Regionali Campania 2020, la delusione di Ciarambino ma al M5S serve una guida

Martedì 22 Settembre 2020 di Carlo Porcaro

Nella loro roccaforte storica, la Campania, i Cinquestelle escono alquanto ammaccati. Il trionfo del Si al referendum lenisce solo in parte la sconfitta, prevista ma non in queste proporzioni. La sfida in solitaria contro l'ampio centrosinistra deluchiano e quel che rimane del centrodestra neosalviniano si presentava come difficilissima. E così è stato. Il candidato presidente Valeria Ciarambino, ultima a parlare nelle conferenze stampa dopo i primi scrutinii che danno i grillini al 12 per cento cioè meno cinque percentuali rispetto al 17 di cinque anni fa, ha ammesso che «ho fatto un lavoro enorme: abbiamo combattuto contro la star del Covid». La fedelissima di Luigi Di Maio non si è tirata indietro dinanzi al pressing dell'ex capo politico, perché a febbraio in era pre-Covid stava lavorando ad un'intesa col Pd per puntare sul ministro dell'Ambiente Sergio Costa. Prendere il 12 o giù di lì significa «che abbiamo tenuto, è un risultato a due cifre». Sui sette consiglieri uscenti, a questo punto ne entrerebbero quattro o cinque in base al calcolo dei resti nelle varie circoscrizioni provinciali.

 

 

Per Ciarambino la battaglia del Movimento è stata comunque pancia a terra, tanto è vero che nelle ultime settimane sono arrivati tutti i big a sostenerla benché forse hanno portato più voti al Sì al referendum che alle regionali. «Grazie di cuore in quanti hanno avuto fiducia in me e in noi, lavoreremo nell'interesse della Campania. Era una battaglia difficilissima falsata sin dall'inizio, ho scelto di combatterla per dare speranza alle persone perbene, per ridare onore e pulizia ai cittadini. Ho fatto e abbiamo fatto un lavoro enorme, la sfida campana era la più difficile, abbiamo combattuto contro la star del Covid, per quattro mesi con visibilità assoluta. Rispetto il risultato, ma sono preoccupata per quello che ci attende», ha aggiunto in una conferenza in cui è stata lasciata alquanto sola dai consiglieri uscenti. Pochi davvero i portavoce del Movimento ad attendere e poi commentare i risultati insieme a lei.
 

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Ha pagato l'autonomia, peggio che in Puglia. «Il Movimento Cinquestelle in queste regionali è andato da solo, io non dovevo fare per forza il candidato presidente. In quest'ottica avevo fatto un passo indietro a febbraio per rinnovare la classe dirigente di questa regione, quel progetto è naufragato non certo per mia volontà ha ricordato - Le alleanze non si sono fatte non per colpa mia, non si fanno a prescindere: dipende dal progetto di valore altrimenti per i cittadini significa solo andare a braccetto col Pd». Alla domanda se si poteva ottenere di più, la capogruppo uscente dei pentastellati ha un po' abbassato lo sguardo e risposto timidamente: «Mi sono caricata sulle spalle un compito oneroso per spirito di servizio con una sfida dall'esito già scritto. Ho combattuto questa sfida immaginando di poterla vincere. Il Movimento è stato al mio fianco, nell'ultima settimana tutti gli esponenti di rilievo nazionale hanno voluto sostenermi. Non so se si poteva fare di più, io sicuramente ho fatto tutto il possibile». Insomma, nulla da rimproverarsi, ma certamente chiederà chiarezza adesso ai vertici nazionali del Movimento sul futuro suo e dei grillini in Campania. Bene solo il voto del referendum costituzionale, che però non hanno trascinato Ciarambino.

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