Il risiko dei sindaci nel Napoletano: ​le spine di Pd e Fi

Venerdì 3 Gennaio 2020 di Adolfo Pappalardo

Sono 22 i comuni al voto per la prossima primavera ma quelli dove già si è acceso lo scontro si contano sulle dita di una sola mano. Non, badate bene, tra gli schieramenti ma al loro interno. Tra il Pd che deve fare i conti con Italia viva e Forza Italia con la Lega. Senza contare i rimescolamenti di carte che rendono complicato il risiko. È il caso di Pomigliano dove Lello Russo, il sindaco uscente di centrodestra, ha stretto un patto con il governatore democrat De Luca e, quindi, il centrodestra metterà in campo un nome alternativo. E, last but not least, sempre nella fu roccaforte del Pci ha legittime aspettative anche l'M5s (è la cittadina natia del ministro Di Maio) e il Pd potrebbe fare un passo indietro nell'ottica di stringere un patto con i grillini nei comuni al voto. Vedremo.

LO SCENARIO
Nei prossimi giorni centrodestra e centrosinistra convocheranno i tavoli di coalizione. Così farà Fi che qui ha ancora in mano la leadership del centrodestra, così il Pd con gli alleati. Sicuramente entro metà gennaio il neo segretario democrat Marco Sarracino (e il presidente del partito Paolo Mancuso) indirà la riunione per i comuni. Nell'attesa di capire se i grillini vogliono essere in campo con il partito di Zingaretti nella declinazione locale dell'esecutivo di governo o tentare di giocarsi una partita in solitaria. Strada difficile, quest'ultima, visto che l'M5s rimane refrattario agli scontri locali.

I NODI
Intanto il primo nodo da sciogliere ce l'avrà il Pd. Ieri infatti Rodolfo Migliaccio, sconfitto al congresso di circolo di Ercolano per un pugno di voti, ha scritto a Sarracino e Zingaretti per chiedere di non consegnare la candidatura all'uscente Ciro Buonajuto, eletto cinque anni fa con il Pd e passato ora a Italia Viva. «Scegliere un candidato di Italia Viva mortifica il partito. Dal 1995 al 2010 la città è stata guidata dal centrosinistra e dal 2010 dal Pd stesso. E ora non possiamo assumerci la responsabilità dell'eutanasia del Pd di Ercolano», scrive Rodolfo Migliaccio. Per questo nei prossimi giorni Marco Sarracino e il segretario di circolo di Ercolano Luigi Luciani, vicino al sindaco uscente, incontreranno la minoranza per inquadrare la situazione. Anche se è una partita a scacchi che si deciderà al tavolo di coalizione e se, mettiamo il caso, il Pd cede su Ercolano, Italia Viva poi dovrà fare passi indietro negli altri comuni.

Ma la strada non è in discesa. A Giugliano, ad esempio, l'uscente Antonio Poziello (che cinque anni fa vinse alle primarie contro il nome Pd) ambisce a scendere in campo con i colori democrat. Ma per farlo deve fare un piccolo sforzo, sempre annunciato ma mai fatto: prendere la tessera del partito nel circolo della città. Contro di lui due nomi per il centrodestra: ambiscono alla corsa sia Emanuele Bifaro per la Lega che Alfonso Sequino di Forza Italia. A San Giorgio a Cremano invece il Pd schiera l'uscente Giorgio Zinno (il centrodestra è ancora in alto mare) mentre a Sant'Anastasia si accarezza l'idea di un nome esterno al partito.

A Frattamaggiore, invece, Forza Italia lavora ad un aggregato di civiche attorno a Michele Granata (già in campo cinque anni fa) mentre i democrat dovrebbero confermare l'uscente Marco Del Prete. Ma le vere spine per tutti sono a Sorrento e Pomigliano. Nel comune costiero l'uscente Giuseppe Cuomo è appena passato da Fi alla Lega (e si candida alle regionali) e quest'ultima vorrà scegliere il nome. Si complica invece tutto a Pomigliano. L'uscente Lello Russo, eletto con il centrodestra, è appena passato con De Luca e si candiderà da capogruppo. Il centrodestra spiazzato metterà in campo un'alternativa. Ma l'M5s pure vorrà mettere in campo un proprio nome.
Ma in alleanza con il Pd?

Ultimo aggiornamento: 15:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA