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Pd, fallito l'ultimo blitz; la resa dei deluchiani: si scioglie l'assemblea

Martedì 7 Giugno 2022 di Adolfo Pappalardo
Pd, fallito l'ultimo blitz; la resa dei deluchiani: si scioglie l'assemblea

L'ufficialità viene sancita ieri pomeriggio dalla commissione regionale di garanzia: l'assemblea del Pd campano è sciolta perché non c'è il quorum necessario. Porte aperte, quindi, all'invio del commissario spedito da Roma. Ed è l'ennesima figuraccia di un partito, quello campano, dove il vecchio segretario (Leo Annunziata) viene fatto dimettere per scarsa produttività e non si è riusciti a trovare un sostituto in ben due mesi e mezzo. Uno stallo in cui si è infilato il gruppo deluchiano, sino all'ultimo, fermo caparbiamente su Stefano Graziano (che da lettiano poteva essere gradito al segretario nazionale) nonostante le opposizioni avessero offerto nomi alternativi e ugualmente vicini al governatore che avrebbero votato senza batter ciglio pur di chiudere la vicenda.

Come quello del salernitano, e attuale presidente del partito, Nicola Landolfi; quello di Gino Cimmino, ex segretario napoletano ed ora nello staff del governatore e quello di Rosetta D'Amelio, ex presidente del consiglio regionale nel primo mandato De Luca. Niente. Ed ecco che arriverà un nome da Roma che dovrà gestire nei prossimi mesi un compito delicatissimo: la compilazione delle liste elettorali delle politiche della prossima primavera.

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Lo scioglimento era noto da giorni, da quando si erano dimessi il parlamentare democrat Umberto del Basso de Caro e Gennaro Oliviero, presidente del consiglio regionale e poi una manciata di delegati a loro vicini. Conti alla mano l'assemblea era già tecnicamente senza più il quorum necessario anche se il presidente Landolfi, sino a ieri mattina, aveva intenzione di convocare un'assise richiamando i candidati non eletti nel congresso 2019 per sostituire i dimessi. E tenere quindi in piedi ugualmente un architrave già crollato. Un ennesimo blitz deluchiano per tentare, sino all'ultimo, di eleggersi un segretario gradito anche se non c'era più la maggioranza di tre anni fa. All'orizzonte, quindi, c'era solo un braccio di ferro che sarebbe finito in tribunale più che negli organismi interni di controllo di partito. «L'assemblea regionale risulta decimata a seguito delle decadenze e delle numerose dimissioni che sono arrivate in questi giorni e che continuano ad arrivare. Siamo ampiamente sotto il numero legale dei 120 previsto per la convocazione dell'organismo», denuncia ieri mattina la coordinatrice regionale di Dems Antonella Pepe prima che iniziassero a piovere ulteriori dimissioni. Anche da Salerno, la roccaforte dei De Luca, stavolta.

Poi la pietra tombale della commissione regionale di garanzia ieri pomeriggio che decide all'unanimità. «Alla luce delle dimissioni anzidette, non è più in carica la maggioranza assoluta dei componenti dell'assemblea. Si delibera di demandare gli atti alla commissione nazionale di garanzia e al segretario nazionale del Pd Enrico Letta, per quanto di loro rispettiva competenza», scrivono in freddo burocratese certificando uno scenario già fotografato da giorni ma che qualcuno si ostinava a non voler vedere.
Eppure la decisione di ieri viene messa in moto sol perché del Basso de Caro e Oliviero, domenica, hanno presentato un ulteriore ricorso ed evitare che ieri, a Roma, la commissione nazionale decidesse sulle surroghe come richiesto dal presidente regionale Nicola Landolfi. In quest'ultimo caso, senza la decisione di ieri in Campania, sarebbe stato ancora possibile tentare di convocare un'assise per provare un ultima mossa. Disperata..
 

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