Sindaco di Napoli, il segretario del Pd Sarracino va da Bassolino ma è gelo sul candidato

Martedì 20 Ottobre 2020 di Luigi Roano

Il succo dell'incontro di ieri alla Fondazione Sudd tra Antonio Bassolino e il segretario cittadino del Pd Marco Sarracino è questo: l'ex sindaco andrà avanti per la sua strada, nel senso che continuerà nella costruzione - ormai quasi ultimata - di un soggetto politico di ispirazione civica, trasversale, capace di mettere davanti a tutto l'interesse di Napoli e non il totonomi. Un soggetto che ambisce alla conquista di Palazzo San Giacomo. Insomma, questo il ragionamento, «chi ci sta ci sta, sennò amici come prima, con il Pd ci si può lasciare con civiltà. Io lavoro per Napoli, per dare una prospettiva alla mia città e migliorare la vita dei miei concittadini» trapela dalla Fondazione. Bassolino si sente un soggetto politico tout court. Che denuncia i mali della città e la mancata opposizione dei dem alle politiche del sindaco Luigi de Magistris da anni. L'associazione civica non è un'alternativa, ma un centro di gravità politica. Non a caso un minuto dopo la fine del vertice, Bassolino utilizza fb - e l'ormai famosa metafora del 140 sempre affollato e che non arriva mai - per lanciare un messaggio chiaro: «Di nascosto da Anna Maria ho preso il 140, che verso le 15 non è molto affollato mentre in altri orari è pericolosamente pieno: e poi ho bisogno di vedere con i miei occhi come stanno le cose e di avere un necessario rapporto con la realtà». Dove «vedere da vicino» significa essere candidato. In questo contesto la missione di Sarracino era quella di tirare dentro l'alleanza di governo Bassolino. A oggi si può dire che le condizioni per la reunion non ci sono. Tant'è si vota in primavera e in politica mai dire mai. 

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«L'incontro è stato positivo - dice Sarracino - bisogna stare assieme per il Pd e per la città». Parole che Bassolino almeno formalmente condivide, ma si sente che l'ex sindaco non vede ancora la mescola giusta del cemento per costruire un ponte con il Pd. Dopo anni di gelo sentirsi dire - nella sostanza - «rientra e poi si vede» non può soddisfare Bassolino. Il segretario dem è chiaro e fa trapelare come a fronte di una discesa in campo di due ministri come Enzo Amendola e Gaetano Manfredi il Pd non avrebbe dubbi nel sostenerli nella corsa a sindaco. Così come - secondo la segreteria dem - Bassolino anche con Roberto Fico in campo avrebbe poche speranze di essere il candidato del partito. Il Presidente della Camera candidato significherebbe la blindatura del patto con il M5S per avere via libera a piazzare il candidato a Roma. Di più, al Comune si vota con il doppio turno e Bassolino sarebbe candidato della maggioranza di governo solo se dall'altra parte ci sarebbe un esponente del centrodestra. Calcoli che portano male al Pd visto che li fece 10 anni fa sottovalutando de Magistris che da allora li ha sempre battuti. Questo il clima dell'incontro «sereno, civile e in sintonia» secondo l'ufficialità, in realtà divisivo quasi a un punto di non ritorno. Malgrado Sarracino negli ultimi 10 anni è stato l'unico segretario del Pd a tentare di coinvolgere Bassolino, e l'ex sindaco lo avrebbe anche riconosciuto.

Avversari, mai come oggi il Pd e Bassolino sono avversari politici in campo aperto. Bassolino attrae soprattutto un pezzo della borghesia napoletana, raccoglie consensi trasversali, ma l'operazione autentica che sta cercando di fare è quella di avvicinare a se i settori più popolari della società napoletana. Essere trasversale per Bassolino significa essenzialmente avvicinarsi alla gente e convincere una parte di quel 40-50% di napoletani a tornare alle urne. La scommessa dell'ex sindaco in vista delle comunali è doppia: arrivare al ballottaggio e li convincere chi non vota a sceglierlo. 

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