Sindaco di Napoli, il Pd chiama Bassolino: vertice bis per evitare lo strappo

Mercoledì 21 Ottobre 2020 di Luigi Roano

Si rivedranno presto Antonio Bassolino e il segretario provinciale del Pd Marco Sarracino. La partita per le comunali di primavera - che potrebbero slittare a luglio se il contagio da Covid non cala - sono una partita tutta da decidere e da giocare e a oggi Bassolino e i dem, partito che ha contribuito e fondare, sono separati in casa. Il vertice di lunedì ha prodotto poco sotto il profilo dell'intesa politica, ma può essere un ponte per riavvicinarsi. Del resto il primo a chiamare Bassolino è stato un big nazionale del Pd cioè Goffredo Bettini. Per muoversi lui significa che in casa dem non dormono sonni tranquilli, nel senso che Bassolino è accreditato come forza politica capace di mettere ko un Pd che a Napoli alle regionali non è andato oltre il 16%. Al giovane segretario ora l'arduo compito di convincere l'ex sindaco a tornare a fare parte della famiglia del Pd. Difficile come missione perché Bassolino sta proseguendo per la sua strada nella costruzione di questo contenitore civico motore del suo nuovo progetto politico. «Per me - dice Sarracino facendosi coraggio - anche l'incontro di lunedì è stato molto positivo per la città e per il Pd». C'è la volontà - nella sostanza - di cercare un punto di convergenza questo significa rivedersi, tuttavia la sola intenzione non modifica il presente, il quadro politico attuale in vista delle elezioni: il Pd punta sull'alleanza con il M5S e la sinistra per proporre candidati forti come i ministri Amendola e Manfredi oppure nel caso dei pentastellati il Presidente della Camera Roberto Fico. Bassolino si sente in campo e il totonomi stuzzica molto il suo orgoglio. La sensazione è che il gioco dei veti incrociati tra le parti in tutto quello che non è centrodestra sia partito e nessuno fa qualcosa per non cadere in questa tentazione. In questi giorni i dem si stanno muovendo non solo verso Bassolino, ma anche per comporre un tavolo di centrosinistra che non prevede, per il momento, il sindaco uscente Luigi de Magistris che per ripicca ha messo in campo l'assessora Alessandra Clemente. Anche qui, la sensazione che la Clemente per de Magistris sia una candidata di bandiera da sfilare dal mazzo un minuto dopo avere ottenuto una seggiola a quel tavolo resta forte. In un contesto come questo Sergio D'Angelo - il re delle cooperative rosse - potrebbe essere il terzo che gode mentre gli altri litigano. 

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Il Pd, dunque, sta cercando di cooptare alleati. E stando a quello che trapela sarebbe questione di ore l'apertura del tavolo con la sinistra per sondarne gli umori in vista di un campo largo. I sinistrosi però vedono la presenza del governatore De Luca nella scelta del futuro candidato a sindaco di Napoli come un ostacolo nella normalizzazione dei rapporti tra le parti. Sarracino ha sempre chiesto la «pari dignità tra le forze della coalizione». Tuttavia vista la personalità del governatore e il peso che ha acquisito nel partito non sarà facile trovare la quadratura del cerchio. Con i dem che cercano di sminare un altro tavolo, quello con i renziani di Italia Viva. A proposito di sinistra c'è da registrare la posizione di Sinistra italiana con il presidente del Consiglio comunale Alessandro Fucito sia rispetto a Bassolino che alla questione Clemente. «Ok a una discussione su Bassolino - spiega Fucito - che gli restituisca dignità. Nell'epoca di Bassolino ci sono stati indiscutibili meriti nella ripresa della città ed altrettanti errori nel rapporto con la società e talune scelte economiche. È stato ingiustamente colpevolizzato e merita una riabilitazione, ma non credo sussistano i presupposti per una nuova stagione politica». Sulla Clemente candidata Fucito è chiaro: «Noi stiamo con de Magistris, certo bisogna partire dai programmi e avere un aggregato poi si parlerà dei nomi».

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