Pronto soccorso nei centri privati, arriva la proroga di sei mesi

Martedì 30 Giugno 2020 di Domenico Maglione

Arriva in extremis la proroga tanto attesa: non chiuderanno i centri di prima assistenza delle strutture sanitarie private convenzionate. Le attività proseguiranno fino al 31 dicembre per le quattro strutture in provincia di Napoli (Ospedale religioso S.Maria della Pietà di Casoria, Villa dei Fiori di Mugnano, Casa di cura Santa Lucia di San Giuseppe Vesuviano e Villa Trusso-Cardiomed di Ottaviano) e la casa di cura Gepos in provincia di Benevento. Il Direttore generale dell'ufficio regionale per la tutela della salute e il coordinamento del servizio sanitario regionale, Antonio Postiglione, ha messo nero su bianco garantendo altri sei mesi di attività alle strutture convenzionate. Un provvedimento scaturito dal rallentamento, per effetto dell'emergenza epidemiologica scatenata dal Covid 19, del percorso di implementazione della nuova rete dell'emergenza urgenza ed il potenziamento e la riorganizzazione dell'assistenza primaria.

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Di fatto i nuovi assetti organizzativi previsti a fine dicembre 2018 e che dovevano decretare la chiusura dei centri di primo soccorso delle strutture convenzionate già a partire dal primo gennaio di quest'anno non sono mai entrati pienamente nella loro operatività. Queste sarebbero le motivazioni che di fatto hanno portato alla seconda proroga a favore dei centri convenzionati. Ma i cittadini non sono contenti di un provvedimento che comunque è destinato a non garantire continuità e futuro ad un importante servizio sanitario. Dello stesso avviso il sindaco di Ottaviano che da tempo sta combattendo un'autentica battaglia a sostegno delle strutture sanitarie dell'area vesuviana (Trusso e Santa Lucia) interessate dal provvedimento regionale. «La eventuale chiusura dei centri di prima assistenza porterebbe di fatto i cittadini a rivolgersi, anche per casi meno gravi, al pronto soccorso dell'ospedale civile di Nola, già carico di lavoro rischiando di ingolfarlo ulteriormente abbassando la qualità e la tempestività delle risposte, che sono condizioni essenziali per salvare la vita ai pazienti» dice Luca Capasso. Discorso identico anche per i residenti dell'area nord costretti a convergere unicamente sul pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore o, addirittura, a quello territorialmente più vicino, il San Giovanni Bosco di Napoli.
 


«Non avevamo alcun dubbio sulla nuova proroga per i centri di prima assistenza: con le elezioni regionali ormai imminenti nessuno si sarebbe presa la responsabilità di creare aree di malcontento nella popolazione e nei lavoratori affermano alcuni esponenti di associazioni per la tutela dell'ammalato Vorremmo che qualcuno uscisse allo scoperto e ci dicesse la verità sul futuro dei centri di prima assistenza: le proroghe non servono a risolvere le carenze ma eventualmente solo a mascherarle nel peggiore dei modi». Il presidio ospedaliero Santa Maria della Pietà di Casoria merita addirittura un discorso a parte. Tale struttura negli anni addietro fu inserita addirittura nella rete dell'emergenza/urgenza. Fu prevista anche l'apertura di un pronto soccorso, grazie al quale la casa di cura fu promossa a presidio ospedaliero dell'ex Asl Napoli 3, ora Napoli 2 Nord. Poi quel progetto, per il quale la proprietà fece importanti investimenti, sia in tecnologia che di personale, sparì dalle programmazioni successive. Rimase in piedi solo il centro di prima assistenza, una struttura per l'accoglienza e la cura dei pazienti urgenti da stabilizzare e da trasferire presso nosocomi specializzati. Ma ora anche questo è un servizio che la comunità rischia di perdere a breve.

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