Niente sottosegretari e rebus renziani, Pd Campania verso la resa dei conti

Martedì 17 Settembre 2019 di Adolfo Pappalardo
Solo un'assemblea in sei mesi. Una, quella della proclamazione del nuovo segretario regionale. Poi nulla. Nonostante dal 3 marzo ad oggi ci sono state prima le Europee, poi la nuova alleanza con l'M5s al governo e ora la possibile scissione renziana. Che, però, per ora è contenuta: a seguire l'ex premier sarà solo l'ex sottosegretario Gennaro Migliore.
 
Insomma, se guardi il Pd di sei mesi fa e lo rivedi oggi, è passata un'era geologica. Eppure, sono le critiche dei dirigenti democrat, la segreteria regionale retta dal deluchiano Leo Annunziata non è mai entrata nella fase operativa. Ad oggi infatti manca ancora il varo della segreteria (il cuore del partito) e le commissioni di garanzia. E le critiche arrivano non solo dagli avversari di Annunziata ma anche da chi l'ha sostenuto nel congresso di marzo. Prima solo a taccuini chiusi, ora invece no. Perché la scorsa settimana, quando si decideva il risiko dei sottosegretari, non si è visto l'apporto del segretario regionale. «È il segretario che abbiamo votato e sostenuto al congresso: ha la nostra fiducia ma deve imprimere un maggiore dinamismo al partito regionale», è la critica costruttiva di Teresa Armato, numero uno dell'areaDem di ritorno da Cortona dove il ministro Franceschini l'ha chiamata a presiedere la due giorni di assemblea del suo gruppo. «Occorre - aggiunge la ex senatrice - comporre subito tutti gli organismi dirigenti: non per occupare caselle ma per coinvolgere nell'azione politica e programmatica il partito nella sua totalità. Serve un Pd più propositivo nell'azione politica e programmatica, specie in questa fase cruciale del partito e della politica del Paese».

L'orlandiano Marco Sarracino è più caustico: «La segreteria regionale del Pd è un po' come quella battuta di Siani sulla metropolitana di Napoli: non la stanno costruendo ma la stanno cercando....». Poi aggiunge serio: «Ironia a parte, fossi nel segretario regionale dedicherei tutto il mio impegno nell'evitare la scissione che potrebbe consumarsi in queste ore nel Pd campano. Sarebbe un errore imperdonabile che rafforzerebbe ancor di più la Lega sia a livello nazionale che regionale». Parole più dure, invece, arrivano dai due competitor della sfida di sei mesi fa. «Sono stati sei mesi di nulla», dice, senza tanti giri di parole, Armida Filippelli, preside e nome della società civile. «In questi mesi - spiega - questi mesi, così come ha fatto Zingaretti a livello nazionale, abbiamo mantenuto sempre un atteggiamento collaborativo con il segretario. Ma da marzo ad oggi c'è stata solo un'assemblea per la proclamazione di Annunziata e una direzione per il bilancio. Serve una segreteria per rendere il partito pienamente operativo e non paralizzato: sono mesi che Annunziata dice che tutto è pronto ma non accade nulla. Eppure ci sono molti problemi di cui discutere, la scena politica è cambiata e le regionali sono alle porte». Il parlamentare sannita Umberto Del Basso De Caro che pure ha sfidato Annunziata al congresso è tranchant: «Siamo ormai fuori tempo massimo». E aggiunge: «Non c'è una segreteria, né gli organismi di garanzia e non si è mai vista un'assise per discutere. Senza contare come abbiamo due federazioni commissariate da una decisione del tribunale. E, ancora, dovremmo ragionare su quanto accaduto degli ultimi giorni e sui nuovi scenari». Perché Del Basso De Caro ne fa anche un ragionamento per il futuro: «Un dibattito sul governo nazionale è doveroso, come lo è il tema accessorio». Quale? «Come sia possibile tentare di trasportare quest'esperienza politica di governo anche nelle regioni. No perché a me sembra - ironizza - che a maggio prossimo si debba votare anche in Campania...». Senza contare un ultimissima variabile non proprio accessoria: siamo, oggi, alla vigilia della scissione renziana. Non un terremoto perché ad oggi si schiera con l'ex premier solamente l'ex sottosegretario Gennaro Migliore. Ma è un ulteriore risiko con cui il Pd campano dovrà fare i conti. Specie se qualcun altro dovesse aggiungersi. Qualcuno aveva pensato a Piero De Luca, il primogenito del governatore. Ma il deputato ieri sera chiarisce: «Mi auguro che non si arrivi ad alcuna separazione nel Pd. Sarebbe un trauma per il partito ed aggiungerebbe elementi di complessità nella dinamica del governo». © RIPRODUZIONE RISERVATA