Regionali Campania 2020, così ha stravinto De Luca: mezzo milione di voti moderati strappati alla destra

Mercoledì 23 Settembre 2020 di Lorenzo Calò

Almeno quattro gli elementi di novità restituiti dal verdetto delle urne: la straripante affermazione del governatore uscente Vincenzo De Luca quasi nasconde la contrazione di voti registrata dal Pd; la comparsa sulla scena di Italia Viva modifica i rapporti di forza nel centrosinistra e, forte degli oltre 173mila voti rastrellati in tutta la regione, pone un tema in più negli equilibri interni alla coalizione anche in seno al prossimo consiglio regionale; l'arretramento complessivo del M5s è solo in parte mitigato da una imponente affermazione nei quartieri periferici di Napoli dove i pentastellati arrivano primi; il tonfo del centrodestra assume proporzioni catastrofiche se paragonato al risultato delle regionali 2015 ma anche delle politiche 2018 e delle europee dello scorso anno.
 

 

Partiamo dalla fine: dove sono confluiti i voti del centrodestra? Nel 2015 la coalizione (senza la Lega) a sostegno di Caldoro ottenne 904.881 voti (contro i 917.395 che portarono al successo De Luca). Oggi il «centrodestra unito» in Campania totalizza appena 450.273 voti e il totale delle liste riesce a fare peggio persino delle preferenze ottenute dal solo Caldoro (464.768). Dunque il centrodestra perde rispetto alle regionali di cinque anni fa quasi 455mila voti che in parte sono confluiti nelle liste centriste di De Luca (con molti esponenti un tempo vicini al centrodestra come Sommese, Mensorio, Ascierto, Mocerino, Beneduce) e in parte sono stati conquistati da Italia Viva, partito verso il quale si sono orientati portatori di voti un tempo orbitanti nella galassia di Luigi e Armando Cesaro e questa volta rimessi «in libertà» per il mancato coinvolgimento nelle liste della nota famiglia originaria di Sant'Antimo. Italia Viva è il terzo partito della coalizione di De Luca a Napoli e Caserta, il secondo ad Avellino e anche a Salerno va oltre il 7 per cento: insomma, il bunker dei renziani sembra essersi trasferito in Campania, altro che Toscana. Di contro fallisce il radicamento territoriale della Lega o, quantomeno, il progetto è da rivedere. Salvini incassa le oltre 15mila preferenze portate a Caserta in dote da Gianpiero Zinzi (recordman della coalizione in Campania) e le 8.501 ottenute a Napoli da Severino Nappi, entrambi ex Forza Italia. Certo, sono voti che restano nel centrodestra ma nel 2015 Zinzi nelle file berlusconiane di voti ne prese 21.781. Salvini porta a casa tre consiglieri regionali (partiva da zero) ma la Lega in Campania complessivamente ottiene 133.130 voti contro i 419.623 delle Europee. Ed era solo poco più di un anno fa (maggio 2019).
 
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Continua inesorabile la parabola discendente del M5S: dopo l'ubriacante successo delle Politiche del 2018 (1.487.505 voti) i pentastellati ottengono questa volta appena 233.947 voti e ha ragione Valeria Ciarambino quando rivendica un certo voto disgiunto a suo favore dal momento che sul suo nome le preferenze sono state 255.680. Certo, la stessa Ciarambino perde, rispetto al 2015, almeno 130mila voti (era a 387.546) ma la pattuglia in consiglio regionale del M5s non sembra risentirne: saranno probabilmente sette nonostante il blocco grillino abbia perso rispetto alle Europee di un anno fa un altro mezzo milione di voti in Campania. Dove sono andate le preferenze un tempo catalizzate dal Movimento? In parte nel calderone dell'astensione (è mancata, insomma, la spinta del voto di protesta), in parte nelle liste di sinistra schierate con De Luca. E non è un caso se - nonostante il granaio che Di Maio, Fico, Spadafora (tutti campani) conservano nel Mezzogiorno - il Movimento Cinquestelle pur essendo il partito di maggioranza relativa in Parlamento, non governa alcuna Regione in Italia. Ma anche il Pd deve riflettere. È vero che lo schieramento di De Luca (le liste) ha ottenuto un volume di consensi plebiscitario (1.616.227 ma comunque inferiore alle preferenze che il solo governatore ha catalizzato su di sé) tuttavia i Dem rispetto alle Regionali 2015 hanno perso in Campania circa 40mila voti: cinque anni fa il Pd totalizzò 443.879 voti, oggi si ferma a 398.460 tornando in pratica sulle stesse cifre delle Politiche 2018 quando conquistò 399.684 preferenze.

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