Stati regionali della cultura, De Luca rilancia: «In Campania possiamo essere i primi»

Mercoledì 23 Ottobre 2019 di Maria Pirro
La denuncia più forte proviene da Cuma: per raggiungere il parco archeologico, i turisti fanno anche l'autostop. Mentre la proposta che più «intriga» il governatore De Luca è l'idea di creare una sala pubblica per il cinema, probabilmente a Napoli, «che sia anche un luogo permanente di incontro e discussione». Problemi e soluzioni possibili, la richiesta di più fondi e la necessità di fare rete. È quanto emerge dagli Stati generali della cultura in Campania: sei tavoli di confronto, un impegno che vuole diventare fisso. Con incontri periodici, ogni mese o due, tra i coordinatori dei lavori e il presidente della giunta regionale.
 
«Se riusciamo a darci una disciplina la Campania, ma soprattutto la città di Napoli, può acquisire un ruolo di egemonia culturale a livello nazionale e internazionale», assicura Vincenzo De Luca, richiamando tutti i partecipati, circa 600 iscritti, «a un dovere, quello di essere parte attiva nella crescita della società e nell'aiutare la politica mantenendo una propria autonomia». Si inizia, dunque, con gli spunti dei due giorni a Palazzo reale. «Ma tutti i cittadini possono inviare un contributo nelle prossime due settimane scaricando il modulo dal sito web di Palazzo Santa Lucia», avvisa il giornalista Alessandro Barbano, moderatore dell'incontro concluso con la consegna di un mazzo di fiori alla sovrintendente del San Carlo, in scadenza di mandato, Rosanna Purchia. Ed ecco le sfide.

Il tavolo 1 è dedicato a «Identità, formazione». E, in qualità di relatore chiamato sul palco, il rettore dell'Orientale Elda Morlicchio chiede di affrontare la fuga dei cervelli (puntando su nuovi profili professionali), fa notare «la scarsa attenzione alle politiche di inclusione e volte a favorire l'accessibilità al patrimonio culturale». Ed elenca i siti off-limits che rappresentano «emergenze eccezionali»: ex Italsider, Albergo dei Poveri, sistema dei Castelli napoletani. L'importanza di censire i luoghi negati (tutti, anche quelli minori, tra cui l'ex cinema Rivoli nel rione Luzzatti) e destinarli ad attività didattiche e imprese innovative è ribadita dal tavolo 2 coordinato dal rettore della Federico II Gaetano Manfredi e dalla giornalista e scrittrice Titti Marrone. Al centro: la transizione digitale e il digital divide. «L'attenzione va posta non solo sugli aspetti tecnici, ma soprattutto sui contenuti», dice Manfredi che, tra l'altro, chiede una migliore comunicazione dei bandi in materia di fondi europei e la creazione di una Scuola unica di specializzazione in archeologia consorziata tra le Università della Campania, in cui si ripensi un percorso per formare i funzionari. Possibili sedi: la Reggia di Quisisana, Villa Favorita ad Ercolano. Marianella Pucci, amministratore Mediateur e coordinatore regionale Icom, parla di amministrazione pubblica e modelli gestionali per lo sviluppo del territorio. Lei elogia la cooperativa La Paranza e le Catacombe di San Gennaro, solleva il caso trasporti a Cuma e suggerisce di creare «una rete di musei per migliorare il rapporto tra grandi e piccoli attrattori». Il tavolo 4 si occupa di «Cinema, audiovisivo e sviluppo economico territoriale», e interviene Titta Fiore, giornalista e presidente della Fondazione Film Commission Regione Campania. Nell'elenco di richieste, che spaziano dalla riduzione delle tasse ai maggiori investimenti, riporta la necessità di avere una grande mediateca, di sostenere la parità di genere e di calendarizzare le call for projects, anticipando l'uscita dei bandi. «Allineandoli così alla programmazione degli eventi del territorio», afferma Fiore. Stefano Consiglio, direttore del dipartimento di Scienze sociali Federico II, fa il punto sui nuovi strumenti di supporto alle imprese culturali e creative e i modelli di collaborazione pubblico-privato (tavolo 5). E propone, ad esempio, voucher alle scuole per laboratori didattici. Infine, il regista Ruggero Cappuccio elogia De Luca e, a nome del tavolo 6, dedicato allo spettacolo dal vivo, invoca abbonamenti trasversali tra teatri, il recupero di siti abbandonati e una legge regionale sulla musica «che affronti, tra gli altri, i temi della formazione, del rapporto tra cultura e tradizione popolare, che agevoli incentivi alla produzione, incentivi all'innovazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA