Pd, sito fuori uso e sedi chiuse
così a Napoli il partito evapora

Domenica 19 Febbraio 2017 di Pietro Treccagnoli
Lo stato dell’arte del Partito democratico napoletano lo potete misurare in tanti modi: dai voti raccolti (percentuali da partito d’opinione); dagli iscritti del 2016 che dall’apertura delle danze (si chiuderanno tra dieci giorni) latitano come rondini in pieno inverno; dall’evanescenza dei circoli ridotti al cinquanta per cento e vivi solo sulla carta, ma non di fatto; dalle inchieste sulle false candidate. Ma potete capire quanto si sia vicini al collasso, al fallout, collegandovi al sito cittadino, attraverso il quale dovrebbero passare tutte le comunicazioni e la vita stessa del partito e capire, ad esempio, tempi e modi del tesseramento. Altro che politica 2.0 o 3.0, sembra di essere tornati all’anno zero. 


Se digitate www.pdnapoli.it vi imbattete nella schermata generale della piattaforma Wordpress che vi invita a proseguire nella navigazione scegliendo la vostra lingua: l'inglese, l'italiano, il catalano, l'arabo, i misteriosi bosanski o cymraeg . Che cosa è successo? In parole povere non è stato rinnovato il dominio che costa poche decine di euro. Quindi nisba, arrangiatevi con il tradizionale passaparola. Fortunatamente per iscriversi online, autonomamente, si può e si deve passare attraverso quello nazionale. Ma quanti lo fanno? Sebbene sia facile non sono tanti visti i numeri diffusi sui social network dal consigliere regionale dem, Antonio Marciano. Il suo post su Facebook ha scatenato un putiferio. Lui si limitato a mettere il dito in una piaga che brucia. Ed è subito scattata l'inevitabile minimizzazione che spiega, ma non rassicura.

Le cifre del crollo sono da vertigine. A Napoli la fuga, rispetto all'anno passato, è quasi del novanta per cento: da ventimila iscritti circa a meno di duemila. Nelle altre province il quadro e appena appena migliore, fatta eccezione di Salerno dove il Pd, a trazione deluchiana, non è si è dissanguato come altrove. Ad Avellino, invece, le iscrizioni sono in pieno svolgimento. Un tesseramento straordinario, gestito dal garante romano Riccardo Tramontano, che anticipa di qualche settimana l'apertura del confronto interno in vista del congresso provinciale. Comunque, il coro tra consiglieri e dirigenti locali insiste su un punto, architrave di tutto il ragionamento: la formalizzazione in Rete delle iscrizioni avviene all'ultimo minuto, per abitudine e per pigrizia. Ma pure per un uso da principianti della tecnologia, altrimenti non ci si ridurrebbe a farsi segare il sito da sotto le gambe, come un ramo marcio. Sarà pure democrazia liquida (anche i siti degli altri partiti resistono a fatica, senza aggiornamenti, ma resistono), ma qui siamo all'evaporazione, al passaggio allo stato gassoso.

Lo si capisce ancora meglio se si prova a fare un censimento dei circoli (un tempo erano solide sezioni). Sui centoventi circa della provincia di Napoli, quelli che esistono davvero e non sono solo illusioni (vengono conteggiati anche quelli sbarrati) saranno una cinquantina. Ma possono vivere online senza necessariamente avere quattro mura. Appunto, online. Si fa di necessità virtù, ma con esiti traballanti. Anche i circoli esistenti, dat per vivi e apparentemente, vegeti se la passano maluccio. Molti hanno chiuso, come quello storico di corso Secondigliano: non c'erano più i soldi per l'affitto. Molti circoli registrano poche tessere e quindi hanno scarse risorse in cassa. L'iscrizione annuale costa 16 euro. Otto vanno al circolo, sei alla federazione provinciale, due a quella regionale. Senza tesserati non si cantano messe. Il segretario provinciale, Venanzio Carpentieri ammette: «La difficoltà è reale, perché mancano pure le contribuzioni obbligatorie dei parlamentari. Qualcuno è distratto da troppo tempo». Ma nei circoli ci sono però nodi politici, non solo finanziari. Per quello del proprio Comune, dove fino a qualche giorno fa era sindaco, Carpentieri sta immaginando un commissariamento. Altri da tempo, viceversa, chiedono il suo di commissariamento, dalla segreteria napoletana. A Barra, invece, sono arrivati i sigilli dell'ufficiale giudiziario. È il circolo di Salvatore Madonna, indagato per Listopoli. A Castellammare di Stabia è arrivato il facilitatore Gennaro Migliore, ma il circolo dov'è?

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