Polo materno-infantile, la Regione resiste: «Ospedale Loreto Mare necessario»

Lunedì 19 Novembre 2018 di Ettore Mautone
Il Piano ospedaliero non si tocca: il Polo materno infantile al Loreto Mare è essenziale per salvare la funzione strategica del presidio di Via Vespucci, per evitare duplicazioni di funzioni con un dipartimento di emergenza quale è Villa Betania a prevalente vocazione materno infantile. Di più, con la dotazione di una guardie ginecologica attiva nelle 24 ore al pronto soccorso dell'ospedale del mare si tutela anche l'evenienza di urgenze mediche, chirurgiche o traumatologiche che riguardino una donna in gravidanza. È questa la posizione della Regione alla vigilia del confronto al ministero della Salute sui contenuti del riordino ospedaliero e sulla verifica dei Livelli di assistenza. Il duello tra ministro della Salute e Governatore sarà giocato su questioni molto tecniche ma assumerà sempre più, nel corso delle prossime settimane e mesi, un contenuto politico. In ballo ci sono non solo il Piano di rientro dal debito, il punteggio raggiunto dai Livelli essenziali di assistenza (Lea), i tempi e i modi per la fuoriuscita della Sanità campana dal tunnel del decennale commissariamento, ma anche il posizionamento strategico e politico all'interno dei rispettivi schieramenti di governo.
 
Il giorno della verità nello scontro, tra Governo e Regione, è fissato a Roma giovedì 22 novembre, quando i tecnici della Regione saranno a Roma per sedersi al tavolo di confronto con i tecnici del Ministro della Salute Giulia Grillo. Scopo dell'incontro verificare, atti alla mano, i parametri di attività, contabile e assistenziale, di Asl e ospedali relativi al 2017. Sotto la lente decine di indicatori di qualità che vanno dall'entità dei tagli cesarei alle liste di attesa, dalla appropriatezza dei ricoveri alla tempestività dell'intervento chirurgico per frattura di femore, dai risultati della medicina del territorio (assistenza domiciliare, prevenzione, vaccinazioni e screening, cure agli anziani e ai disabili, hospice e cure palliative) ai tetti di spesa dei centri accreditati, dalla medicina veterinaria alla tessera sanitaria elettronica. Gli ultimi dati disponibili, relativi alle performance di ambulatori e corsie, sono stati trasmessi a Roma per via telematica, tramite una piattaforma informatica, allo scadere della mezzanotte del 5 novembre scorso.

Intanto va chiarito che l'esame del Piano ospedaliero segue un binario diverso e la cosa più probabile è che il documento di programmazione venga rispedito al mittente con la richiesta di correttivi. Tra questi di sicuro il ripristino del Polo nascite all'ospedale del mare laddove invece De Luca insiste per dirottarlo al Loreto. Un palleggio di carte che potrebbe richiedere mesi per risolversi incrociando alcune scadenze politiche salienti come le europee del prossimo maggio, che potrebbero vere crescere i torni dello scontro. Già il 18 luglio scorso, nella verifica trimestrale con i ministeri la Campania chiese informalmente la fuoriuscita dal regime commissariale. Il giorno dopo, il presidente della Regione De Luca scrisse di suo pugno una lettera al Premier e al ministro dell'Economia e della Salute e agli Affari regionali ricostruendo gli ultimi 8-9 anni di Piano di rientro della Campania elencando i risultati conseguiti, sia sul fronte economico finanziario (bilanci positivi negli ultimi 5 anni) sia sul piano del miglioramento dei dati relativi all'assistenza.

Questi, dopo essere arrivati a segnare 139 nel 2014, sono precipitati a 106 punti nel 2015 per risalire a 124 nel 2016 e attestarsi, secondo le stime da verificare giovedì prossimo a Roma, in una forbice compresa tra 146 e 154. Nella sostanza, alla luce di 5 bilanci in attivo consecutivi e dei dati provvisori del 2017 e anche in base alle previsioni sul 2018 viene data per certa la possibilità di centrare la soglia minima dei 160 punti. Per la Campania con Livelli di assistenza compromessi sin dall'origine, sarebbe un risultato degno di nota. Sulla scorta di questo ragionamento si è dunque chiesta la fuoriuscita dal commissariamento. Fase che tecnicamente si snoderebbe con la proposta al consiglio dei ministri e ai ministeri interessati, di un piano triennale di uscita. La Regione resterebbe sotto monitoraggio trimestralmente per un altro triennio ai fini del consolidamento delle performance contabili e assistenziali. In pratica non si esce dal commissariamento ma si abbandona il piano di rientro con il vincolo di rispettare altri adempimenti previsti dal piano di uscita. Una strada accidentata di cui non si conoscono gli approdi ma sono noti gli scenari di contorno. Fatti finora di scontri politici e di accuse reciproche con ipotesi di sostituzione del commissario in carica (De Luca) con uno mandato dal ministero. Ultimo aggiornamento: 13:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA