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Recovery plan, nel Pd è gelo su De Luca dopo gli attacchi a Draghi

Giovedì 29 Aprile 2021 di Adolfo Pappalardo
Recovery plan, nel Pd è gelo su De Luca dopo gli attacchi a Draghi

Più che malcelato imbarazzo ormai è gelo. Polare. Ma guai a far trapelare qualcosa o, peggio, esternare una dichiarazione, un commento dei vertici nazionali democrat sul governatore della Campania dopo l'attacco a muso duro contro il premier sul Recovery. Anche a rischio di sfiorare il ridicolo se il Pd di Letta è partito di governo a Roma ma di lotta a Napoli, a leggere le dichiarazioni di uno dei suoi leader più autorevoli del Mezzogiorno. Eppure si sceglie la linea del silenzio in nome di una sorta di ragion di Stato. Anzitutto il Pd si ritiene non solo azionista di peso ma anche baluardo di questo governo tecnico e già gli tocca arginare gli attacchi di Salvini e non può inseguire anche De Luca, scatenando una polemica interna. Ma c'è una ragione che vale su tutte: nelle prossime ore tocca chiudere la partita delle amministrative su Napoli e il governatore della Campania rimane comunque un player di peso con cui discutere e portare a casa un accordo. Che poi è quello che si gioca su un piano più delicato: un candidato unitario senza passare per le primarie e alleanza con i grillini. Uno schema che, per ora, il segretario nazionale vuole mettere in campo su Napoli perché altrove non ci sono le condizioni. 

Ignorare gli attacchi dell'ex sindaco di Salerno, è stata quindi la linea decisa già martedì sera non appena le agenzie hanno iniziato a battere le dichiarazioni del governatore per rispondere al premier Draghi. D'altronde è questa la linea decisa da tempo dai vertici democrat: isolarlo se è il caso e non rispondere a quelle che sono considerate provocazioni. Che si tratti di attacchi al partito o, in questo caso, contro il governo. Linea portata avanti in questo lungo anno di emergenza Covid scadenzato da fendenti e veleni del governatore campano ogni venerdì pomeriggio. Insomma, niente di nuovo. Ma stavolta è diverso perché siamo nei giorni cruciali della scelta del candidato e i dirigenti del partito dovranno avere un confronto con il governatore. E inimicarselo pubblicamente ora farebbe diventare una partita già difficile come quella napoletana, troppo complicata e a rischio.

Insomma, meglio lasciar perdere. Ne sa qualcosa il segretario Letta che non rivolge la parola all'ex sindaco sin dai tempi in cui era a palazzo Chigi. Quando De Luca lo attaccava perché pur nominato nel sottogoverno rimaneva senza deleghe. Rapporto rotto da allora proprio per le intemperanze deluchiane. E poi nulla è cambiato. Anzi. E dal momento dell'insediamento di Letta al Nazareno non c'è stato alcun tentativo, da ambo le parti, di voler ricucire un minimo di rapporto o comunicazione diretta. Da questo atteggiamento, quindi, si può ricavare come non ci sarà mai alcuna risposta ai veleni che partono da palazzo Santa Lucia. 

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Oggi intanto la segreteria nazionale del partito si riunisce non solo per discutere di Sud ma anche delle prossime comunali. Con l'idea di stringere e chiudere nelle prossime ore. La concentrazione, insomma, è tutta per questa partita e per ora è meglio non sobbarcarsi altri problemi o ingaggiare scontri. Deve invece passare, ed è questo lo schema di Letta concordato con anche con il segretario napoletano Marco Sarracino l'altro giorno a Roma, la scelta di un candidato per il comune di Napoli. Che sia il grillino Roberto Fico o gli ex ministri Gaetano Manfredi ed Enzo Amendola. Che piaccia o no a De Luca che insiste su Manfredi, deciso sì a scendere in campo ma solo se si varasse una legge salvacomuni per mettere al riparo Napoli dal rischio default. Una certezza che il Pd non può dare. 

Ultimo aggiornamento: 20:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA