Il secessionismo alla Masaniello per nascondere il flop di Napoli

di Vittorio Del Tufo

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«Siamo pronti per l’attacco». Il Gladiatore? No, il sindaco di Napoli. «Governeremo con la fratellanza, l’umanità, la giustizia sociale e la felicità». Il favoloso mondo di Amélie? No, il favoloso mondo (parallelo) di De Magistris. Che contro l’Italia «degli affaristi, dei corrotti e dei mafiosi» annuncia l’avvento di Napoli Città Autonoma. Non stupisce che il sindaco approfitti della polemica sull’autonomia per ergersi a paladino del Sud e sparare a palle incatenate contro il governo. Ci saremmo stupiti del contrario. Abituato a mantenere aperto giorno e notte il centro studi del populismo, eccolo annunciare sui social un referendum entro l’anno «per l’autonomia totale di Napoli». Autonomia totale, mica parziale: per ottenere «più risorse economiche, meno vincoli finanziari, più ricchezza, più sviluppo, meno disuguaglianze». 

Dai tributi alla criptomoneta, dall’autocancellazione dei debiti all’autodeterminazione del popolo, Napoli si stacca dal resto del Paese e diventa una libera repubblica delle banane, in grado di provvedere da sola a se stessa. Come, su quali basi, con quali soldi e attraverso quali strumenti questa specie di secessione strisciante di cui vaneggia il sindaco possa dispiegarsi in una città ormai vicina al tracollo finanziario è difficile dire. Crediamo che non ne abbia la più pallida idea nemmeno il barricadiero DeMa, a cui basta srotolare in modo gioioso il proprio innato impulso demagogico per alimentare il serbatoio di una battaglia politica tutta personale.

Che l’autonomia rivendicata dalle regioni del Nord sia un grave danno per il Paese, per la sua tenuta d’insieme, lo sosteniamo da tempo. Nessun dubbio che a pagare il costo più salato saranno le regioni del Sud.

Lo sostengono le analisi più accreditate e lo sostiene un fronte sempre più trasversale composto da economisti, docenti, vescovi, sindacalisti, Corte dei Conti, mondo della cultura e delle professioni. La secessione dei ricchi spacca l’Italia perché è destinata ad accrescere il già evidente divario tra le diverse aree del Paese, scavando un baratro sempre più profondo tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Conviene, proprio per questo motivo, alle regioni e ai Comuni più ricchi, senza offrire alcuna garanzia di tenuta solidale del Paese. Sono in molti, insomma, a paventare conseguenze devastanti. Solo che fa un certo effetto constatare che De Magistris vuol combattere l’autonomia con la criptovaluta partenopea. Gli stessi richiami all’autonomia e all’autodeterminazione del popolo sono slogan ad effetto, ma restano slogan. Lontani anni luce dalla realtà.

Con i creditori alle porte, Palazzo San Giacomo in predissesto, i trasporti sull’orlo del fallimento e i servizi pubblici al di sotto della decenza, il referendum per l’autonomia totale di Napoli rischia di essere, o di diventare, la foglia di fico dietro la quale nascondere il disastro di un’esperienza amministrativa. Per anni De Magistris ha inseguito una sceneggiatura nota, quella del «come sono rivoluzionario io». Quale miglior occasione dell’autonomia dei ricchi - boccone avvelenatissimo - per spargere altro fumo negli occhi? Il sindaco ha fatto bene, nei mesi scorsi, ad alzare la voce contro un debito antico, che non attiene a questa amministrazione. Ora però dimentica, o finge di dimenticare, che il Comune di Napoli ha evitato in extremis il dissesto finanziario proprio grazie al senso di responsabilità della politica nazionale, che gli ha teso più di una volta una ciambella di salvataggio proprio quando stava per colare a picco. 

Per ergersi a paladini della battaglia contro l’autonomia bisogna innanzitutto muoversi dentro un recinto costituzionale, e poi avere le carte in regola sul piano della credibilità amministrativa, a cominciare dalla tenuta dei conti pubblici. L’incapacità del Comune di «fare cassa» è invece ben nota, e i piani di risanamento inanellati negli anni hanno dato finora un bottino magrissimo. Il flop delle riscossioni, il buco nero dell’Anm, la mancata riorganizzazione delle società partecipate, i ritardi nella dismissione del patrimonio immobiliare, sono tutte zavorre che pesano sui conti pubblici, e di conseguenza sui servizi offerti ai cittadini. E che non autorizzano a coltivare troppe speranze sull’autonomia totale, contro tutto e tutti, con cui il sindaco di Napoli ha deciso di caricare la fionda. L’ultima mazzata, il giorno di San Valentino, è arrivata dalla Consulta, che ha bocciato la possibilità per i Comuni in pre-dissesto che non siano riusciti a rispettare le tappe del risanamento previsto dal piano di riequilibrio di poter spalmare il disavanzo in 30 anni anziché in dieci.

L’importante è cavalcare la rissa e superare in acuto il frastuono del traffico. Al mio segnale, scatenate l’inferno! Russel Crowe? No, sempre lui, De Magistris. Da tempo segnaliamo il risvolto tutto politico - e strategico - di certe esibizioni muscolari. Le quali continuano a rivelare un continuo spostamento di ruolo e di prospettiva rispetto al profilo amministrativo. Che ormai ha ceduto il passo a dimensione esclusivamente politica, una suggestione elettorale a tempo pieno. De Magistris, ormai lanciato versi nuovi traguardi (strappare la presidenza della Regione al nemico De Luca) non rinuncia alle boutade (prive di qualsiasi aggancio tecnico, economico e costituzionale) per accreditarsi come leader politico in vista delle Regionali del 2020. Fino a evocare una fantomatica Repubblica partenopea fondata sulla felicità, manco fosse il Re del Buthan che ha introdotto per legge l’indice di Felicità Interna Lorda (FIL) come indicatore di sviluppo. Ma l’autonomia è una cosa seria, e il contro il «regionalismo differenziato» del Veneto e della Lombardia, piegato agli interessi del Nord, occorrono parole di verità, non slogan rubati a una rivoluzione di cartapesta.
Martedì 19 Febbraio 2019, 08:00
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5 di 9 commenti presenti
2019-02-19 19:22:57
De Magistris ha capito una cosa che Del Tufo fa finta di non sapere: per amministrare Napoli bisogna innanzitutto superare il problema culturale della popolazione, dell'ordine pubblico e del lavoro; tutte questioni che farebbero capo al governo centrale. E' inutile mostrare tutto questo livore contro il Sindaco, che anche se fosse svizzero, fallirebbe clamorosamente fra le mura partenopee. De Magistris non lo può dire, ma tutti sappiamo che i napoleatani sono un popolo che non può essere amministato con criteri democratici. Ditemi di una sola amministrazione locale che abbia migliorato Napoli. E..per favore..non parlatemi di Valenzi.
2019-02-19 14:20:04
DeMagistris, ha espresso, anche se in modo velleitario, la necessita' di affrontare una situazione pericolosa. Il fatto di fondo e' che la forma stato-nazione, che aveva permesso alla borghesia di dominare la societa', e' entrata in una fase di decomposizione. Almeno dall' inizio della globalizzazione moderna. I parlamento non hanno piu' alcuna funzione, laddove le decisioni vengono prese da piccoli gruppi oligarchi, spesso anche di nascosto, v. Ceta, Ttip. Il questione da risolvere e' quale strategia adottare per fare fronte a questo processo di decomposizione dello stato. Quella enunciata da DeMa e stata studiata negli ultimi anni da diversi studiosi in chiave teorica. La sua applicazione non facile. Pero', ci sono altre idee in giro? Attaccare DeMa non e' difficile, proporre altre soluzioni sembra ancora piu' difficile. Forse sarebbe piu' importante promuovere e stimolare una discussione e elaborazione proprio per fare fronte ai nuovi assetti che si profilano, cercando di controllarli invece di subirli
2019-02-19 14:04:48
è vero che de magistris è un guascone e nulla ha fatto per napoli, ma è anche vero che è l'unica voce del sud, anche se prodomo sua elettorale, , al lettore papuli voglio far presente che il sud "politico" non esiste, per che se si esclude napoli(e non la campania) tutte le altre città e regioni del sud vanno a braccetto con il nord leghista, vuoi per questioni di immigrazione, vuoi per inconsistenza politica e di società civile, quelli del sud si sentono apparentati con il nord, e per ciò in un certo senso ha ragione il sindaco, è vero anche che de magistris, quando è stato eletto sindaco ha dovuto fare degli apparentamenti indigesti o contro natura, ma lo stesso, quando si è insediato a palazzo san giacomo ha dimenticato di togliersi la toga e il tocco. e crede di parlare dall'alto dell'aula del tribunale! p.s. sono d'accordo con papuli anche su quello che dice del sig. del tufo! se non credete a quello che dico, andate su qualche giornale del nord, leggete alcuni commenti di lettori e vi renderete conto come ci odiano, ma non come appartenenti al sud ma come napoletani, e credetemi è brutto essere bistratati da gente che si chiama palumbo, scialò, praticò, giuffrida, quelli trapiantati al nord e quelli rimasti al sud.
2019-02-19 12:59:48
Ricorderò di sicuro, tra qualche anno, questa amministrazione comunale, come quella che è stata capace di inanellare un numero pazzesco di fallimenti. Anm, Bagnolifutura, Napoli riscossione, raccolta differenziata, senza dimenticare la ciliegina sulla torta....VIA MARINA.
2019-02-19 12:57:27
E' vero è una boutade - ma guardiamo da un altro lato- Nessuno dico nessun parlamentare del sud di opposizione - se esiste- e di maggioranza- 5s-- ha speso una parola contro l'autonomia- il silenzio specie tra il PD -parte del quale è complice del progetto- fa intravedere l'imbarazzo a prendere le difese del Sud ad eccezione di De Luca che ha accettato la sfida- Chi subirà i maggiori danni dall'autonomia, chi se non la nostra città già pesantemente indebitata e che va avanti per opera e virtù dello Spirito Santo- Napoli- Napoli e provincia subiranno danni gravissimi, molti non hanno ancora capito la portata di questa legge- Ed il Sindaco cosa doveva fare? stare zitto come gli altri sindaci? Vi risulta che qualche sindaco del Sud abbia parlato? abbia voce in capitolo abbia respirato? NO nessuno- Sig. Del Tufo Lei spesso scrive contro la città ,non se se è di Napoli , ma il Sindaco si è mosso in acque putride ed è vivo , non è mai stato indagato ma avuto parecchie intimidazioni, da Lei ed anche dai poteri forti- Napoli forse ha bisogno di novità? d'accordo ma De Magistris ha fatto il suo dovere fino in fondo con sincerità e altruismo e questo glielo dobbiamo dare.

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