che dovrà affrontare l'ex rettore, con risorse a dir poco esigue. Manfredi e il nuovo Consiglio comunale sono chiamati, come primo atto, all'approvazione del bilancio consolidato, non ratificato dall'amministrazione uscente e senza il quale il nuovo sindaco non potrà effettuare nomine e contrattualizzare i dirigenti. Come se non bastasse senza l'approvazione del documento finanziario, l'ente non potrà procedere neanche alle assunzioni già previste al 1 dicembre. Un'emergenza nell'emergenza per l'ex ministro dell'Università. Al netto della grana del personale del Comune oramai ridotto all'osso, dovrà subito affrontare la questione del verde, quella dei trasporti e quella legata al ciclo dei rifiuti, con Asìa che vive momenti di tensione altissima.
 

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